Netanyahu: Non ci fermeremo finché la minaccia non sarà eliminata
L’Iran ha respinto il piano americano in 15 punti per la tregua in Medio Oriente.
Il portavoce del Ministero degli Esteri ha detto che è stata inviata una risposta ai mediatori impegnati a porre fine alla guerra secondo cui il piano ‘non era in alcun modo accettabile per noi!.
I negoziati sono incompatibili con minacce di commettere crimini di guerra e ultimatum’, ha affermato, aggiungendo che ‘l’Iran ha stilato una serie di richieste basate sui nostri interessi e sulle nostre considerazioni’.
Benyamin Netanyahu, dal canto suo, elimina ogni possibilità di accordi.
“Continueremo – a scritto il leader israeliano su X – con tutta la nostra forza, su tutti i fronti, finché la minaccia non sarà eliminata e tutti gli obiettivi di guerra non saranno raggiunti”.
Netanyahu, su X, dopo l’uccisione Majid Khadami, capo del dipartimento di intelligence delle Guardie Rivoluzionarie, e di Athar Bakri, comandante della Sezione 840 della Forza Quds, ha detto che i due erano “responsabili di attacchi contro ebrei e israeliani in tutto il mondo” e ha aggiunto: “Coloro che lavorano per assassinare i nostri cittadini, coloro che dirigono il terrore contro lo Stato di Israele, coloro che costruiscono l’asse iraniano del male, il loro sangue ricade sulle loro teste. Agiamo con forza e determinazione: raggiungeremo chiunque cerchi di danneggiarci”.
Nonostante le posizioni iraniane e israeliane non diano molte opportunità di successo alle trattative che, comunque proseguono su più tavoli, Axios, scrive che un cessate il fuoco di 45 giorni fra Iran e Stati Uniti è “una delle idee” di cui si sta discutendo al momento.
Axios riferisce quanto afferma un funzionario della Casa Bianca, secondo il quale, tuttavia, l’operazione Epic Fury per il momento continua.
A sua volta Reuters scrive che l’Iran e gli Stati Uniti “hanno ricevuto un piano per porre fine alle ostilità e riaprire lo Stretto di Hormuz”.
L’accordo quadro “è stato elaborato dal Pakistan e scambiato con l’Iran e gli Stati Uniti nel corso della notte” di ieri, ha affermato la fonte, “delineando un approccio in due fasi con un cessate il fuoco immediato seguito da un accordo globale”.
L’intesa, provvisoriamente denominata “Accordo di Islamabad”, prevedrebbe la riapertura di Hormuz “entro 15 – 20 giorni”, con i colloqui finali in presenza a Islamabad.
He la guerra sia anche mediatica lo si evince da quanto afferma l’agenzia iraniana Tasnim, affiliata ai Pasdaran, che bolla le ultime rivelazioni di Axios, definendolo “il mezzo di comunicazione del Mossad per le operazioni psicologiche”.
Il presidente Usa “consapevole della ferma determinazione dell’Iran a rispondere a qualsiasi follia riguardante le centrali elettriche e altre infrastrutture – afferma l’agenzia iraniana Tasnim, sta probabilmente cercando di ritirarsi da questa minaccia per la terza volta, e questo tipo di notizie viene forse diffuso per prepararsi a questa eventualità”.
L’Iran, sottolinea ancora l’agenzia, “ha ripetutamente affermato di non accettare cessate il fuoco temporanei” senza un accordo sulla fine del conflitto e aggiunge: “I nemici americano-sionisti, che sono sotto la pressione della guerra e confusi, intendono sfruttare l’opportunità di cessate il fuoco per uscire dalla crisi delle munizioni e dalla situazione strategica difficile”.
Mentre l’altalena mediatica si sviluppa tra informazioni che sembrano dire che non c’è possibile soluzione diplomatica e chi la ritiene ancora possibile, la guerra continua e ieri il complesso petrolchimico iraniano di South Pars a Asaluyeh è stato colpito da attacchi condotti da USA e Israele.
Lo ha riferito l’agenzia Fars, che parla di ‘varie esplosioni’ segnalate nell’area.
Il ministro della Difesa israeliano Katz ha confermato l’attacco sull’impianto, che ha descritto come la più grande infrastruttura petrolchimica iraniana.
Israele e gli Stati Uniti hanno stilato un elenco completo di obiettivi strategici da colpire in Iran qualora la Repubblica islamica non dovesse soddisfare le richieste dell’imminente ultimatum del presidente statunitense Donald Trump. Lo confermano al Jerusalem Post due fonti.
L’accordo sulla lista degli obiettivi fa seguito a una serie di intense discussioni di alto livello volte a sincronizzare le risposte americane e israeliane alla continua sfida di Teheran. Oltre alla lista definitiva degli obiettivi, è stato completato il coordinamento operativo tra le forze armate statunitensi e quelle israeliane
L’Iran denuncia che decine di università, scuole e centri di ricerca sono stati danneggiati dagli attacchi aerei statunitensi e israeliani, ha dichiarato un portavoce del governo iraniano.
Il canale televisivo iraniano in lingua inglese Press TV, ripreso da Iran International, ha citato Fatemeh Mohajerani, la quale ha affermato che, complessivamente, oltre 100.000 siti civili sono stati colpiti in tutto il paese dall’inizio della guerra, il 28 febbraio.
“Il nemico non può tollerare i successi dell’Iran”, ha dichiarato Mohajerani, secondo quanto riportato da Press TV.
Una testimonianza resa all’Ansa da Hasti Diyè, 40enne docente iraniana che vive con la sua famiglia a Teheran, fa capire che ormai anche la situazione nella quale versa la popolazione civile è grave.
“Ciò che sta accadendo oggi in Iran – ha detto Hasti Diyè – non può onestamente essere definito aiutare il popolo iraniano a raggiungere la libertà: innumerevoli persone sono state lasciate senza casa.
Le infrastrutture vitali del Paese vengono distrutte una dopo l’altra e parte del patrimonio storico iraniano, vecchio di 2.500 anni, ha subito gravi danni.
Quartieri, edifici pubblici, università, frammenti della memoria storica della nazione sono stati ridotti in macerie e ricostruirli, a prescindere da quale governo salirà al potere, non sarà facile. L’Istituto Pasteur, una delle più antiche e importanti istituzioni iraniane per la ricerca medica e la sanità pubblica, è stato bombardato, colpendo direttamente sia il personale che i civili residenti nelle vicinanze”.
“La Repubblica Islamica – continua Hasti Diyè – almeno in termini di repressione, è diventata più forte di prima. Ogni giorno molti -vengono rapiti, accusati di spionaggio, scompaiono senza lasciare traccia, mentre il Paese diventa più militarizzato che mai. Allo stesso tempo, continuano le segnalazioni di sparatorie dirette contro i civili, e coloro che si trovano sotto i bombardamenti vivono nella paura costante, sia degli attacchi che della repressione, senza quasi avere il tempo di respirare”.
La donna racconta che per ora la Repubblica Islamica non ha fallito nella distribuzione di cibo: “I negozi hanno ancora scorte. Ma la crisi principale è il potere d’acquisto della popolazione. I prezzi sono saliti alle stelle, tanto che la classe media è di fatto caduta in povertà, mentre i poveri non hanno quasi più mezzi per sopravvivere”.
Un gran numero di persone ha perso il lavoro o le proprie fonti di reddito e molti anche la casa. Tuttavia chi ha l’abitazione ancora intatta apre le porte a familiari, amici, vicini e a chi ha perso tutto.
“Diverse famiglie – fa sapere Hasti – vivono sotto lo stesso tetto, condividendo cibo, spazio e quel che resta. Ciò che rende ancora bello l’Iran è la silenziosa solidarietà della gente comune: le persone non saccheggiano i negozi, comprano solo ciò di cui hanno bisogno e, se possono, comprano anche per gli altri e fanno donazioni”.
“Volevamo, e vogliamo tuttora, la libertà dalla corruzione e dalla repressione della Repubblica Islamica – ha infine detto Hasti Diyè – ma la guerra, la distruzione e la sofferenza della gente comune non sono mai libertà”.
Per ora rimane da registrare che Donald Trump ha detto che la scadenza di oggi fissata per il raggiungimento di un accordo con l’Iran, è definitiva.
La campagna di bombardamenti continuerà perché il regime, ha aggiunto Trump, “non vuole proprio arrendersi. Se non lo faranno, non avranno più ponti, non avranno più centrali elettriche, niente di niente”.





