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IN UCRAINA IL POPOLO SCENDE IN PIAZZA CONTRO L’AUTOCRATE ZELENSKY

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Per chi suona la campana? Suona per Zelensky e per il suo cerchio magico. E la campana è diventata un coro.

Kiev, Leopoli, Dnipro, Odessa, Sumy, Luc’k: le piazze ucraine si sono ridestate con migliaia di manifestanti nelle strade per contestare la legge approvata in fretta e furia dalla Rada e firmata dal presidente Volodymyr Zelensky che congela i poteri di Nabu e Sapo, le due agenzie nazionali simbolo della lotta alla corruzione.

La maldestra scusa di aver attuato il provvedimento nel tentativo di rafforzare i bastioni contro l’infiltrazione russa dopo l’arresto di due funzionari sospettati di essere al soldo di Mosca, ha finito per incrinare quelli dell’indipendenza degli organi di giustizia e ha scatenato un’ondata di protesta civile e la dura reazione degli alleati occidentali.

“Bisogna purificare tutto”, ha avvertito Zelensky rivolgendosi alla nazione poco dopo la firma della legge, invocando la necessità di proteggere le istituzioni da ogni ombra d’influenza russa.

Il fatto è che per purificare dai russi non si purificano le corruzioni, le mafie, gli interessi trasversali e, ancora una volta, Zelensky accentra il potere nelle sue mani, evidenziando la sua vocazione da autocrate. Le due agenzie, infatti, sono state poste sotto il controllo del Procuratore Generale, nominato dal presidente.

Le proteste, le prime di massa dall’inizio dell’invasione russa nel 2022, si sono svolte nonostante la legge marziale e il coprifuoco.

I manifestanti, tra cui giovani, veterani di guerra e attivisti, hanno sventolato cartelli con slogan come “Veto alla legge”, “Proteggi il sistema anticorruzione, proteggi il futuro dell’Ucraina” e “Abbiamo scelto l’Europa, non l’autocrazia”.

Ecco il punto: l’autocrazia. Di anno in anno, di mese in mese, Zelensky ha eliminato ogni dissenso interno, trasformando quella che si vorrebbe sia una democrazia in un’autocrazia.

Le critiche della piazza, infatti, si concentrano sul rischio che la legge comprometta le riforme democratiche avviate dopo la Rivoluzione di Maidan del 2014 e avvicini l’Ucraina a un modello autoritario.

Transparency International e gli ambasciatori del G7 hanno criticato la mossa, mentre il Kyiv Independent ha accusato Zelensky di tradire la democrazia ucraina.

Le proteste, che hanno visto la partecipazione di figure come il sindaco di Kiev Vitali Klitschko, sono continuate per due giorni, con circa 3.000 persone riunite davanti al palazzo presidenziale il 23 luglio.

Un gruppo di 48 parlamentari, inclusi alcuni del partito di Zelensky, ha presentato una proposta per annullare gli effetti della legge.

Il tema non è solo quello della corruzione, ma anche quella della delinquenza organizzata.

Le organizzazioni criminali ucraine, spesso in connessione con quelle russe, si occupano principalmente di traffico di droga, armi, esseri umani, prostituzione, estorsione e riciclaggio di denaro.

Le mafie ucraine e russe hanno storicamente collaborato, formando un “ecosistema criminale” transnazionale, con profitti stimati tra i 70-90 miliardi di dollari annui.

 La guerra in corso non ha interrotto del tutto queste connessioni, ma ha modificato le dinamiche, con alcune organizzazioni che si sono spostate verso Asia centrale, Stati del Golfo e Turchia.

Odessa è un hub cruciale per il crimine organizzato, con attività legate al traffico di eroina, cocaina e armi, spesso in collegamento con reti internazionali, incluso il Sud America.

 La tratta di esseri umani è un problema significativo, con donne e bambini vulnerabili sfruttati per prostituzione e lavoro nero, specialmente lungo i confini con Moldavia e Romania.

Le mafie si sono infiltrate nei settori della ricostruzione post-bellica e dell’accoglienza dei profughi, mirando ai fondi pubblici, come quelli del Pnrr europeo.

Come riferisce il Kyvindipendent, “anche per i soldati ucraini impegnati in una guerra brutale a centinaia di chilometri dalla capitale, la decisione del presidente Volodymyr Zelensky di smantellare l’infrastruttura anticorruzione del Paese, costruita nell’ultimo decennio, è stata un duro colpo”.

“Penso che il governo (di Zelensky) abbia appena mostrato ancora una volta il suo vero volto, come abbiamo visto fin dal 2019 – ha detto al Kyiv Independent un operatore di droni di 32 anni, noto con il nominativo Architect – È solo che la guerra ha spostato la nostra attenzione”.

I critici, sostiene il Kyv, “affermano che il passo di Zelensky ha sostanzialmente ucciso la lotta dell’Ucraina contro la corruzione e ostacolato le speranze del Paese di una futura integrazione europea”

Facendo eco alle preoccupazioni di alcuni soldati ucraini intervistati dal Kyiv Independent, che si sentivano traditi dal loro presidente, Architect ha accusato le autorità di voler “creare qui la loro piccola Russia”, in un modo che gli ricordava Yanukovych. “Ma questa è (l’Ucraina), non la Russia”, ha detto l’architetto. (Le autorità ucraine) non ci riusciranno.”

Petro Kuzyk, comandante di battaglione della Guardia nazionale ucraina, ritiene che a lottare per la democrazia in Ucraina siano ora i fanti ucraini, che mantengono le loro posizioni nonostante la carenza di munizioni, piuttosto che i funzionari governativi che, a suo dire, vogliono “guadagnare punti politici per sé stessi”. Condannando questa mossa rapida come “un errore fatale delle autorità”, Kuzyk, come riferisce il Kyv, ha affermato di temere che l’abolizione dell’indipendenza delle istituzioni anticorruzione possa offrire al governo ulteriori opportunità di reprimere l’opposizione indesiderata. “La cosa più disgustosa è che, sullo sfondo di un gran numero di scandali di corruzione che coinvolgono rappresentanti del governo, questo sembra un tentativo, molto primitivo, di risolvere e legalizzare i beni che hanno rubato al popolo ucraino”, ha detto Kuzyk al Kyiv Independent.

Ciò che Zelensky ha presentato come un passo avanti verso l’eliminazione delle interferenze straniere, scrive il Kyv, “molti lo hanno interpretato come un passo indietro rispetto alla democrazia e alla trasparenza”.

Il sentiment prevalente è la delusione nei confronti del presidente, un tempo ampiamente considerato un simbolo di riforma.

“Avete perso la fiducia della società”, ha scritto l’attivista Yulia Tymoshenko, il cui commento ha ricevuto oltre 6.000 “Mi piace”.

“Ipocrita, meschino e vergognoso nei confronti di coloro che danno la vita per un paese democratico”, ha scritto Nadia Kurazhnova.

Decine di persone, scrive il Kyv, hanno semplicemente ripetuto gli slogan pronunciati durante le proteste, tra cui “Traditore dell’Ucraina”, “Vergogna” e “Porre il veto alla legge”.

“Signor Presidente, la società è indignata per la legge 12414 e non può accettare altre informazioni da lei in questo momento”, ha scritto l’avvocato Yevhen Pronin.

“Mio fratello non è morto per un Paese come questo! Io sono scesa in piazza Maidan per un altro Paese!” ha scritto la produttrice Viktoria Mircha.

“Gli studenti, con cui è iniziata la rivoluzione della dignità, hanno già 30-35 anni. Sono ormai adulti, e non è così facile ingannarli. A chi è rivolto questo tipo di messaggio?”, ha detto l’editore Kira Kos, commentando il messaggio di Zelensky.

“Signor Presidente, dovremmo fare un altro Maidan?” ha scritto Olya Wysocka. “Vuole seguire Yanukovich? Organizziamoci.”

“Questa è una vergogna e un tradimento del popolo ucraino!!!”, ha scritto il soldato Slava Chornyi.

“Bel discorso. La stampa europea è già piena di titoli che dicono ‘L’Ucraina ha fatto un passo indietro’. Un fiasco politico totale e completo”, ha scritto la giornalista Iryna Guley.

Con una scusa pietosa, Zelensky ha cercato di girare la frittata, ormai confezionata e venduta su tutte le piazze internazionali.

“Ascoltiamo la società”, ha scritto il presidente su Telegram, facendo leva sul “nemico comune” da cui difendersi: “Gli occupanti russi e la protezione dello Stato ucraino” che, ha sostenuto, “richiede un rafforzamento delle forze dell’ordine e dei sistemi anticorruzione e quindi un vero senso di giustizia”.

Il chiarimento non ha però ingannato nessuno.  

Le due agenzie sono “pilastri del programma di riforme” richiesto ai Paesi che aspirano a far parte dell’Unione e la loro indipendenza è “essenziale per preservare la fiducia dei cittadini”, è stata la sottolineatura di un portavoce dell’esecutivo von der Leyen rincarata alla posizione della commissaria all’Allargamento, Marta Kos, che ha bollato la legge come “un grave passo indietro” da parte di Kiev.

Dalla stessa linea si sono mosse anche Berlino e Parigi che, per bocca dei ministri Johann Wadephul e Benjamin Haddad, hanno puntato il dito contro un provvedimento visto come un ostacolo “al cammino europeo dell’Ucraina”.

La levata di scudi più netta è arrivata dal fronte orientale. Il sostegno a Kiev “non è un assegno in bianco”, ha avvertito Praga, a cui ha fatto eco poco più tardi Varsavia spingendosi a etichettare il Paese come “corrotto”. In quanto tale, ha tagliato corto il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski, “non entrerà mai in Europa”.

La maschera è caduta. L’eroe della democrazia, il salvatore della libertà dell’Occidente, il politico senza macchia e senza paura, abbracciato dalla cancellerie occidentali, ha gettato la maschera e sotto la maschera si vede un autocrate che difende gli interessi di un cerchio magico che chiude gli occhi davanti alla corruzione, alle malversazioni, ai mercati clandestini di armi.

Se si vuole davvero che prima o poi, meglio prima, si raggiunga un’intesa con Mosca, forse è ora di cambiare la leadership ucraina, con personaggi credibili.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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