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IL SOLE INVICTUS

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di Alessandro Orlandi
 
Nei culti pagani il 21 dicembre (o il 25, giorno del Sol Invictus) era considerato la Porta della Luce, la porta dalla quale il princìpio luminoso e vitale fa il suo ingresso nel mondo. Al contrario il solstizio estivo era considerato la Porta dell’Ombra. Guenon collega i due solstizi ai due san Giovanni, l’Evangelista e il Battista e alle due Porte delle Anime (anche Omero nell’Odissea parla di due porte a proposito dei sogni: la porta di corno e quella di avorio, una da cui passano i sogni profetici, l’altra da cui passano i sogni mendaci). Le due porte, della Luce e dell’Ombra, sono a volte chiamate Porta del Nord e porta del Sud. A questo proposito riporto qui sotto un passo delle Upanishad:
“Prajapati è invero l’anno, due sono le sue vie: una verso il Sud, l’altra che volge a Nord. Coloro i quali considerano come atto il compimento dei sacrifici e dei doveri religiosi, costoro conseguono il mondo lunare e di nuovo ritornano quaggiù. Questo è il motivo per il quale i saggi che desiderano prole procedono sul cammino che mena a sud. La fruizione del mondo dei sensi è infatti la via dei Padri. Coloro i quali, invece, avendo ricercato per la via del Nord il proprio Sé mediante ascesi, studio, fede, conoscenza, conseguono il sole; costoro invero non ritornano più quaggiù perché hanno raggiunto la sede dei soffi vitali che è l’immortalità, la non-paura, il fine supremo.”
Prasna Upanishad, I,9 e I,10
Nel mitraismo la forza vitale del Toro celeste era minacciata dallo Scorpione, che lo pungeva ai genitali e si alimentava della sua energia, un dramma cosmico che toccava il suo culmine poco prima del solstizio invernale, nel giorno più corto, per poi venire superato grazie alla Legge dell’Enantiodromia, che ogni anno assicura la vittoria della luce sulle tenebre. Il tempo lineare del mondo moderno ci allontana da questa percezione cosmologica, legata al tempo ciclico dell’agricoltura e all’osservazione del moto del sole, della luna e delle stelle. Non si tratta solo del fatto che la nostra civiltà tecnologica oscura luna, sole, stelle con luci artificiali, occulta i cicli naturali e distrugge e modifica la Terra in modo irreversibile, ma anche del fatto che il tempo del cristianesimo, che è un tempo messianico, è anch’esso un tempo lineare, che procede da un inizio a una fine e non ci fa vivere nell’idea di un “Eterno ritorno”, ma in quella di una eterna attesa, come in “Aspettando Godot”. Forse nel sistema di riferimento antico, che aveva un forte legame con i ritmi ciclici della Natura, era più facile distinguere la luce dalle tenebre, il bene dal male e il vero dal falso.

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  • Redazione

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