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Trump – Meloni, sempre propaganda, la dannata propaganda

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La complicità dei media al degrado della società

Come non attivare alcune riflessioni in margine alle tante domande che si pongono dopo lo scontro Trump – Meloni e che non trovano alcuno spazio in un dibattito che pure sarebbe obbligatorio.

Ieri sera l’altra ho visto un film (“American traitor” con un grande Al Pacino) sul processo a Mildred Gillars, soprannominata Axis Sally, americana, accusata di tradimento dal governo degli Stati Uniti d’America per aver diffuso la propaganda nazista tra le truppe statunitensi.

Sono molti i riferimenti alle tecniche di propaganda nazista e mi hanno colpito le scene dell’attenzione di Goebbels per ogni singola parola che la donna era costretta a dire.

Guai a sbagliarne una perché: “La parola è l’arma più potente del mondo. Con le parole giuste una guerra può essere vinta prima ancora di caricare il fucile. Lo si fa con la propaganda. Attirare e conquistare le persone. E funziona meglio quando, chi viene manipolato, pensa di agire di sua spontanea volontà”.

Illuminante la contestazione di Goebbels a Axis per aver utilizzato a proposito dell’esercito tedesco la parola “imbattibile” (che ammette un facile contrario con “battibile) al posto di “invincibile”.

E più tardi la discussione sul concetto di “inevitabile” che deve sostituire quello di “invincibile” per modulare la percezione della sicurezza e del controllo, rendendo il messaggio più convincente e meno legato alla semplice esaltazione della forza.

Se, oltre al film, si dà uno sguardo al “manuale” di Goebbels, dal principio “delle semplificazioni e del nemico unico” a quello della “saggezza della folla”, balza agli occhi su quanti punti l’attuale informazione ne copia pari pari, solo aggiornando tutto ai nuovi strumenti comunicativi, concetti e metodi. Circa il parallelo sulle finalità mi piace esprimere dubbi: ma diventano sempre più labili.

È da tempo che denuncio una sostanziale, non sempre involontaria, complicità dei media al degrado della società, fatta anche attraverso un uso razionalmente studiato delle “parole”, degli argomenti trattati, del tono dei dibattiti: talvolta per distrarre, più spesso per creare sensazioni e sentimenti, indirizzare reazioni. Infine per determinare un “clima” e cioè condizioni politiche.

Si seguano le trasmissioni, appunto, “politiche”. Il dibattito – quando non è rissa – c’è: ma la concessione di equilibrio tra l’ esposizione delle diverse tesi è un optional. C’era una volta il talk show vero. Non mi piace, non giustifico, ma posso capirlo: in Italia la nuova campagna elettorale comincia, prima ancora dei risultati elettorali, già dopo gli exit poll di quella appena conclusa. Sta di fatto che ci si capisce poco di quello di cui si parla.
Ma parliamo delle trasmissioni dedicate all’intrattenimento e cioè a più ampie masse.

Si provi ad accendere la televisione ogni pomeriggio: dovunque ci si giri – da Matano in poi – le trasmissione sono l’elenco delle peggiori cose, drammi, errori giudiziari, delitti orrendi, trattamenti inumani. Immagini di degradi, di ingiustizie, di prepotenze. “Contenitori” con vuoto a perdere.

Ne ho seguite alcune solo per spirito di “ricerca”. Il senso di frustrazione che assale (con

tendenza al “piove, governo ladro” ed al “sono tutti dei mangiapane”) è forte. Cosa significhi avere una società sfiduciata basta chiederlo ad un qualsiasi sociologo: unanimi nel dire che per questa via si manipolano le coscienze e dunque il popolo. E se ne parliamo con gli economisti…

Dunque, spiegare la complessità delle questioni che giacciono sul tavolo, discusse da una élite che festeggia il suo potere anche riuscendo a non avere testimoni e critiche, sembra non sia possibile.

Ma leggo stampa e alcuni post su social non italiani. Le cose vengono dette, spiegate, dettagliate. Fatti ed opinioni restano nettamente distinti. Dunque è possibile farlo.

Perché da noi no? Perché?

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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