
Ma il sindacato, quando si confrontava con Sergio Marchionne, la testa la faceva funzionare o era prigioniero delle illusioni che la tecno – finanza gli inculcava sulle nuvole della green deal?
Oggi che quelle nuvole portano tempesta e grandine, i dirigenti del sindacato dovrebbero almeno avere il coraggio di ritirarsi a vita privata ,lasciando il campo a chi forse ha un po’ di testa e inizia a pensare ad una vera politica energetica strategica funzionale allo sviluppo del paese.
La grande finanza lascia verdi ,sinistri e sindacati ,che volevano e tifavano per i ritardi della transizione energetica – sole e vento – dopo tante illusioni con il “culo per terra “ e ancora sono lì a vomitare piagnistei insensati quando le fabbriche chiudono e la grande finanza cambia e ripensa la strategia, consapevole di un grande pericolo in corso, in quanto sta perdendo il controllo delle materie prime. Conseguentemente e realisticamente mette “i camerieri di riporto “ che decantavano la transizione energetica ai margini ,perché oggi sono inservibili.
Marchionne ha sempre pubblicamente sostenuto che le fughe in avanti erano puro avventurismo e che la priorità andava data all’elaborazione di un vera strategia energetica efficace ,quindi anche attraverso la costruzione di moderne centrali nucleari .
In questi giorni, il presidente del consiglio italiano ,Giorgia Meloni, ha saputo cogliere la novità nei ripensamenti strategici della grande finanza e ha incontrato il presidente del più grande fondo internazionale per parlare di strategia energetica, concordando la costruzione in Italia di mini moderne centrali nucleari: un’inversione di marcia che rappresenta un autentico segno di responsabilità .





