
In un’intervista di domenica al portale “Politico”, il premier israeliano Netanyahu ha affermato: “Andremo lì (a Rafah). Non lasceremo perdere. Io ho una linea rossa. Sapete qual è la linea rossa? Che il 7 ottobre (giorno dell’attacco del movimento islamista palestinese Hamas in Israele) non si ripeta. Che non accada mai più”.
Inoltre, il premier ha affermato che i combattimenti a Gaza potrebbero terminare “entro due mesi”.
“Abbiamo distrutto tre quarti dei battaglioni terroristici di Hamas. E siamo vicini alla conclusione della guerra”, ha detto Netanyahu, aggiungendo che i combattimenti nella Striscia potrebbero finire entro “sei settimane, forse quattro”.
Nel frattempo, questa settimana l’esercito israeliano ha terminato la creazione di una nuova strada che attraversa da est a ovest la parte settentrionale della Striscia di Gaza e la divide in due.

Alcune immagini satellitari diffuse il 6 marzo dalla società statunitense Planet Labs mostrano che i lavori hanno raggiunto il mare: la strada, lunga poco meno di 7 chilometri, parte da Be’eri, un kibbutz israeliano vicino al confine con la Striscia di Gaza, e attraversa tutta la Striscia fino ad arrivare al mar Mediterraneo. È stata costruita pochi chilometri a sud della città di Gaza, la più grande della Striscia, e in sostanza separa il nord dal resto della Striscia di Gaza.
In queste settimane l’esercito israeliano sta già demolendo migliaia di edifici civili anche lungo il confine fra la Striscia di Gaza e Israele, dove sta creando una “zona cuscinetto” che dovrebbe essere larga circa un chilometro.
La strada crea un «cuscinetto» fra il nord e il resto della Striscia, che permetterà di proteggere l’area, dare la possibilità di fare incursioni dove si trova il nemico, evitare uno spostamento da sud a nord e controllare la zona in modo molto preciso.
Tutto sembra in linea con il piano per la Striscia di Gaza presentato dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a fine febbraio, che prevede che dopo la fine della guerra l’esercito israeliano mantenga una «libertà illimitata» di continuare a operare dentro la Striscia ogni volta che ci saranno rischi per la sicurezza di Israele.
Non è da escludere che la strada possa anche servire a collegare il molo umanitario che gli Usa si apprestano a costruire per far arrivare derrate alimentari e medicinali alla popolazione. La strada costituirebbe una modalità per controllare direttamente quanto viene portato nella Striscia, senza passare dai valichi terrestri egiziani e senza avere rapporti con le organizzazioni umanitarie dell’Onu.





