Gli Stati Uniti hanno ottenuto di delegare il Medio Oriente a alleati storici – Europei al seguito, come si addice ai vassalli
L’efficacia di una strategia e, conseguentemente delle azioni ad essa connesse, si verifica dagli effetti.
La strategia degli Stati Uniti d’America con l’Amministrazione Trump è, come da dichiarazioni ufficiali, quella di affidare agli alleati alcuni quadranti dell’Impero, volendo (probabilmente dovendo) concentrarsi sul quadrante del Pacifico, dove esiste il più importante competitor geopolitico degli States, ossia la Cina.
Al fine di attuare questa strategia politica, che è ormai chiara, è stato necessario stipulare un patto con Putin (Alaska) il quale, a quanto pare, regge.
Ho tentato nell’articolo di ieri di spiegare le aree di influenza di Russia e America nel Medio Oriente.
Se guardiamo a quanto è avvenuto in Medio Oriente in questi mesi di guerra tra USA, Israele e Iran, non possiamo che constatare che, al netto degli attacchi, dei proclami, delle analisi dei soliti che guardano il mondo dal buco della chiave (la loro chiave pregiudiziale), quello che l’America voleva lo ha ottenuto.
L’Iran è ridotto militarmente ed economicamente e, soprattutto, è circondato da due alleanze: l’Accordo di Abramo e l’Accordo di Maometto.
Sono due alleanze che hanno al centro due alleati storici degli USA: Israele e l’Arabia Saudita e hanno, sia l’una che l’altra, mezzi, tecnologie, eserciti e la bomba atomica.
L’Iran, volesse davvero avere un’atomica per essere una potenza regionale, sarebbe completamente circondata da due alleanze che hanno già la bomba e che sarebbero pronte ad usarla di fronte ad un’incipiente minaccia.
Le due alleanze, inoltre, si pongono come guardiani degli stretti, ossia dei colli di bottiglia più importanti dell’area euroasiatica.

C’è anche un altro risultato non indifferente, sia per l’area, sia per l’America: il riequilibrio di potenza tra Israele e l’Arabia Saudita.
Si capisce ora la logica della fornitura di aerei a Riad.
La vendita di aerei militari all’Arabia Saudita è caratterizzata da accordi commerciali e strategici di altissimo livello, che vedono coinvolti principalmente gli Stati Uniti e l’Italia.
I principali sviluppi includono caccia F-35 dagli Stati Uniti. Washington ha approvato accordi per la fornitura di caccia F-35. Per rispettare gli accordi di difesa che garantiscono la supremazia militare di Israele, i velivoli destinati ai sauditi sono stati negoziati con specifiche limitazioni tecnologiche rispetto a quelli in dotazione alle forze israeliane.
Velivoli Leonardo arrivano dall’Italia. Anche l’industria italiana ha un ruolo attivo nel Paese. Nello specifico, il gruppo italiano Leonardo ha concretizzato la vendita di velivoli da trasporto e supporto multiruolo (come i C-27J) per potenziare e rafforzare la flotta delle forze armate del Golfo.
Gli Stati del Golfo rappresentano oggi uno dei mercati più importanti al mondo per l’export di materiale bellico. Nel 2026 l’Italia è diventata il sesto esportatore globale di sistemi d’arma, con una crescita del 157% rispetto al passato e il Qatar si conferma come il suo principale cliente.
A livello internazionale, gli Stati Uniti guidano le forniture. Nel corso del 2026, Washington ha approvato accordi miliardari (del valore di oltre 16 miliardi di dollari in un solo pacchetto) e autorizzato ulteriori vendite di urgenza (8,6 miliardi) per dotare alleati come Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar di sistemi missilistici avanzati e materiale per la difesa.
I principali attori e destinatari nell’area includono l’Arabia Saudita, da sempre tra i primi i primi 10 importatori al mondo, che continua a ricevere cospicue forniture per i suoi programmi di modernizzazione e difesa regionale; il Qatar, destinatario di commesse record sia dagli USA, sia dall’Italia, in particolare per sistemi di difesa aerea e missili e gli Emirati Arabi Uniti, firmatari di accordi multimiliardari con Washington per il potenziamento degli arsenali e l’interoperabilità di difesa.
Alla luce degli ultimi avvenimenti, si capisce bene che il potenziamento militare dell’Arabia Saudita e dei Paesi del Golfo aveva uno scopo non solamente commerciale, ma geostrategico.
Ora gli Stati Uniti hanno due alleati storici che sono alla guida di due coalizioni che circondano l’Iran.
Se poi si estende lo sguardo al Caspio, si nota che Israele ha da sempre rapporti di amicizia con l’Azerbaigian e che ha accordi (Abramo) con il Kazakistan, la qual cosa, di fatto, interdice l’uso del Mar Caspio all’Iran.
Sul Mar Rosso Israele ha riconosciuto, per ora unico Stato al mondo, il Somaliland.
Israele utilizza il porto strategico di Berbera, principale snodo commerciale del Somaliland affacciato sul Golfo di Aden. L’infrastruttura è stata ammodernata dagli Emirati Arabi Uniti (che ne detengono la gestione tramite la DP World) e viene ora condivisa con lo Stato ebraico per scopi logistici e militari.

Al netto dei vari capitoli dell’accordo, che vedremo dopo che saranno ufficialmente pubblicati, gli Stati Uniti hanno ottenuto di isolare l’Iran, di dare spazio a due accordi che lo circondano e, cosa di non poco conto, di relativizzare l’importanza di Israele nell’area, dando soddisfazione a quella parte degli americani (Maga in primis) che vedono male la troppa dipendenza degli States da Tel Aviv.
Una possibile ricaduta di due accordi che sono già in parte intrecciati potrebbe essere il riconoscimento di Israele da parte dell’Arabia Saudita e l’avvio della via del Cotone. Si vedrà.
In ogni caso il nuovo assetto di accordi militari e di difesa consente agli Stati Uniti di sganciarsi dall’area, delegando in parte il controllo agli alleati.
Se veniamo al quadrante europeo il panorama si fa surreale.
Dopo aver definito Donal Trump con tutti gli attrezzi della psichiatria possibili siamo arrivati al teatrino nel qual Merz ha simbolicamente donato al presidente degli USA la squadra della Germania (maglia 47) e Macron, pupillo dei Rotschild, lo incorona Re Sole nella reggia di Versailles. Far rientrare la finanza nel gioco val bene un’incoronazione. “Grande flagornerie”.

Il presidente USA Donald Trump, parlando al G7 al fianco del premier indiano Narendra Modi, ha detto di avere avuto, negli ultimi giorni, “ottimi colloqui” sia con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che con il presidente russo Vladimir Putin. Riguardo alla guerra in Ucraina, ha affermato: “Vorremmo vederla finire”.
In pratica il G7 ha delegato Trump a chiudere la guerra in Ucraina.
Non a caso il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha riferito che lui e il presidente Usa Donald Trump potrebbero avere un altro incontro oggi.
“Penso che domani [oggi per chi legge] ci incontreremo di nuovo con il presidente”, ha dichiarato Zelensky parlando con i giornalisti a margine del G7 di Evian “Le nostre squadre – ha aggiunto – si incontreranno a diversi livelli nel corso della giornata, ci sono molti incontri tecnici”.
Non a caso, con il suo solito modo di far capire chi comanda e chi esegue, Trump è arrivato alla riunione del G7 proclamando: “Il capo sono io”.
Il presidente americano, vedendo gli altri colleghi capi di Stato e di Governo già seduti, si è rivolto a loro con il suo “I’m the boss”, poi sorridendo si è seduto al suo posto.
Una battuta che non è una battuta, in quanto il G7 ha visto gli europei dividersi tra vassalli, valvassori, valvassini e camerieri. Niente di più, in un panorama desolante.

Non si capisce, inoltre, dove sia finita l’Unione Europea, dal momento che il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha invitato i partner europei a Berlino per la prossima settimana, nel cosiddetto formato E5. Lo ha affermato in un comunicato dal G7 di Évian.
“Guarderemo in questo formato i risultati del G7, del consiglio europeo e prepareremo il vertice della NATO”, ha aggiunto. Il formato E5 prevede la presenza di Francia, Germania, Regno Unito, Italia e Polonia.
Come si vede Bruxelles è definitivamente defunta. Non si capisce, a questo punto, cosa si aspetti a chiudere baracca e burattini.
Ora la partita che si deve chiudere è quella dell’Ucraina, con gli europei che hanno remato contro fin dal 2022 (vedi Boris Johnson) ad ogni accordo.
I leader del G7 in una dichiarazione pubblicata nella notte di ieri si sono detti “uniti nell’incrollabile sostegno all’Ucraina nel difendere la sua libertà, sovranità e integrità territoriale”.
“Ribadiamo – hanno aggiunto – la nostra solidarietà con la popolazione ucraina che soffre a causa degli attacchi alle sue infrastrutture critiche e al suo patrimonio culturale. Lodiamo l’Ucraina per la sua resilienza e i progressi sul campo di battaglia negli ultimi mesi e sottolineiamo che esiste ora un nuovo slancio”.
Per questi motivi “concordiamo di aumentare la fornitura di capacità di difesa aerea, sistemi aggiuntivi e intercettori, nonché capacità a lungo raggio”.
Nella dichiarazione viene poi sottolineata “l’importanza della resilienza energetica, sulla base dei bisogni e delle priorità espressi dalle autorità ucraine”.
I leader del G7 quindi concordano nel “fornire ulteriore sostegno per far superare al Paese il prossimo inverno”. Inoltre i “Sette” si impegnano “ad aumentare la pressione sull’economia di guerra russa”. “In questo contesto – si legge – rafforzeremo le nostre sanzioni, comprese quelle sui settori del petrolio e del gas”.
Finale di incoronazione. Il presidente americano, Donald Trump, ha confermato che parteciperà oggi alla cena offerta dal presidente francese Emmanuel Macron nella Reggia di Versailles.
“Sono un ammiratore dei luoghi belli” ha dichiarato il presidente americano ai giornalisti all’inizio di un incontro bilaterale con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed Al Nahyan, a margine del G7 di Évian.
Trump ha spiegato che inizialmente prevedeva di rientrare a Washington nel pomeriggio di ieri, al termine del vertice del G7, ma ha deciso di accettare l’invito di Macron per la cena a Versailles.
“Versailles non è una copia dorata, è l’originale” ha affermato il presidente americano, aggiungendo che l’unico inconveniente sarà arrivare più tardi negli Stati Uniti.
Trump ha però minimizzato la questione, sostenendo di non avere bisogno di “dormire molto” e che il ritardo non influirà sulla sua attività alla Casa Bianca.





