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ITALIA / ISRAELE: LO SPORT SI FACCIA PONTE DI DIALOGO

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di Andrea Mantegazza

Martedì 14 Ottobre è in programma allo Stadio di Udine il match di calcio tra Italia ed Israele valido per la qualificazione ai Mondiali 2026. L’aspetto sportivo è ad oggi decisamente in secondo piano: le polemiche non accennano a diminuire nell’immediatezza dell’evento nemmeno dopo la tregua stipulata tra Israele e Hamas.
Una decina di giorni or sono erano trapelate notizie da Losanna (sede del Comitato Olimpico Internazionale) secondo le quali il board stava valutando l’esclusione degli atleti israeliani da tutte le competizioni sportive internazionali: richiesta peraltro avallata in Italia dal centrosinistra sia con una petizione a firma Laura Boldrini che con un documento firmato da 44 parlamentari sempre di centrosinistra. Anche il Premier spagnolo Pedro Sanchez ha chiesto a gran voce l’esclusione di Israele da ogni competizione sportiva.
Per quanto riguarda la partita di calcio lo stesso Sindaco di Udine Felice De Toni (CSX) ritiene la partita inopportuna e le polemiche in Consiglio Comunale se dare o meno il Patrocinio all’evento sono state notevoli: Udinese Calcio e Federcalcio hanno dato la disponibilità dell’impianto sportivo ma ben si capisce che il Sindaco avrebbe gradito altra sede per la partita. Come ha fatto il Sindaco di Bari, città inizialmente indicata per ospitare il match: Vito Leccese (CSX ) ha infatti dichiarato “non gradita“ la presenza di Israele in eventi ospitati nella città pugliese, costringendo la Federazione a trovare un’altra sede.
Il tutto mentre da Losanna il Comitato Olimpico dichiarava inammissibile la richiesta di esclusione di Israele perché “il Comitato Olimpico Nazionale Israeliano e Palestinese, che hanno gli stessi diritti (!), operano in modo corretto rispettando i dettami della Carta Olimpica“. La Carta Olimpica è il documento ufficiale che codifica i principi fondamentali dell’Olimpismo, e promuove valori come il rispetto, la fratellanza, il fairplay e l’unione di sport, cultura ed educazione.
Tutto questo non servirà a stemperare le polemiche tant’è che ad Udine si stanno già preparando per i cortei Propal che inevitabilmente ci saranno prima, durante e dopo la partita. Il Comitato Propal ha chiesto alla Nazionale Italiana di non giocare, al quale ha risposto il tecnico italiano Gennaro Gattuso:” Sono per la pace, sono contro la guerra … ma martedì c’è una partita in programma, e noi giocheremo. È il nostro lavoro“.
Lo sport purtroppo da sempre è usato e strumentalizzato per fini politici: anche nel ventennio il fascismo approfittò delle vittorie mondiali di calcio del 34 e del 38, così come il nazismo usó le Olimpiadi del 36 per far vedere al mondo la propria grandezza. Ma i boicottaggi da parte di nazioni e federazioni alle competizioni internazionali, che sono sono state innumerevoli, sono ben altra cosa: tra le più recenti ricordiamo quello dei paesi africani alle Olimpiadi di Montreal del 1976 per richiamare l’attenzione sul problema Sud africano dell’apartheid; nel 1980 il blocco occidentale boicottò le Olimpiadi di Mosca per protestare contro la guerra in Afghanistan; nel 1984 i Russi ed il blocco socialista boicottarono a loro volta le Olimpiadi di Los Angeles. Sempre nel 1976 la Russia si rifiutò di giocare la semifinale di Coppa Davis contro il Cile di Pinochet, e le polemiche in Italia per non far andare Panatta e la squadra a giocarsi la finale a Santiago furono furibonde. Negli ultimi anni il paese più colpito da sanzioni anche sportive è stato la Russia, prima per l’imbarazzante doping di Stato scoperto nel 2015 e poi a causa della guerra in Ucraina nel 2022: l’inizio della guerra in Donbass nel 2014 non impedì però lo svolgersi delle Olimpiadi invernali russe di Sochi nè dei Campionati Mondiali di Calcio moscoviti del 2018.
Chiedere ad un atleta di non competere o addirittura impedirgli di competere è qualcosa di terribile per chi dedica una vita a realizzare i propri sogni ed ambizioni: non stiamo parlando solo dei calciatori, che magari hanno possibilità di rifarsi in breve tempo ma delle tante discipline che hanno i loro maggiori appuntamenti ogni quattro anni. Sosteniamo e proteggiamo lo sport come se fosse la sede di una ambasciata, che lo sport sia inviolabile, inattaccabile, sopratutto da una politica che si attacca a qualsiasi cosa per qualche voto in più e un decimale di consenso (ammesso che sia così).
Nel 2000, a Roma, alla Partita del Cuore, proprio il calcio unì ciò che sembrava impossibile unire: con la partecipazione di Shimon Peres (ex Presidente di Israele) e Yasser Arafat (Presidente Palestinese) la nazionale italiana cantanti giocó contro una selezione di artisti ebrei e palestinesi. Che il ricordo di quella serata sia di buon auspicio!
Che lo sport, come l’arte, non sia indifferente alle tragedie che lo circondano ma che sia un modo per unire i popoli, che sia un ponte di dialogo tra le genti.
Gli accordi di Abramo hanno tra gli obiettivi la normalizzazione dei rapporti di Israele con tutta l’aerea mediorientale: lo sport potrebbe dare il buon esempio riportando gli atleti dello Stato israeliano a competere con i loro pari dei paesi vicini del Medio Oriente e non come avviene ora solo con gli atleti europei (!), scelta resasi necessaria per motivi di sicurezza e di regolarità sportiva, visto il numero di nazioni mediorientali ed asiatiche che si oppongono all’idea di giocarci contro.

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  • Redazione

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