Dopo l’annullamento della condanna da parte della Corte Suprema di Cassazione, Falcomatà ritorna in sella quale sindaco di Reggio Calabria. Nel 2022 era stato condannato ad un anno di reclusione , con pena sospesa, per abuso d’ufficio. La Suprema Corte di Cassazione ha accolto la richiesta formulata dagli avvocati difensori, Marco Panella e Gian Domenico Caiazza, che avevano richiesto l’annullamento della sentenza nel novembre 2022 dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria.
Con l’annullamento della sentenza Falcomatà, che era stato sospeso dalla carica di sindaco a seguito della nota legge Severino, è ritornato a vivacizzarsi il dibattito sull’abolizione del reato d’ufficio. Falcomatà, con l’annullamento della sentenza da parte della Suprema Corte, ha potuto partecipare alla 40esima assemblea dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e durante il suo intervento ha dichiarato: “Ai sindaci va consentito di poter fare i sindaci senza avere paura della firma, avere paura è un sentimento che un sindaco non si può permettere, la paura ti rallenta, ti rende insicuro e questo genera una città che si ferma e va indietro”.
Assolto, ha ricordato che sono stati due anni in cui ha sofferto, ha sofferto la sua famiglia, ha sofferto la città. Questa assoluzione restituisce, in parte, le amarezze di questo periodo. Amarezze che si subiscono anche perchè in questo paese la cultura giustizialista è dominante rispetto alla visione garantista. Un paese rimasto coinvolto da quella cultura giustizialista che considera i politici “come colpevoli non ancora scoperti” e che si è colpevoli anche senza “aspettare i tre gradi di giudizio”.
Come pure “non esistono politici innocenti ma colpevoli su cui non sono state raccolto le prove”. E uno dei più noti magistrati di “Mani pulite”, disse: “rivolteremo l’Italia come un calzino”. E mentre Falcomatà ritorna a fare il sindaco della sua città, Reggio Calabria, il dibattito politico sull’abolizione ritorna a dominare il confronto tra le diverse forze politiche. L’on. Enrico Costa, responsabile giustizia di Azione, a sostegno dell’abolizione del reato di abuso d’ufficio, ha predisposto un dossier contenente le vicende di 150 sindaci ingiustamente indagati, processati per abuso d’ufficio e, dopo tanta gogna, assolti.
Lo stesso on. Costa, mette in evidenza che molto spesso è colpa della politica, che mette in moto la macchina della magistratura. Sono i tanti sedicenti garantisti, quando siedono in Consiglio comunale e si trovano all’opposizione, usando l’esposto in Procura sperano che un Pubblico ministero invii un avviso di garanzia al sindaco del quale sono pronti a reclamare le solite dimissioni. Siamo in presenza di un utilizzo strumentale della denuncia per fare opposizione. Vi è chi anzichè procedere all’abolizione del reato è dell’avviso che bisogna procedere alla sua depenalizzazione, prevedendo una sanzione amministrativa che può aggirarsi tra mille e 15 mila euro. Il ministro Nordio, ha sottolineato che non è la condanna che non arriva mai, è il fango, l’indagine, il processo. Anche solo a modificarlo non cambierebbe niente.
Ma l’ostacolo maggiore all’abolizione del reato di abuso d’ufficio viene dai magistrati, sia in servizio che in pensione, che in stretta alleanza, stanno dando battaglia contro l’abolizione, mettendo in evidenza che con la riforma del ministro Nordio, si darebbe il via ad una “giustizia forte con i deboli e debole con i forti” e il rischio di fatto ad un ritorno a “tempi prefigurando scenari di illegalità diffusa ed impunità”. La battaglia continua.
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