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ISRAELE E IL NEMICO ALLE PORTE

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di Paolo Falconio*

La morale ha poco a che fare con la politica internazionale, la matematica che utilizzano non è la stessa .

L’INTELLIGENCE: LE CAUSE DEL FALLIMENTO

Sull’origine del fallimento dell’intelligence israeliana hanno scritto in molti, le risposte si possono trovare nel successo con cui quella stessa intelligence aveva individuato e disinnescato precedenti crisi. Questo successo ha generato una cultura fatta di presunzione e autocompiacimento. Un attacco, quello di Hamas denso di significato, essendo avvenuto a 50 anni dall’ultimo fallimento dei servizi israeliani, ossia la guerra dello Yom Kippur.

Per essere estramamente succinto e con lo scopo di avvisare il lettore del pericolo nell’affidarsi ciecamente agli algoritmi (strada che anche la nostra intelligence sta percorrendo) sarò più preciso. Rimando ad un articolo apparso sulla stampa americana ad opera di Scott Ritter ex ufficiale dell’intelligence del corpo dei Marines e attivamente coinvolto per conto dell’ONU nei rapporti con Israele e CIA.

Il disastro ha tre cause , la prima dovuta all’insediamento da 2003 al 2017 di Amos Gilad al potente ufficio degli affari politico militari, che di fatto spinse per l’abbandono dell’approccio a contrario ossia la valutazione di ipotesi alternative a quella maggiormente probabile. Questo fece si che una volta che Hamas fu considerata incapace di attacchi rilevanti per la sicurezza di Israele, ogni altra ipotesi non venne valutata e ciò vuol dire scarsa attenzione ai segnali che pure vi erano stati.

La seconda, fu la subordinazione dell’intelligence americana a quella israeliana, perché ritenuta maggiormente consapevole e informata delle minacce nell’area, con il risultato che il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti , Jake Sullivan, tre settimane prima dell’attacco di Hamas dichiarava “La regione del Medio Oriente è più tranquilla oggi di quanto lo sia stata negli ultimi vent’anni” aggiungendo che la quantità di tempo che doveva dedicare alla predetta regione fosse infinitesimale.

La terza causa è stato il vantarsi pubblicamente dell’efficienza dell’Intelligenza artificiale di cui i servizi si erano dotati nell’operazione Guardians of the Walls. In realtà l’occhio onniscente e l’IA deputata ad analizzare i dati (Gaza era la striscia di terra più fotografata e monitorata al mondo), non è stato oscurato, bensì corrotto facendogli affluire informazioni in quantità tale da non ingenerare sospetti, ma in linea con l’approccio unico sopra descritto per cui Hamas non aveva capacità militari adeguate per un attacco in grande stile.

A quanto sopra aggiungerei alcune considerazioni:

1) La superiorità tecnologica israeliana ha ingenerato una scarsa attenzione circa le capacità palestinesi di contrastare efficacemente il potenziale dei servizi israeliani

2)l’attività di controllo da parte di  Hamas, non si è più concentrata sull’eliminazione dei palestinesi al soldo di Israele , ma li ha utilizzati costringendoli a diventare agenti di intossicazione. Questo spiega perché nessuno ha colto l’enorme flusso di materiale impegnato nella costruzione della fitta e capillare rete di tunnel nel sottosuolo che da mesi ormai gli israeliani stanno cercando di estirpare. Nessuno ha ricordato l’episodio delle fogne di Varsavia, quando durante la seconda guerra mondiale, la resistenza degli ebrei del ghetto diede filo da torcere per mesi a più divisioni tedesche.

3)Il Mainstream era che Hamas non aveva le capacità tecnologica e il supporto per un controllo assoluto dei territori di Gaza. Last but not least i palestinesi, come sopra anche accennato, non erano assolutamente in grado di avviare azioni offensive oltre il lancio di razzi artigianali o azioni isolate.

4)L’affidamento della vigilanza ai sistemi di controllo tecnologico più che a HUMINT (HUMan INTelligence) , ha disarticolato le capacità di attenzione dei presidi umani israeliani alla mutazione radicale che si alimentava nei territori palestinesi.

5)Si è preferita una narrazione lineare di una vicenda intricata da complicazioni storiche politiche  regionali, religiose e sociali che rifiutano ormai una cultura “american way of life” ora contrastati da una cancel culture omologante. Così che i segnali di allarme non sono stati recepiti.

IL GRANDE BURATTINAIO: L’IRAN

La lente geopolitica nella quale vanno letti gli eventi che ora imperversano in Medio Oriente sono gli accordi di Abramo, così chiamati in quanto Abramo è un patriarca comune alle due religioni, Islam e Ebraismo. Per esattezza si tratta degli ultimi accordi firmati con il Bahrein, ma per comodità estenderemo questo nome ai Paesi Arabi che hanno normalizzato i rapporti con Israele, (Emirati Arabi, Marocco oltre Egitto (1979) Giordania (1994) con Israele e gli Stati Uniti) e avevano già visto l’annuncio dall’Arabia Saudita di voler firmare anch’essa questi accordi. Sullo sfondo dunque vi sono questi accordi che nascono da una duplice necessità: da un lato gli Stati Uniti, usciti dallo sfacelo delle politiche internazionali imperialiste (facciamo la guerra perché vogliamo) e tornati a un concetto di politica imperiale (si fa la guerra dove è necessario), delegano ai loro alleati e clientes il controllo di aree del pianeta. Nel Medio Oriente l’alleato è Israele. Dall’altro lato i Paesi Arabi che temono l’espandersi in termini di area di influenza e penetrazione interna dei due imperi regionali, quello Turco (fu Ottomano), soprattutto l’Iran (Impero Persiano, si sono sempre gli stessi) che rischiava di rimanere isolato nella regione. Il lettore tenga conto di un elemento di estrema importanza anche per capire i timori del mondo arabo. Nè i Turchi nè gli Iraniani sono arabi e se date loro dell’arabo preparatevi a conseguenze spiacevoli dato che ambedue considerano gli arabi poco più che subumani. Israele con tutti i difetti che possa avere è una democrazia compiuta in termini occidentali ed è considerata assai meno pericolosa della Turchia, ma soprattutto dell’Iran. Si tenga presente inoltre la complessità dell’area . In questo contesto rientrano le vicende nel Nagorno Karabakh dove su opposti fronti si fronteggiavano in una guerra per procura una coalizione Turco-Israeliana in opposizione all’Iran. Una guerra per procura che ha visto quest’ultimo perdente. Vedrete sulla mappa (subito sotto) che la regione insiste a nord direttamente al confine con l’Iran. (Molti altri i legami con l’Iran, ma non è questa la sede).

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Dunque essendo Israele l’unica potenza nucleare della regione la stessa si propone come alleato forte per i Paesi Arabi che temono l’espansione dell’Iran. Di fatto L’Iran sarebbe rimasto isolato.

Facciamo un passo indietro, prima del famigerato 7 ottobre quando l’Iran scatena Hamas proprio con la finalità di interrompere il processo di firma degli Accordi di Abramo. Hamas governa sulla striscia di Gaza sorretta dal governo Israeliano che vuole dividere la leadership araba nei vari territori. Sempre Hamas viene sostenuta da Israele anche economicamente e livello di servizi primari: fornisce acqua ed energia elettrica e soprattutto consente alla stessa di percepire ingenti somme da altri Paesi, ma soprattutto da parte del Qatar. Anche l’Europa partecipa e ad esempio finanzia il sistema delle condutture idriche nella striscia (che Hamas smonterà per ricavare lanciatori e parte dei razzi). Per darvi l’idea della quantità di denaro entrata nelle mani di Hamas è largamente superiore a quanto ricevuto da tutta l’Africa messa insieme. E’ l’unico territorio che non ha una striscia di terra a fare da cuscinetto con il territorio israeliano. Anzi l’11 luglio 2024 si raggiunge un accordo per la libera circolazione dei transfrontalieri.

Date le dimensioni della striscia di Gaza, è evidente che avrebbero potuto farne il “principato del ben godi”, invece la dirigenza di Hamas ha scelto di lasciare la popolazione che lo sosteneva nella precarietà, per non dire indigenza. Infatti investono in opere faraoniche di natura militare, creando una vera e propria città sotterranea con lo scopo di privare Israele della suo principale valore aggiunto, ossia possedere un esercito con carri armati ed aerei la cui efficacia è molto relativa in un tunnel. Utilizzano questi soldi per reclutare un esercito e si salda all’Iran che fornisce l’addestramento necessario per un attacco coordinato mai visto prima da parte di una milizia palestinese.

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Ora se davvero il loro scopo fosse stato la creazione di uno Stato Palestinese, immaginate una striscia di Gaza prospera, economicamente sviluppata e in pace che chiedesse attraverso altri stati arabi che quello status di autogoverno fosse replicato perché era dimostrato che i palestinesi erano maturi per una convivenza. Sarebbe stato difficile per Israele negare e si sarebbe dovuta assumere una responsabilità internazionale insostenibile. Ma questo non è avvenuto, al contrario cresciuti in una cultura dell’odio e per interessi personali (Hamas vuole diventare il riferimento per tutti i palestinesi) si è preferito scatenare un attacco che per efferatezza e odio etnico religioso speravamo di non vedere più. Tutti , uomini, donne (chiamate le cavalle nobili) e bambini sono stati oggetto di sevizie indicibili. Questi fatti, che magari qualcuno che si nutre sui social ignora o che semplicemente non conosce, deve comprendere che sono ben noti agli israeliani (il popolo) che consideravano Gaza un progetto pilota per un’eventuale convivenza. Vale la pena ricordare che i coloni israeliani uccisi e rapiti appartenevano a coloro che contestavano l’attuale Premier Israeliano, lottavano per un Isrele laico e per la ripresa di un processo di pace che portasse alla creazione di uno Stato Palestinese (ossia erano Askenaziti) .Ora anche accogliendo le tesi dell’oppresso popolo palestinese, alla convenienza politica di Israele a tenere separati i governi dei vari territori, non si può negare che l’autogoverno di Gaza fosse una grande apertura de facto ad opera degli israeliani a superare reciproche diffidenze e rancori.

Sempre in questo quadro vanno lette le ultime vicende che si riferiscono agli Houthi che non sono un’etnia , ma un partito trasformato in milizia che fa riferimento all’Iran (che come sopra accennato è un impero abitato da quattro etnie) che lo arma e lo addestra in funzione anti saudita e che colpiscono le nostre merci in transito per il Golfo di Aden (la mappa subito sotto) ben sapendo che è lì che ci fa più male. E cosa vogliono gli Houthi? La cessazione delle operazioni militari da parte di Israele.

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In conclusione alla base di quanto accade in Medio Oriente non vi è mai stata nessuna velleità circa la costituzione di uno stato palestinese, ma l’obiettivo duplice è fermare il processo di Pace che gli Accordi di Abramo incarnano e isolare internazionalmente israele. Obiettivi che sono vitali per l’Iran e non è un caso che lo stesso sia sempre presente sullo sfondo di queste vicende. E’ il grande burattinaio di tutto ciò che accade ivi compresi le efferatezze del 7 ottobre

Le caratteristiche della reazione israeliana sono obbligate, ben sapendo gli Israeliani stessi che tali caratteristiche stanno di fatto realizzando gli obiettivi dell’Iran che è il nemico mortale di Israele, motivo per il quale se avessero una seconda opzione la percorrerebbero.

LA REAZIONE

24.000 morti , questo è il numero che ad oggi le autorità palestinesi dichiarano essere il risultato dell’intervento dell’esercito israeliano nella striscia di Gaza.

Nessuno pare comprendere che Israele è letteralmente assediata da milizie palestinesi filo iraniane quale ad esempio Hezbollah che ha un livello di addestramento e un’arsenale molto superiore ad Hamas (compresa una rete di tunnel nel Libano molto più ampia di quella presente a Gaza – Sole 24Ore del 10/03/2024 ), ma è talmente compromessa con l’Iran che per quest’ultimo diverrebbe complicato dichiararsi formalmente estraneo ai fatti con tutte le conseguenze che ne deriverebbero vista la presenza militare americana, che a prescindere dal gruppo navale con in testa la USS Gerald Ford che pare lascerà il mediterraneo(prove di distensione o pressione su Israele per un cessate il fuoco?) può sempre contare sull’altro gruppo navale presente nell’area del Golfo con la portaerei USS Roosevelt e dei caccia e cacciabombardieri basati a terra il cui numero è stato raddoppiato all’inizio della crisi. Il messaggio americano è chiaro L’Iran non provi neanche a pensare di allargare ulteriormente il conflitto. La risposta americana non tarderebbe.

Un’informazione indegna grida al genocidio, ma vi basterebbe parlare con qualsiasi militare per comprendere che qualsiasi operazione militare su un territorio fortemente urbanizzato significa un gran numero di morti.

Il fatto che Hamas e con lei l’Iran, mirassero esattamente ad un massacro, a un bagno di sangue palestinese, sembra non scalfire il sentimento anti israeliano nel mondo. Israele non poteva rimanere fermo, avrebbe perso ogni credibilità nel ruolo di potenza regionale. E davvero allora avremmo un Medio Oriente completamente destabilizzato. Che credibilità internazionale può avere una potenza regionale che subisca passivamente quello che è avvenuto il 7 ottobre ad Israele che ricordo ha visto solo nel primo giorno il lancio di 6.000 razzi? Perché stipulare gli accordi di Abramo invisi alla popolazione araba degli stati firmatari e di fronte al mondo se persino una milizia (longa manus dell’Iran) è in grado di colpire duramente Israele e cavarsela? quale sicurezza può offrire? Questa carneficina è stata voluta e addirittura sperata da Hamas in primis. Quando Al Jazeera intervista i capi di Hamas chiedendogli perché non davano rifugio ai civili nei tunnel , questi rispondo letteralmente “Abbiamo bisogno del loro sangue”. Nessuno si è chiesto il perché di questa esigenza?

La risposta è banale, quanto terribile per Hamas sono 24.000 martiri assunti in paradiso affinchè il mondo condanni Israele per le loro morti. Un sondaggio fatto nei territori palestinesi quindi Libano, Cisgiordania e Gaza nei giorni immediatamente successivi ai fatti del 7 ottobre e prima della reazione Israeliana consegnavano Hamas e i suoi carnefici a maggioranze bulgare di consenso e gaudio. Non ho sentito un solo palestinese dire cose del tipo “condanniamo la ferocia su civili inermi, ma sono quarant’anni di oppressione contro di noi”, niente solo gioia e festeggiamenti tristemente macabri.

Avete visto manifestazioni di piazza in Israele per festeggiare i bombardamenti?

La domande è: con chi fare la pace? Hamas non solo si è resa strumento del nemico mortale di Israele, ossia l’Iran, ma ha una matrice Jihadista comune a quella dei fratelli mussulmani che non solo giustifica, ma addirittura richiede l’uccisione dei civili nemici della religione.Colpisce gli ebrei in quanto tali , senza distinguere tra militari e civili. Che Hamas sia il braccio palestinese dei fratelli Mussulmani è specificato nel suo stesso statuto del 1988 all’Articolo 2 . Sempre in questo documento viene espresso chiaramente un invito non solo a distruggere lo Stato israeliano, ma anche ad uccidere tutti gli ebrei. Per darvi un’idea cito il preambolo dello Statuto “Israele sarà stabilito, e rimarrà in esistenza finché l’islam non lo ponga nel nulla, così come ha posto nel nulla altri che furono prima di lui”(citazione del fondatore della fratellanza mussulmana) .

L’articolo 7 (dedicato all’universalità del Movimento di Resistenza ) poi contiene un riferimento ormai noto “… il Movimento di Resistenza Islamico ha sempre cercato di corrispondere alle promesse di Allah, senza chiedersi quanto tempo ci sarebbe voluto. Il Profeta – le preghiere e la pace di Allah siano con Lui – dichiarò: ‘L’Ultimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno, e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l’albero diranno: O musulmano, o servo di Allah, c’è un ebreo nascosto dietro di me vieni e uccidilo’.

Questi terroristi, feroci e spietati hanno il sostegno di larga parte della popolazione palestinese e se anche noi volessimo girarci dall’altra parte e non vedere ciò che è chiaro alla talpa come alla lince, Israele non lo può fare perché in gioco c’è la sua stessa esistenza, anche come entità statuale.

L’autorità palestinese “terza” di cui si parla in questi giorni che i governi internazionali sostengono è un fantoccio che deve avere l’approvazione dei Fratelli Mussulmani, di Heizbollah e di Hamas i quali a Washington declinano la lotta per il diritto ad un proprio stato e a Mosca ribadiscono l’impegno alla lotta mortale per la distruzione di Israele (Front Page Magazine – David Greenfield). Voi a chi credereste? Alle promesse di pace o di guerra?

Questo credo sia il motivo alla base di un intervento militare che travalica la normale strategia israeliana anche in termini temporali. Israele sta provando a vincere. Che ci riesca o meno nessuno oggi può dirlo con sicurezza.

La presenza di un governo a guida Netanyahu è sicuramente il grande vulnus mediatico vista la fine politica dello stesso alla cessazione delle operazioni. Non credo che le cose cambierebbero con un altro leader per i motivi sopra esposti, tuttavia si dissiperebbero le ombre che oggi gravano su un Capo di Stato fortemente compromesso. In sostanza l’opinione internazionale a livello di analisti e personale diplomatico esprime perplessità proprio sulla durata delle operazioni in considerazione dei problemi interni dello stesso Netanyahu.

Le nazioni sono fatte di popoli, esclusivamente di popoli e questo è il motivo per cui il mondo arabo ( che non è affatto monolitico, anzi il contrario) assieme ad un “occidente smarrito”,non possono che condannare la reazione israeliana. La Politica occidentale, ormai asfittica e senza prospettive (basti pensare all’età dei due candidati alle elezioni presidenziali USA) sotto il ricatto elettorale (non solo negli USA, ma anche in Europa e Russia) in larga parte pro Palestina non può che declinare a gran voce la fine delle operazioni militari e la promessa di avviare un processo che porti verso la costituzione di uno stato palestinese secondo il modello due popoli – due stati. Fantastico, bellissimo, peccato che se chiedeste in camera caritatis, a chiunque si occupi di relazioni internazionali aggiungerebbe “e tutti quanti vogliamo bene alla mamma”. Tutto questo ha una sola ragione: spegnere i media per recuperare consenso a sinistra e l’elettorato mussulmano tradizionalmente fedele ai democratici che però si è astenuto alle primarie. Noi europei che viviamo fuori dalla Storia e pensiamo che il mondo sia retto dagli interessi economici, oltre al periodo elettorale siamo mossi da un miraggio, una fata Morgana potenzialmente letale: ci illudiamo che un cessate il fuoco in Medio Oriente e magari un congelamento del conflitto ucraino, ci consentiranno di tornare ai nostri traffici e a un mondo caldo e confortevole, senza neanche comprendere che quel mondo non esiste più .

CONCLUSIONI PERSONALI

La nostra epoca, sullo sfondo di un’ invasiva , condizionante I.A. concretizza sempre più una tendenza alla violenza etica, cioè al tentativo di giustificare la violenza sulla base di reazioni e argomenti emotivi. Quando questa emozione condivisa a vari livelli, e in diversi scenari, divenute politicamente, socialmente e financo moralmente accettabile, dobbiamo iniziare a temere che la società crolli in un irrazionalismo diffuso e pericoloso perché esercita un dominio sulle coscienze.

Il nemico non è solo alle porte di Israele, il nemico è già in noi.

Se non ci sarà un risveglio in Occidente della politica che arrivi al terzo stato della stessa ossia la Politeia e attraverso la Politeia la visione di un mondo che torni a dare speranza al “popolo” , retto da ideali e leggi che siano il frutto della tensione che esiste da sempre tra libertà e uguaglianza, rispettoso del contesto e umano e culturale, ecco se non riusciremo a tracciare il “nuovo” allora l’implosione delle società occidentali sarà inevitabile e quanto accade in America percorsa da scismi quasi di carattere religioso come la Woke Culture (essere bianco e occidentale è un peccato originale) o la Cancel Culture è solo l’inizio e queste crisi internazionali andranno moltiplicandosi con esiti disastrosi per gli esseri umani.

Il nemico non è solo alle porte di Israele, il nemico è già in noi.

Se non ci sarà un risveglio in Occidente della politica che arrivi al terzo stato della stessa ossia la Politeia e attraverso la Politeia la visione di un mondo che torni a dare speranza al “popolo” , retto da ideali e leggi che siano il frutto della tensione che esiste da sempre tra libertà e uguaglianza, rispettoso del contesto e umano e culturale, ecco se non riusciremo a tracciare il “nuovo” allora l’implosione delle società occidentali sarà inevitabile e quanto accade in America percorsa da scismi quasi di carattere religioso come la Woke Culture (essere bianco e occidentale è un peccato originale) o la Cancel Culture è solo l’inizio e queste crisi internazionali andranno moltiplicandosi con esiti disastrosi per gli esseri umani.

Paolo Falconio

(Membro della “Faculty” dell’Università Luiss Guido Carli)

Centro Studi Paradigma

*(Membro della “Faculty” dell’Università Luiss Guido Carli) – Centro Studi Paradigma

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