
Su Israele, la Palestina, la sinistra italiana.
Le parole di Ugo Finetti apparse sul Riformista, grazie all’articolo di ALdo Torchiaro, sono formidabili. Chiare, precise, millimetriche…
Siamo gente di sinistra, carissimo Ugo, il destino ci ha imposto di dover osservare questa sinistra “anno zero”. Zero. Zero.
Un destino cinico e baro…
Leggete, sentite, Ugo, e capirete il precipizio nel quale è finita la sinistra italiana, dopo che si è liberata, con le armi della menzogna e dell’ingiuria e con la violenza della morale e delle manette, della nostra. Della nostra. Di noi. E anche di un pezzo della loro.
Quella di Conte, Schlein, Fratoianni non è una sinistra nostalgica: è la sinistra “anno zero”. Non hanno nessuna radice, non riconoscono matrici storiche e non hanno scuole culturali o ideologiche.
Sostengono posizioni moralistiche: cercano di legittimarsi scomunicando gli altri e presentandosi sempre e solo come i buoni contro i cattivi.
In modo assoluto, manicheo e privo di argomentazioni. Vale sulla giustizia come per Israele. Loro sono gli onesti, i puri, i pacifici e lottano contro il male.
Vale anche per il Pd?
Questo Pd si rifà al movimentismo degli anni Settanta, alla liberazione della donna e ai diritti civili, soprattutto sulle questioni Lgbt.
Se ci fosse ancora una cultura storico-politica, in quel partito dovrebbero chiedersi cosa ha a che fare Giuseppe Conte con il centrosinistra.
Invece non solo non se lo chiedono, ma lo vedono come un alleato naturale. Segno che non sanno più di cosa si dovrebbe sostanziare la sinistra.
Confondere la critica contro Netanyahu – che può avere un suo fondamento ma deve essere calibrata, circostanziata e precisa – con forme più o meno violente di odio antisemita è una colpa gravissima che indica l’inadeguatezza di quell classe dirigente.





