Il baricentro della competizione globale si sta spostando dall’equatore alle regioni polari
Per secoli la storia mondiale è stata scritta attorno ai mari caldi.
Il Mediterraneo, Suez, Hormuz, il Golfo Persico, il Mar Rosso e l’Oceano Indiano hanno rappresentato il cuore della geopolitica globale, delle guerre energetiche e delle grandi rotte commerciali del pianeta.
Oggi, però, il mondo sta lentamente cambiando direzione. Mentre l’attenzione internazionale resta concentrata sull’Ucraina, su Gaza, sull’Iran o sul Pacifico asiatico, la trasformazione strategica più profonda potrebbe stare avvenendo molto più a Nord, nei ghiacci artici.
Per la prima volta nella storia moderna il baricentro della competizione globale si sta progressivamente spostando dall’equatore alle regioni polari. Ed è proprio qui che si collegano eventi apparentemente lontani tra loro.
Da una parte Zelens’kyj apre alla possibilità di un incontro diretto con Putin, segnale che la guerra ucraina sta entrando in una fase diversa, sempre meno emergenziale e sempre più legata alla futura architettura strategica eurasiatica.
Dall’altra Russia e Stati Uniti rilanciano il memorandum sul progetto del tunnel nello Stretto di Bering, uno dei più antichi sogni geopolitici della modernità, collegare Eurasia e Nord America attraverso una infrastruttura permanente sotto l’Artico.
È probabilmente una delle immagini più potenti del XXI secolo due mondi vicinissimi geograficamente ma separati da sistemi strategici, interessi militari e temporalità politiche differenti. Eppure, il vero tema non è il tunnel in sé.
Il vero tema è che l’Artico sta smettendo di essere una periferia ghiacciata per trasformarsi nella futura infrastruttura strategica del pianeta. Il disgelo polare sta infatti modificando progressivamente la geografia economica mondiale.
Le nuove rotte artiche riducono drasticamente i tempi commerciali tra Asia ed Europa rispetto ai percorsi tradizionali che passano per Suez. La Northern Sea Route controllata dalla Russia potrebbe diventare una delle arterie più importanti del commercio globale del XXI secolo.
Il valore strategico della Groenlandia, dell’Alaska, delle Svalbard e dell’Artico canadese. Non soltanto per le immense risorse energetiche e minerarie, ma soprattutto per il controllo aerospaziale, i radar antimissile, le rotte sottomarine e le future infrastrutture digitali globali, la guerra delle connessioni.
Europa, Stati Uniti e Asia stanno progettando giganteschi cavi sottomarini polari destinati a collegare direttamente i continenti passando sotto il ghiaccio artico. Questo è l’aspetto meno raccontato della nuova geopolitica del Nord, la guerra delle connessioni.
Europa, Stati Uniti e Asia stanno progettando giganteschi cavi sottomarini, progetti come Polar Connect e Far North Fiber puntano a creare una nuova dorsale digitale capace di unire Norvegia, Finlandia, Irlanda, Canada, Alaska, Stati Uniti e Giappone attraverso le rotte polari.
L’obiettivo non è soltanto aumentare velocità e sicurezza delle comunicazioni globali, ma costruire infrastrutture strategiche indipendenti dalle aree geopoliticamente instabili del pianeta, dal Mar Rosso allo Stretto di Hormuz, fino alle reti terrestri controllate da Russia e Cina. Groenlandia, Alaska, Svalbard, Islanda e Artico canadese stanno assumendo un valore strategico crescente.
Non sono più periferie ghiacciate del pianeta, ma i futuri nodi di una rete destinata a collegare direttamente Europa, America e Asia attraverso il Polo Nord.
Chi controllerà le future dorsali digitali artiche avrà un grande potere, ed è per questo il Nord si sta rapidamente militarizzando.
La Russia ha potenziato rompighiaccio nucleari, basi artiche e sistemi missilistici lungo la Northern Sea Route.
La NATO rafforza presenza navale, radar e capacità di sorveglianza polare. Stati Uniti, Canada, Norvegia e Danimarca stanno ridefinendo le proprie strategie difensive guardando sempre più verso il Circolo Polare Artico.
Per decenni abbiamo immaginato che il destino del mondo si decidesse tra deserti, oleodotti e stretti mediorientali. Ma il XXI secolo potrebbe essere molto diverso. Mentre il mondo continua a guardare verso Sud, la geopolitica sta già salendo verso Nord.


Elena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.


