“Chiudete Hormuz e non avrete più un Paese” – Il bastone e la carota di un leader ormai poco credibile
Ieri si sono riunite delegazioni al resort di Buergenstock in cima alle alpi svizzere per i colloqui di pace di alto livello tra Stati Uniti e Iran. I negoziati potrebbero poi passare da oggi a Ginevra.
I colloqui di pace sono guidati dal vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance (con lui ci sono gli inviati speciali americani Witkoff e Khusner).
“È la prima volta che ci sediamo insieme a un tavolo, incontro sotrico” ha detto il vicepresidente degli USA.
Per l’Iran c’è il capo negoziatore iraniano Mohammad Baqer Ghalibaf accompagnato dal ministro degli esteri Abbas Araghchi. Media il Pakistan con il premeir Sharif e il feld maresciallo Syed Asim Munir. Presente anche l’emiro del Qatar Al Thani e il capo dell’Aiea Raphael Grossi.
Sul tavolo la prima tranche di 12 miliardi di dollari iraniani “congelati”, il programma sul nucleare e la riapertura dello Stretto di Hormuz che Teheran ha richiuso sabato a causa del perdurare degli attacchi israeliani in Libano dove si tratta ancora per il cessate il fuoco. Secondo l’esercito statunitense – invece – le navi commerciali navigano regolarmente.
In Libano la tregua non regge: 7 le vittime. Secondo Hezbollah non ci sono speranze di accordo tra Beirut e Israele.
Ieri, dopo 80 minuti di colloqui, l’incontro a quattro tra Iran e Stati Uniti in Svizzera, alla presenza dei mediatori pakistani e qatarioti, è stato sospeso per una pausa e per consultazioni interne. Lo ha riferito la televisione di Stato iraniana.
Secondo l’iraniano Pezeskhian i negoziati non verteranno sui missili iraniani dopo che gli Stati Uniti hanno cambiato idea.
Secondo Pezeshkian, “in passato gli Stati Uniti chiedevano negoziati sui nostri missili ma poi hanno cambiato posizione. Il cambiamento di approccio nei nostri confronti è il risultato del sacrificio delle nostre forze nell’esercito e nelle Guardie Rivoluzionarie, e della nostra unità nazionale”.
Il clima è freddo, anzi gelido.
Scrivono i media di Teheran: “La delegazione americana e gli organizzatori dell’incontro negoziale avevano previsto che all’inizio della riunione multilaterale ci fosse una stretta di mano e una foto di gruppo tra le delegazioni iraniana e americana”, ma “il capo del team negoziale iraniano e i membri della delegazione si sono opposti a queste formalità e hanno annunciato che non avrebbero partecipato alla foto di gruppo con la delegazione americana”.
Risalito sull’altalena, Trump ha ammonito l’Iran: chiudete Hormuz e non avrete più un Paese
Se l’Iran non raggiungerà un accordo, riscuoteremo pedaggi nello Stretto di Hormuz. Lo ha detto Donald Trump in un’intervista a Fox, senza escludere che gli Stati Uniti possano prendere il controllo dello Stretto.
“Potremmo farlo, se necessario”, ha aggiunto sottolineando che gli Stati Uniti potrebbero diventare i ‘Guardian Angel’ dello Stretto e prendersi il 20% del petrolio.
Donald Trump ha detto a Fox di aver parlato con gli iraniani nella notte, avvertendoli di non chiudere lo Stretto. “Se lo chiudete, non avrete più un Paese. Non riuscirete nemmeno a tornare nel vostro fottuto Paese”, ha detto il presidente riferendo il suo messaggio a Teheran.
Il presidente iraniano “farebbe meglio a tirare dritto, altrimenti ci prenderemo il suo Paese” sottolineando che dopo i 60 giorni fissati per i colloqui può fare “tutto quello che vuole”.
Trump è ormai entrato nella fase infantile di chi nasconde con le parole il fatto di essere stato pescato con le mani nella marmellata.
Del resto, le frasi roboanti Trump appartengono a chi qualche giorno fa ha detto: «Io sono più grande di Napoleone e di Alessandro Magno».
La frase, frutto di un documento mostrato ai giornalisti del New York Times, nello Studio Ovale, è rimbalzata su ogni testata del pianeta. Non l’ha pronunciata un paziente in una clinica psichiatrica. L’ha pronunciata lui, l’onnipotente.
Donald Trump aveva mostrato ai giornalisti del New York Times, nello Studio Ovale, un documento di due pagine in cui viene classificato come più potente di Attila, Gengis Khan, Napoleone, Stalin, Mao e Hitler.
Lo ha letto ad alta voce, nome per nome, spiegando perché ciascuno fosse inferiore a lui. «I miei poteri sono illimitati», ha sintetizzato.
«Loro non avevano gli aerei».
Come se la grandezza storica si misurasse in miglia di volo e non in capacità di trasformare il mondo.
Il documento lo ha attribuito a un certo Dave King, presentato come «presidential historian». Haberman e Swan – i due reporter che lo hanno intervistato per il libro Regime Change, in uscita lunedì – hanno fatto una verifica elementare.
Dave King non è uno storico. È il caddy personale del golfista Gary Player. Un portamazze da golf che ha consegnato la sua perizia geopolitica a Trump durante una partita a Mar-a-Lago.
Trump ha postato il documento su Truth Social. «Sounds good to me!»
Ne ha voglia il povero Vance di auspicare che i negoziati con l’Iran iniziati ieri vicino a Lucerna consentano di “voltare pagina” in Medio Oriente.
In Svizzera, ha sottolineato Vance prendendo la parola davanti alla stampa, “è l’inizio di negoziato tecnico che non risolverà ogni divergenza, ma ci consentirà di sederci insieme come squadre, per la prima volta nella storia, per capire cosa conta di più per le rispettive parti, per appianare tali questioni, risolverle e arrivare a un domani migliore”.





