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Washington, Gerusalemme e Bruxelles: ridefinizione equilibri occidentali

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Le profonde trasformazioni in atto

Le tensioni esplose negli ultimi giorni tra Israele e Unione Europea, unite alle dure parole provenienti da Washington contro gli alleati della NATO, non rappresentano episodi isolati, sono piuttosto i sintomi di una fase storica nella quale i rapporti transatlantici stanno entrando in una profonda trasformazione.

Da un lato Israele ha deciso di interrompere i rapporti politici con l’Alta rappresentante dell’Unione Europea, Kaja Kallas, accusandola di ostilità nei confronti dello Stato ebraico.

Al di là della vicenda specifica, il messaggio appare chiaro, Gerusalemme considera oggi Bruxelles sempre meno come un interlocutore strategico e sempre più come un soggetto critico verso le scelte israeliane in Medio Oriente.

Dall’altro lato gli Stati Uniti dell’amministrazione Trump stanno accelerando una revisione dell’intero sistema di sicurezza occidentale, il concetto di “NATO 3.0”, illustrato dai vertici della Difesa americana, prevede un’Europa chiamata ad assumersi una quota crescente della propria sicurezza, mentre Washington concentra sempre più attenzione e risorse verso l’Indo-Pacifico e la competizione strategica con la Cina.

Per decenni gli europei hanno costruito la propria sicurezza all’interno di un sistema nel quale gli Stati Uniti garantivano la protezione militare e l’Europa sviluppava prevalentemente il proprio peso economico e normativo, ma quel modello oggi viene apertamente messo in discussione.

Washington non chiede maggiori investimenti militari agli alleati, anche se lo ha fatto ogni amministrazione americana, la novità è che oggi la richiesta è accompagnata dalla prospettiva concreta di una riduzione della presenza militare statunitense nel continente e da una visione sempre più pragmatica e condizionata degli impegni reciproci.

La guerra tra Iran e Israele ha evidenziato un dato difficilmente contestabile, l’Europa è rimasta sostanzialmente spettatrice delle decisioni strategiche pur essendo direttamente esposta alle conseguenze economiche, energetiche e migratorie di una possibile escalation regionale, l’Unione Europea non è riuscita a esercitare un ruolo determinante né nella gestione della crisi né nella definizione dei nuovi equilibri mediorientali.

Parallelamente, gli Stati Uniti stanno spostando sempre di più il proprio baricentro geopolitico verso l’Indo-Pacifico, questione che fu varata nel 2011 da Hilary Clinton con la Presidenza di Obama con il nascente “Pivot to Asia”.

Col passare degli anni la competizione con la Cina viene ormai percepita come la sfida strategica decisiva del XXI secolo. Ed è qui che si presenta il nodo gordiano, perché la sicurezza europea viene considerata sempre più una responsabilità degli stessi europei. È una trasformazione che potrebbe ridurre progressivamente il tradizionale ombrello strategico americano sul continente.

A complicare ulteriormente la situazione vi è la frammentazione interna dell’Unione Europea. Le divisioni tra gli Stati membri sul Medio Oriente, sull’Ucraina, sulla politica energetica e persino sul concetto stesso di autonomia strategica rendono difficile l’elaborazione di una posizione comune credibile.

L’Europa appare spesso come una potenza economica che fatica a trasformare il proprio peso finanziario in influenza geopolitica.

La questione centrale diventa quindi un’altra, l’Europa riuscirà a trasformare questa pressione esterna in un’occasione per costruire una reale capacità strategica autonoma oppure assisteremo a un progressivo ridimensionamento della sua influenza internazionale?

Le prossime decisioni sulla difesa comune, sugli investimenti militari, sull’industria strategica europea e sulla politica estera diranno se il Vecchio Continente saprà diventare un attore geopolitico autonomo o resterà un grande mercato economico sempre più marginale nelle grandi decisioni globali.

Nel frattempo, sia da Washington sia da Gerusalemme sembra arrivare un messaggio convergente, il mondo che aveva garantito all’Europa sicurezza, centralità diplomatica e influenza indiretta sta cambiando rapidamente.

E il rischio per Bruxelles non è soltanto quello di perdere peso politico, ma di trovarsi ai margini delle grandi scelte che stanno inevitabilmente ridisegneranno gli equilibri mondiali di questa epoca.

Autore

  • Elena Tempestini

    Elena TempestiniElena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.

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