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Il Segreto Andalus

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Segreto Andalus

Lo splendore della penisola iberica

Garuda continuava a volare e ricordare cosa aveva visto per prima e, poi, tutto il resto, racchiuso ora in un gorgo che sembrava precipitare continuamente verso il basso.

Nell’estremo sud del più antico nome della penisola, Iberia, si ergeva la madre: Madrid.

La principale villa de dios reca ancora oggi, ovunque, il principio della più antigua Villa Madre, rigogliosa terra fertile, ricca di giardini e melograni, ora ridotti a simboliche astrazioni…

Quam mutata ab illa!

Della Mater Matuta si conserva velata memoria al Prado, dove oltre i ritratti del Goya, della Maya desnuda e vestida, riluce la rappresentazione dell’eden di Tiziano in cui la madre coglie dall’albero della vita, per mano del figlio, in luogo del più antico serpente, il segreto dell’eterna giovinezza.

Nella rappresentazione, inoltre, il padre piegato in adorazione di entrambi e l’imago di una volpe, di cui Hegel avrebbe detto significare l’astuzia della ragione.

Terra di confine tra due (e più mondi), simboleggiata dal nodo, che Alessandro, si dice volgarmente per primo, intese sciogliere a Gordio. Ma, egli non fu né il primo né l’ultimo.

E allora, via così – tra iberici, celti, ebrei, arabi, romani etc. -, sotto l’egida giuridica di Isabella, reina de Castiglia e de Leon, el nuevo camino di Cristóbal Colón.

Da Madrid a Toledo, antica comunità ebrea sefardita, poi araba, poi romana, sacro luogo in cui è rappresentata una imago di san Cristóbal, detto Cristofaro, che reca sulle spalle il niño de oro.

Antigua casa di Teresa, altra catolicisima come Isabella della terra diventata romana. Teresa de Ahumada terzogenita di Alfonso Sánchez de Cepeda e di Beatrice de Ahumada.

Il padre, di origine toledana e di stirpe ebraica, strinse relazioni amicali con todos los caballeros giunti colà, nella sierra madre, ebrei sefarditi, arabi e romani tutti dediti alla tradizione del Cristóbal citato.

In adorazione, come l’orso del corbezzolo di Madrid, del melograno di Granada, simbolo storico e araldico fin dal periodo, che i romani dicono moresco, ma legato indissolubilmente all’immane fortezza dell’Alhambra, che conserva il ricordo musulmano, nitido e lussureggiante, dell’eden e della puerta del sol madrilena.

Granada: magnificentissima civitas dei!

Lungo el camino de la vida, non può mancare l’orrido, ed ecco el barranco di Ronda sul Tajo. Simile al gorgo, al maelstrom dei celti norreni giunti qui almeno dal VI secolo prima dei romani cristobaliani.

Dominata da una più famosa plaza de toros, meta di pellegrinaggio di più noti scrittori e attori moderni come Ernest Hemingway e Orson Welles, amico del più noto matador Antonio Ordóñez.

Ma, el camino conduce ovunque alla resurrezione e allora ecco Sevilla e la celeste visione della villa dell’eden dal giardino della Giralda: magnificentissima turris clara. All’interno della quale, il muezzin percorreva a cavallo 34 rampe e a piedi 12 scalini, prima di ascendere alla vista della civitas dei sottostante.

En la villa, diffuso è il suono di un’antica danza, che precede il tempo di Dioniso, ed echeggia ovunque. Il flamenco è nato qui, come arte della fuga del mulino di Amleto e di Cervantes, nel sud della Spagna.

Esso fonde intensamente canto, danza e accompagnamento di chitarra. Nato come voce dei popoli gitani, arabi ed ebrei, oggi é una triste icona del folklore spagnolo.

Quam mutata ab illa!

Sevilla: la villa del nodo, a cui Cordoba-la mezquita da’ testimonianza perenne di una storia vera, un camino de verdad, verdadero, autentico, che non s’interrompe e non può interrompersi: “gustate et videte quam suavis est dominus”.

Messaggio recato dal ritratto di una meno nota coena domini, un convivio terreno nel quale l’imago al centro rappresenta una mujer con la testa poggiata sulla spalla sinistra dell’hombre.

Ecce Homo.

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