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INTERVISTA – ONOREVOLE EUGENIO BARESI: “QUELLO DI AMATO È UN ATTACCO PIANIFICATO”.

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di Silvano Danesi

L’onorevole Eugenio Baresi è stato segretario della Commissione stragi, della quale era vice presidente Sergio Mattarella, e si è occupato, in tutti questi anni, con impegno e senza sosta, di cercare la verità su quanto è accaduto a Ustica nel tentativo di capire non solo le dinamiche della strage, ma anche i collegamenti con il terrorismo rosso e nero e le manine che si sono mosse dietro agli eventi tragici di quegli anni.

Eugenio Baresi è anche un antiquario di valore, tessera d’onore della Federazione italiana mercanti d’arte.

Con Eugenio Baresi ho un’amicizia che dura da molti anni. Nel frattempo siamo diventati vecchi. Lui si è ritirato tra i monti della Valle Camonica, ma non smette di prestare attenzione ai fatti politici italiani che, assieme all’antiquariato e all’arte, sono la sua passione.

L’ho raggiunto per telefono e gli ho inviato alcune domande, dopo che lui, gentilmente, aveva mandato al Nuovo Giornale Nazionale un suo articolo pubblicato il 3 settembre.

Ecco l’intervista, dove evito di usare il lei, perché mi sembra assolutamente fuori luogo.

L’intervento di Giuliano Amato del 2 settembre ha, come ho scritto, lanciato una bomba a grappolo che ha colpito le istituzioni del Paese e, contemporaneamente, il deep state. Difficile capire tutti i messaggi lanciati a grappolo, ma una cosa appare certa, l’intervento destabilizza il Paese. Cui prodest?

No, a mio avviso, nessun intervento con bombe a grappolo che hanno un effetto sugli obiettivi devastante, ma casuale.

Questo è un vero e proprio attacco attentamente pianificato con un comandante, le sue truppe e le salmerie.

Un attacco pianificato, veramente determinato e pericoloso che avrebbe potuto mettere a rischio la stabilità dell’Italia.

Si è scelta una vicenda altamente dirompente ed emotivamente coinvolgente senza alcun rispetto per le vittime, odiosamente approfittando della partecipazione di ognuno di noi rispetto alle tragedie.

Mentendo in maniera spudorata.

Ustica non c’entra nulla, è una vergognosa scusa per coprire una operazione politica.

Serve un collante per rabberciare una inesistente ed incapace opposizione.

L’obiettivo è mettere comunque il governo Meloni in difficolta con i Paesi alleati, di isolarlo e di mettere in difficoltà il Parlamento nel tentativo di aprire una volta per tutte le conoscenze sulle tragiche vicende che il nostro Paese ha conosciuto, schiacciando qualsiasi nuovo approfondimento nel reiterato ritornello del fascismo.

Rendere le prossime elezioni europee un campo di battaglia e non di confronto, far crescere la preoccupazione ed il disagio nelle cancellerie straniere, per altro non tutte così dispiaciute di questo.

Quello che afferma Amato con i suoi sodali è per la gravità delle affermazioni la delegittimazione complessiva della struttura che regge un Paese.

Non è un fatto completamente nuovo e non è nuovo il personaggio oggi capofila dell’operazione.

Il figlio di Bettino Craxi, Bobo, che del padre tenta goffamente solo di imitare gli atteggiamenti, ieri smentendo Amato sulle affermazioni che riguardavano il padre comunque ribadisce “ la stima ed il rispetto verso Giuliano Amato che fu impegnato al fianco di mio padre in una azione di Governo ancora oggi ritenuta mirabile”.

Craxi è stato condannato perché “non poteva non sapere”. Amato mi deve spiegare perché in una vicenda che ha raso al suolo tutta la struttura di direzione e controllo al suo fianco un unico superstite poteva non sapere, bellamente officiando il funerale del mondo in cui lui viveva senza però riuscire a cavalcare nell’immediatezza quello dei nuovi.

Oggi, quasi una nemesi, eccolo cavalcare in prima linea per restaurare il mondo che è appena stato disarcionato dall’arrivo della Meloni.

Ma nell’oggi la novità, ancor più gravemente, se fosse vero quello raccontato da Amato, è la destabilizzazione della massima istituzione dello Stato che evidentemente per il suo ruolo odierno e per quelli che ha avuto anche lui non può non conoscere quello che un ex Presidente del Consiglio ed un ex Presidente della Corte Costituzionale afferma di conoscere.

Un pessimo ed infimo servizio ad un Presidente della Repubblica che in tutti questi anni ha dimostrato una limpidezza davvero meritevole.

Per questo l’operazione politica fallirà miseramente, sarà più impegnativo smontare il danno sulla vicenda di Ustica che in fondo è stata solo una perfida scusa.

Per quale motivo Amato delegittima Mattarella?

È un bersaglio impossibile da scansare quando l’attacco è alla legittimità dell’intera istituzione.

Il Presidente Mattarella manterrà la linea che fino ad oggi ha mantenuto di assoluta correttezza e continuerà ad essere un vero garante delle nostre istituzioni.

Mi auguro che la Presidente Meloni mantenga quella serietà con cui ha risposto ad Amato e non si lasci trascinare in questo perfido tentativo di farci precipitare nella rovina.

Questo duplice comportamento sono convinto porterà a smontare l’intemerata di Amato, le sue falsità, lo sfregio di utilizzare una tragedia.

Amato non può avere prove di un fatto che non è esistito.

L’attacco alla Francia è del tutto strumentale e ha come obiettivo la Nato. Quale è il disegno secondo te?

La Francia e la Nato non c’entrano nulla. É un falso attacco, un attentato in un luogo per far scoppiare la guerra in un altro.

Quello che ci attende in Europa nei prossimi mesi è un percorso pieno di difficoltà e di insidie.

Che rapporti ci sono tra quanto dice ora Amato e le manovre della finanza europea e internazionale in funzione delle elezioni europee?

Rendere la Meloni incapace di aggregazioni, mutilata nella efficacia di quanto è stata in grado di ottenere non serve solo in prospettiva elezioni europee ai sodali di Amato.

Serve anche ad alcuni che nella comunità dell’Europa da sempre operano per se stessi e che temono l’Italia torni ad essere aggregante per la maggioranza o quanto meno aggregante per i consensi qualificati che le decisioni europee richiedono.

Solo l’Italia ha da sempre in Europa ed in genere all’estero quelli che dall’interno le sparano contro fornendo anche le munizioni a quelli che da fuori ci attendono volentieri per danneggiarci.

Questo è stato il ruolo delle attuali truppe di Amato, quella vaga nebulosa del campo largo, che come unica certezza non ha certo l’intenzione di dismettere quel ruolo.

I danni li abbiamo avuti noi cittadini.

Le salmerie dell’informazione sono importanti e strettamente funzionali alle truppe della politica.

Curiosamente i più importanti giornali di opposizione al Governo sono di un signore che è erede di tante cose, alcune delle quali oggetto di controversia parentale e che, da quello che racconta la controversia, se fossero di chiunque altro avrebbero avuto una attenta valutazione sulla limpidezza del transito verso l’estero.

Ma erede anche della Fiat con tutto il suo apparato industriale che silenziosamente viene disarticolato nella più assoluta assenza del sindacato che non dedica a questo misfatto una parola, un gesto di mobilitazione, un semplice cenno.

Un bello scambio con un sindacato che ormai è dichiaratamente con la truppa politica dell’opposizione.

Certo che approfittare di Ustica, una tragedia tanto dolorosa, per costruire una manovra politica è veramente cosa incredibile.

È non solo incredibile, ma inaccettabile perché quello che viene raccontato è il falso più assoluto.

In questo le salmerie dell’informazione sono deontologicamente al livello più basso si possa immaginare.

È assolutamente falso che ci sia stata una battagli aerea.

Non vi erano aerei intorno al DC9, non vi è una prova, tutte le prove sono al contrario.

Chi afferma esserci stata una battaglia aerea è al livello dell’informazione e della giustizia conosciuta nel regime nazista o con Pol Pot se si vuole il campo comunista.

In quei regimi il vero è quello che si vuole, non quello che la realtà manifesta.

Tutte le ricostruzioni televisive di una presunta battaglia sono vergognosa falsità, tutte le ricostruzioni della carta stampata di una presunta battaglia aerea sono il peggior concentrato di falsità.

L’unica opinione a supporto di tali tesi sono le sentenze della magistratura civile, che peraltro ho denunciato al CSM e al Procuratore Generale della cassazione per falsità nella giustificazione del convincimento del giudicante.

Non posso raccontarle tutto e produrre qui tutta la documentazione.

Credo sia sufficiente questo unico esempio che propongo per comprendere la falsità che hanno usato nel raccontare lo svolgimento dei fatti,

Per giustificare che secondo loro c’è stata la battaglia aerea i giudici civili scrivono: “tra le testimonianze che confermavano un’intensa attività militare nell’imminenza dell’incidente, erano degne di nota quelle del capitano CUCCHIARELLI e del sergente COLONNELLI, concordi fra loro e supportate da riscontri esterni emersi dall’analisi dei dati del radar civile di Fiumicino…”.

Nella verità i due hanno dichiarato:”CUCCHIARELLI a specifica domanda se, verificatosi l’incidente, non avesse ritenuto doveroso riferire quanto aveva in precedenza visto sullo schermo radar, risponde che il traffico da lui notato interessava tutt’altro settore rispetto a quello nel quale si era verificato l’incidente, non c’era una relazione immediata. Il COLONNELLI precisa che quel traffico notato non aveva impronta dell’eccezionalità…non era una situazione che poteva creare allarme”.

Aggiungo che le perizie, tutte, sui tracciati radar supportano il fatto che non vi fossero aerei.

Insomma i giudici scrivono l’esatto contrario di quanto i testimoni hanno detto, riportano l’esatto contrario di quello che i tracciati radar hanno registrato.

Ecco su queste evidenti, indecorose e incontestabili falsità si basano tutte le ricostruzioni della battaglia aerea.

I giudici penali che hanno valutato indagini e perizie e che hanno considerato non la loro opinione basata su autoracconti falsi, ma sui fatti e sui documenti hanno stabilito che non vi è stata con assoluta certezza alcuna battaglia aerea.

Hai inserito nella vicenda anche la mancata richiesta alla Nato dei danni per quanto accaduto a Ustica. Ci spieghi cosa significa.

Non io, ma il ministro della Difesa nel 2000 rispondendo ad una interrogazione parlamentare affermò che in base al trattato Nato noi potevano certo richiedere un risarcimento per i danni causati da operatori dei Paese dell’Alleanza solo dopo aver avuto delle sentenze che definissero l’accertamento dei fatti.

Ora nessun Governo fra i vari presieduti dagli esponenti del Pd, cosi tutti proni alla tesi del missile e dei suoi ptropalatori, ha mai chiesto alla Nato di rifonderci le somme che come risarcimento tali sentenze hanno messo sulle spalle dello Stato e di noi cittadini.

Questo è una evidente omissione, questo è un enorme danno erariale.

Tale notizia contenuta nella seconda edizione del mio libro era stata illustrata alla Sala stampa estera a Roma.

Ne venne come conseguenza una interrogazione parlamentare che ebbe persino difficoltà ad essere accettata in quanto conteneva il nome del Presidente della Repubblica ora, che però era pure il Ministro della Difesa allora.

Comunque sia, nessun governo dei cosiddetti democratici si è fidato di presentare alla Nato tale richiesta perché le sentenze civili sono basate su falsità, come ho raccontato prima, e su racconti da ridere.

Indegnità esplicitata nella massima evidenza, perché la consapevolezza di rendersi giullari piuttosto che governanti non ha dato loro il coraggio di fare quello che la legge avrebbe loro imposto di fare.

Incredibile anche qui l’impunità che per alcuni, sempre dalla stessa parte, pare la regola.

Capisci bene come anche questa vicenda renda ridicolo Amato, i suoi sostenitori politici ed i suoi divulgatori giornalistici.

In verità tanta immoralità nella gestione della cosa pubblica meriterebbe ben altro che la compassionevole risata.

 Veniamo ad uno dei nodi più scottanti della vicenda. Il rapporto tra la strage di Ustica e la strage di Bologna. Quale è il nesso, secondo te, che hai studiato a fondo la questione?

Innanzitutto è curioso che per i soliti noti della truppa politica e delle salmerie informative ci sia il dogma per cui la sentenza sulla strage di Bologna sia intoccabile ed indiscutibile, ma al contrario la sentenza per la Strage di Ustica sia non solo da cancellare, ma per loro cancellata.

Anche questa è una indegnità morale prima ancora che logica.

Il nesso lo ricordò il capo della polizia Parisi in audizione alla Commissione Terrorismo e stragi: “Da un punto di vista qualitativo non avevo escluso la possibilità che l’episodio dell’abbattimento dell’aereo di Ustica potesse rappresentare un segnale non percepito. Quando i messaggi non sono percepiti vengono replicati e reiterati, finché non si capisce. Quindi potrebbe essersi trattato il 2 agosto, purtroppo, di una tragica replica stragista” .

In quei mesi ci si trovava a fronteggiare due emergenze e la loro conclusione mi pare che anche al più sprovveduto qualche idea possa crearla.

La prima l’arresto di Abu Saleh Anzeh avvenuto nel novembre del 1979 ad Ortona mentre trasportava due missili contraerei Strela di fabbricazione sovietica insieme ad esponenti di autonomia operaia. Il palestinese era il residente in Italia della fazione di Abu Abbas e risiedeva a Bologna.

La seconda la richiesta del premier maltese Dom Mintoff di ricevere protezione dalla Libia a cui si era inopinatamente affidato.

I Palestinesi fecero di tutto per ottenere la liberazione di Saleh, credo che nelle carte desecretate ci sia anche un messaggio di Arafat che ci esorta a non creargli problemi con le varie fazioni tanto quei missili sarebbero stati usati contro obiettivi israeliani.

In effetti Arafat con l’Italia aveva rapporti di rispetto.

Non Abu Abbas, collegato con la Libia e con l’Iraq, e che conosceremo meglio anni dopo nel dirottamento dell’Achille Lauro e delle conseguenti tensioni italo statunitensi a Sigonella.

Per farla breve dopo molteplici pressioni, interventi dei servizi, decisioni dei tribunali sempre rinviate sulla sua liberazione, dopo inquietanti messaggi dal nostro capocentro del SISMI in Libano che ci informa di riunioni fra Carlos, le fazioni estremiste palestinesi ed i libici per programmare un attentato con innocenti vittime civili, si arriva alla mattina del 27 giugno nella quale sempre dal Libano ci arriva la notizia preoccupata dell’imminenza di un attentato.

Cosa è successo quel giorno lo stiamo analizzando.

Sulla seconda vicenda c’è da notare come la Libia abbia fortemente contrastato il trattato di cooperazione fra noi, la Francia e Malta giungendo a minacciare di considerare “atto ostile” e con gravi conseguenze la firma del trattato stesso.

Tralascio altre analoghe informazioni per giungere alla mattina del 2 agosto nella quale a Malta il nostro sottosegretario agli esteri on. Zamberletti firma l’accordo con il governo maltese… la Francia si era nel frattempo sfilata.

Cosa è successo quel giorno lo stiamo altrettanto ricordando.

Nell’articolo pubblicato dal Nuovo Giornale Nazionale hai scritto che ci sono collusioni fra Carlos, le brigate rosse, i palestinesi (alcuni gruppi palestinesi). Poi accenni alla necessità di indagare sulle riunioni tenute a Lione. Puoi essere più preciso e dettagliato?

É una storia che parte da lontano quella dei rapporti con i palestinesi.

Ripeto quando si parla di palestinesi in termini generali è improprio perché la galassia di quel mondo conteneva buoni e cattivi come tutte le realtà.

Molti si dimenticano cosa scrisse il nostro capocentro del SISMI in Libano poco prima del rapimento Moro.

Il colonnello Giovannone avvisò che era stato informato da Habash che in una riunione a Berlino di terroristi europei, brigate rosse e Raf era stato ipotizzato un attentato che potesse riguardare l’Italia.

Ci disse anche che la parte palestinese farà di tutto per evitarci guai.

Disgraziatamente quello che è successo poi in maggio lo conosciamo bene.

Una parte delle fazioni palestinesi erano incontrollabili anche con tutta la buona volontà delle altre.

Proietta quei collegamenti nelle successive vicende perché gli anni sono i medesimi ed in fondo anche i personaggi.

I collegamenti sono stati mantenuti, l’operatività delle occasioni conosciute.

Certo se certa parte politica non vuole valorizzare quanto si conosce diventa improbabile ottenere risultati.

Ecco questa valorizzazione andrebbe fatta ed andrebbe riferita alla domanda che in precedenza mi hai fatto in riferimento al volo partito da Bologna ed alla strage della stazione di Bologna.

Ricordati che qualche anno dopo nel 1985 ci fu un nuovo attentato all’aeroporto di Fiumicino perpetrato dall’ennesimo sottogruppo palestinese, questa volta di Abu Nidal.

Che rapporti ci sono, in tutta la vicenda di quel tempo, tra il terrorismo rosso e il terrorismo nero?

Assolutamente nessuno direttamente fra loro.

La cosa interessante e ancora rifacendosi al sequestro Moro è che le armi passavano tra criminalità organizzata, ndrangheta, mafia, palestinesi, terrorismo nero e rosso.

Ed è ancora l’indagine sul sequestro Moro che ci fornisce indicazioni assolutamente precise, si pensi che si viene a sapere chi ha venduto le armi, che le armi vendute come giocattoli, avendo semplicemente l’otturatore ed il caricatore in plastica, divenivano operative in un officina della ndrangheta.

Immaginati che 8 dei proiettili usati nel sequestro Moro sono di una partita venduta all’Egitto ed alla Libia, finita ai palestinesi e ritornata in Italia e se ne trovarono altri 128 nel covo di via Gradoli.

Un inciso, ma ovviamente non voglio aprire un altro fronte, ci fu chi aveva “suggerito” che quei proiettili provenissero da un deposito di Gladio… incredibile come sia sempre presente il tentativo di ribaltare i fatti.

Ci vuoi raccontare del generale Giovannone e dei rapporti dell’Italia con i palestinesi?

Il colonnello Giovannone è stato capocentro del SISMI in Libano per diversi anni, una persona che svolgendo un ruolo non solo delicato, ma pericoloso e facilmente a cavallo dell’illecito, credo abbia semplicemente e onorevolmente ben rappresentato gli interessi dell’Italia e curato con attenzione la sicurezza di noi semplici cittadini.

Era ovvio avesse rapporti di collaborazione con il mondo nel quale era stato inviato, in nessuna circostanza si può pretendere di avere senza nulla concedere, ma l’equilibrio mi pare sia riconosciuto.

Sarebbe ora di raccontare anche i retroscena del lodo Moro, un accordo con i palestinesi che non fa molto onore all’Italia.

Tutto nasce con l’attentato all’aereo della Pan Am all’aeroporto di Fiumicino nel 1973 operato da un gruppo di terroristi palestinese.

L’Italia non era già tranquilla di suo, con il terrorismo interno che non concedeva certo un sereno procedere della quotidianità.

Questa duplice preoccupazione portò, credo nella ricerca della tutela dei cittadini italiani, ad addivenire a quasi accordi che prevedessero una certa libertà ai palestinesi in cambio di evitare attentati sul nostro territorio.

Invero come ho prima raccontato pare che questa conclusione non abbia sempre portato ai frutti sperati.

Se posso convenire che può apparire moralmente disdicevole un accordo per come l’ho descritto, vale ricordare che la politica estera italiana è sempre stata in quegli anni linearmente coerente.

Noi siamo nel Mediterraneo, ci siamo per testimoniare e difendere i valori della libertà e della democrazia, ma ci dobbiamo confrontare con tutte le realtà che con noi convivono.

La cosa importante è che mai abbiamo negato il nostro supporto all’unica democrazia che è presente nel Medio oriente e che è quella dello Stato di Israele.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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