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Edwards: Lettera atrocità 7 ottobre 2023 indebolita da colleghi ONU

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Lettera ONU

La condanna dei carnefici meno importante degli equilibri diplomatici

Ci sono notizie che dovrebbero provocare uno scandalo mondiale. Questa è una di quelle.
Alice Edwards, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, denuncia che all’interno del sistema ONU alcuni colleghi lavorano per indebolire una lettera ufficiale che documenta le atrocità del 7 ottobre.

Alcuni vengono spinti a non firmarla.
Il testo finale viene annacquato rispetto alla versione originale.

Fermiamoci un momento.

Perché qui non parla un ministro israeliano.

Non parla Netanyahu.

Non parla un giornalista.

Parla una funzionaria delle Nazioni Unite incaricata di occuparsi proprio di torture, trattamenti inumani e violazioni dei diritti umani.

E parla dopo essere andata in Israele.
Dopo aver visitato i luoghi del massacro.
Dopo aver incontrato sopravvissuti e famiglie degli ostaggi.
Dopo aver esaminato testimonianze, prove, documentazione e materiale raccolto sul campo.

Alice Edwards non parla per sentito dire.
Parla dopo avere visto.

E ciò che vede il 7 ottobre è l’orrore allo stato puro.

Vede comunità devastate.

Vede famiglie sterminate nelle loro case.

Vede bambini assassinati.

Vede donne violentate.

Vede anziani trascinati via come trofei.

Vede giovani massacrati al Festival Nova.

Vede uomini e donne sequestrati e trascinati a Gaza.

Vede esseri umani trasformati in ostaggi.

Vede la tortura usata come arma.

Vede la barbarie elevata a metodo.

Ed è proprio dopo avere visto tutto questo che denuncia un fatto sconvolgente:
all’interno delle Nazioni Unite qualcuno lavora per rendere quella realtà meno dura, meno netta, meno evidente.

Ma come si annacqua il 7 ottobre?

Come si ammorbidisce il massacro più grave di ebrei dalla Shoah?

Come si rende più accettabile l’assassinio di oltre 1.200 persone?

Come si alleggeriscono gli stupri?

Come si ridimensionano le torture?

Come si attenua il rapimento di oltre 250 ostaggi?

Come si smussa la brutalità di bambini, donne e anziani trascinati nei tunnel di Gaza?

La risposta è semplice.

Lo si fa sostituendo la verità con la politica.

Lo si fa quando la condanna dei carnefici diventa meno importante degli equilibri diplomatici.

Lo si fa quando la difesa delle vittime viene subordinata alle convenienze ideologiche.

Ed è esattamente questo che dovrebbe terrorizzare chiunque creda nei diritti umani.

Perché il problema non riguarda soltanto Israele.

Riguarda l’ONU.

Riguarda la credibilità delle istituzioni internazionali.

Riguarda la fiducia che il mondo dovrebbe poter riporre in chi ha il compito di documentare i crimini e difendere le vittime.

Se persino il massacro del 7 ottobre diventa oggetto di correzioni, attenuazioni, pressioni e riscritture, allora nessuna tragedia è più al sicuro dalla manipolazione politica.

Le parole di Alice Edwards sono devastanti proprio per questo.
Perché arrivano dall’interno.

E ci ricordano che la verità non deve essere negoziata.
Non deve essere addolcita.
Non deve essere adattata alle sensibilità politiche del momento.

Deve essere raccontata per ciò che è.

E il 7 ottobre è ciò che è sempre stato.

Un massacro.

Un pogrom.

Una gigantesca operazione di terrorismo, tortura e rapimento contro civili innocenti.

Chiunque tenti di renderlo qualcosa di diverso non tradisce Israele.
Tradisce le vittime.

E tradisce il significato stesso delle Nazioni Unite.

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