
Non ce la faccio a stare zitto. Quando vedo intelligenze, che pure stimo tantissimo, rifiutarsi di ammettere la realtà mi sento annichilito. E poi reagisco. Forse male. Spero di essere scusato.
Continuano le tiritere contro la politica di questo governo, sottolineandone le negatività.
Tralascio in questa mia riflessione quelle che, per me, sono amenità: cioè contestare che questo sia un governo conservatore, perché in realtà sarebbe fascista. E’ forse più comodo? Tralascio anche che, nel fare esempi delle cose sbagliate decise, si rimescolino situazioni incancrenite nel tempo: sulle quali convengo, e lo dico convintamente, che non si sta facendo nulla per migliorarle ed anzi si continua nel renderle sbagliate, ma sono antiche. Tralascio anche che alcune questioni contestate sono – nella autoproclamata opposizione – motivi di scontro e non da poco; e dunque risulta chiaro che vi è un grande afflato solo nel dire un no che non significa nulla. Infatti il Governo è lì, ci resta e se corre qualche pericolo è semplicemente perché “il nemico è all’interno”.
Quello che voglio sottolineare è che questo modo di guardare alle cose finisce per avere due effetti. Drammatici, per come la vedo io.
Il primo è che ci si rannicchia nella tanto vituperata, ma tutto considerato calda e rassicurante, atmosfera provinciale della politica nostrana, senza guardare a quello che accade nel mondo; e dunque non riuscendo a considerare che “gli errori” hanno necessità di essere valutati in un contesto che cambia ogni settimana rispetto alla precedente. Vale per un nuova Europa che emerge, vale per i conflitti in corso e quelli all’orizzonte, vale per l’incognita esplosiva Africa e le sue dinamiche, vale per la definizione del mondo nuovamente in blocchi. Poi, come è già successo, ci si meraviglia che accadono alcune cose; che invece non dovrebbero meravigliare: perché, altro che campanelli, vi sono sirene di allarme a suonare. Tra i sordi. E così, sulla politica internazionale, ci si dimentica, a meno di roboanti frasi di solidarietà e qualche modesto corteo di manifestanti trattori compreso, che quello che sta accadendo nel mondo è uno sconvolgimento – che comprende anche un riarmo mondiale con annesso adeguamento delle politiche industriali – che andrà sui libri di storia. E nello stesso modo, l’analisi delle azioni economiche – che vede anche incertezze e pezze calde anziché l’indicazione di obiettivi da cogliere – fa finta di non capire che il crollo della globalizzazione significa – oltre a rimescolare completamente le carte nel mondo – anche nuovi attacchi al welfare, alla stratificazione dei ceti produttivi, agli stessi “contratti sociali” e, non per ultimo, significa nuovi obiettivi della finanza speculativa. Ai quali noi, il nostro povero Paese (anzi povera Nazione), e molto più di tanti altri, siamo soggetti. E che dunque chiedono prudenza e rinvio di decisioni strategiche. Che potrebbero rivelarsi completamente sbagliate.
Questo Governo è da buttare via: ma intanto continua ad avere sostanziali apprezzamenti dal mondo economico internazionale. Non solo spread, rating, rendimenti: anche giudizi “politici”. Ultimi quello di Draghi, per chi sa leggere cosa il “nostro” ha detto recentemente, e del suo braccio destro Giavazzi. Il motivo è, per me, di una semplicità e chiarezza assoluta: in un mondo che allarga i consensi su politiche conservatrici, con una finanza che sta riallineandosi su nuovi investimenti (il rischio è che si passi dagli investimenti sul green – ormai ampiamente contestati – agli investimenti bellici) e su nuovi terreni di speculazione, il nostro Governo – che è conservatore, e lo ribadisco – è “in linea”. Di più: è “rassicurantemente” lontano da una anche minima proposta “socialista”. Farà pure qualche errore, ma insomma……
Il secondo effetto è appunto questo. L’opposizione fa un po’ di spettacolo ma non è in grado di contrastare quelli che ritiene – talvolta a ragione, ma spesso no – errori del Governo, proponendo alternative che abbiano anche il minimo sapore di realizzabilità. Non è in grado di farlo, o non ci crede? Forse entrambe le cose. E, tra la gente, questo si capisce.
Continuare a sottolineare cretinaggini dette da questo o quel rappresentante del Governo fa spettacolo non politica. Mettere in luce la tantissime manchevolezze dell’azione di Governo (e talvolta essendo d’accordo su qualcosa che invece andrebbe contraddetto con tutta la forza possibile) esprime più senso di rancore che non opposizione: non c’è una proposta politica alternativa.
Di qui non se ne esce. Ha ragione Sandro Roazzi: se non riappare la voglia – prima ancora della capacità – di proporre un obiettivo alla Bad Godesberg perché «serve ricostituire una Internazionale socialista e di socialisti, non i fumosi progressisti …… costringa moderati e conservatori a fare i conti con proposte politiche ancorate ai valori socialisti» non c’è futuro.
Conquisteremo questo “nuovo”, che è però l’antico nostro animo, continuando a esprimere il “dolore” perché al Governo non ci siamo noi? Non mi sembra funzioni: da almeno 30 anni.





