Home Politica estera IL NUOVO POLO CHE PROVA A RUOTARE INTORNO A XI JINPING

IL NUOVO POLO CHE PROVA A RUOTARE INTORNO A XI JINPING

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Leggere e analizzare quanto porto all’attenzione di chi legge, significa la necessità di immergersi in una scena geopolitica che sta assumendo i contorni di una vera “svolta d’epoca”, una cesura storica, mi porta a riflettere su più piani: quello simbolico, quello strategico e quello storico.

L’immagine di Putin, Modi, Kim, Pezeshkian ed Erdogan, tutti riuniti attorno a Xi Jinping, restituisce la percezione di un vero e proprio “sistema imperiale” che si sta strutturando attorno alla Cina. Non si tratta solo di diplomazia o di affari, è il linguaggio rituale di un mondo multipolare in formazione, dove Xi non si limita ad ospitare, ma si pone come fulcro, garante e anfitrione.

Quella che la stampa descrive come “corte” non è un termine casuale, che evoca un’architettura politica in cui i leader gravitano attorno a un centro che irradia prestigio, sicurezza e direzione. È una rappresentazione che richiama alla memoria le grandi corti imperiali della storia asiatica, in cui il riconoscimento simbolico contava quanto (se non più) delle alleanze formali.

L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, nata come meccanismo di stabilizzazione regionale, oggi appare sempre più come il contraltare dell’Occidente collettivo. Con i suoi membri effettivi e osservatori, copre oltre metà della popolazione mondiale e una quota crescente di risorse energetiche e industriali.

Il summit di Tianjin si colloca in un momento cruciale, nel quale la Russia, isolata dall’Occidente, trova in Pechino il partner indispensabile. L’India, pur restando legata all’Occidente in parte, scopre convergenze con Pechino di fronte alla pressione commerciale e militare americana. L’Iran, fresco di ingresso nello SCO, porta con sé il peso del Golfo Persico e il dossier nucleare. La Turchia, “ponte” tra NATO e Oriente, partecipa per non essere esclusa dal grande gioco euroasiatico.

Non a caso, si parla dello SCO come di un’alternativa alla NATO o, meglio, come di un polo parallelo, meno rigidamente militare ma più ampio in termini demografici, economici e geografici.

Xi e Modi, che parlano di “drago ed elefante che danzano insieme”, segnano un passaggio che fino a poco fa sembrava impossibile, considerando le tensioni di confine tra India e Cina. È il riconoscimento che l’attrito reciproco indebolisce entrambi, mentre l’unità o almeno la convergenza li rafforza in uno scenario di crescenti fratture con l’Occidente.

Putin,da parte sua, si presenta a Tianjin con una Russia più dipendente che mai dalla Cina. Ma proprio per questo, Mosca diventa funzionale al disegno di Pechino, fornitore energetico, alleato militare e pedina strategica nella costruzione di un blocco anti-occidentale.

Kim Jong Un e Pezeshkian completano il quadro: il primo, con la sua presenza a Pechino per la parata militare, sottolinea la continuità del legame con la Cina e la Russia; il secondo porta il messaggio di un Iran che, pur sotto sanzioni, cerca legittimità internazionale e nuove sponde economiche.

Guardando tutto ciò con occhi attenti, emerge una prospettiva che fa intravedere che non è più il tempo di un ordine mondiale unipolare. L’Occidente non ha più il monopolio del “centro” politico e simbolico del pianeta. Xi Jinping, con questo vertice, si accredita come architetto di un ordine alternativo, che unisce paesi emarginati, sanzionati o solo insofferenti verso la dominazione americana.  

Ciò che colpisce, e che fa intravedere la “svolta”, è il fatto che paesi con interessi divergenti (Russia e India, Iran e Turchia, Cina e India stesse) trovino un terreno comune. Non è un’alleanza di ferro, ma è una comunità di destino, punita dalla percezione di vivere in un’epoca di “trasformazioni che accadono una volta ogni secolo”, come ha detto Xi.

E’ un mondo che si ricompone. Questa iniziativa non va letta solo come un vertice, ma come un laboratorio di futuro. A Tianjin si sta provando a cucire un tessuto che superi le divisioni imposte dalla Guerra Fredda e dal dominio occidentale degli ultimi decenni. Non è detto che ci riescano, le rivalità interne restano fortissime.

Ma il solo fatto che Modi e Xi parlino di “amicizia”, che Putin venga accolto con onori imperiali, che Pezeshkian ed Erdogan siedano allo stesso tavolo, segna una rottura con il passato recente. Il Sud del mondo, come lo definisce Xi, non solo rivendica voce: si sta dotando di strumenti, rituali e linguaggi comuni per agire insieme.

E in questo, da osservatore, non posso che vedere una potenziale rivoluzione silenziosa, destinata a cambiare il secolo.

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  • Redazione

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