L’America deve restare il Paese che difende la democrazia nel mondo
L’America è il Paese nel mondo occidentale più a rischio di tutti e con essa tutto l’Occidente.
La democrazia americana è il baluardo dell’intero Occidente e lo è non solo sul piano economico e sul piano militare ma sul piano dei valori assoluti che la democrazia statunitense ha sempre tutelato e per i quali si è sempre battuta.
Non possiamo permetterci di perdere l’America come Paese che difende la democrazia nel mondo.
Questo potrebbe essere il vero disegno della Cina e della Russia; non avere più una potenza di carattere economico, militare e di valori.
Trump è il grimaldello di una possibile operazione di questo tipo ?
Viviamo ancora in grotte ancestrali e adoriamo ancora totem e abbiamo ancora dei tabù.
Un totem che abbiamo ben chiaro nel nostro confuso occidente è proprio il fatto che gli USA tutelino e abbiano sempre tutelato valori nella democrazia e della libertà.
Valori tra loro del tutto inscindibili.
La democrazia americana, nell’immaginario collettivo, è quanto di più evoluto e socialmente condiviso possa essere inteso come sistema democratico.
In verità, molte delle realtà sociali che negli Stati Uniti vi sono, in parte sono molto diverse da quanto un cittadino europeo o asiatico possa immaginarsi.
Il sistema elettorale americano non ha mai “partorito” un Presidente che non fosse già molto ricco e/o molto potente, o tutte e due le cose insieme.
Il tessuto elettorale del sistema americano è intriso dal potere delle lobby che veicolano e fanno da guida in relazione alle elezioni presidenziali.
Tutto questo vorrà pur dire qualcosa.
Il vero potere politico, poi veniamo a quello economico, è da sempre stato nelle salde mani di ricchi e potenti uomini e donne che, in larga parte, da decenni erano sulla breccia della politica nazionale.
Ma il sistema di scelta e, quindi, di nomina del Presidente che, a sua volta, sceglie le varie cariche della sua amministrazione, ha una struttura che potremmo dire assolutamente democratica.
Tutto questo a prescindere dal fatto se il Presidente è espressione dei Democratici o dei Repubblicani.
Il candidato “figlio di nessuno”, e, quindi, persona libera, non ha alcun futuro e non si è mai visto in terra americana.
È un sistema elettivo presidenziale a doppio turno che prevede i cosiddetti “Grandi elettori”, che vanno poi a eleggere il candidato Presidente.
Fatte queste osservazioni di massima, si deve, comunque, rappresentare che il potere esecutivo negli USA, indubbiamente forte, ha pesi e contrappesi che ne bilanciano l’effetto.
Uno di questi, sicuramente il principale, consiste nel potere legislativo: ovvero nel Congresso.
In una democrazia matura, come quella degli Stati Uniti d’America, la chiave dei bilanciamenti dei poteri è essenziale per il vivere civile.
Vi sono, altresì, dei poteri propri all’esecutivo che non possono prescindere dall’avallo del Congresso e, una di queste, è lo stato di guerra o l’attacco armato a stati stranieri.
Tutto ciò, in questo momento, è molto relativo e Trump e la sua amministrazione hanno compiuto atti di guerra senza informare il Congresso e averne un avallo politico; o mettendolo al corrente in tempi successivi.
Vi è, di fatto, un’attività del Presidente Trump che può essere catalogata come priva di controllo e, quindi, come se lui e la sua amministrazione potessero agire del tutto indisturbati, senza avere da parte del Congresso alcun assenso e senza informarlo.
In una parola, anche se ci rendiamo conto di marcare molto sul tema, Trump e la sua amministrazione tengono atteggiamenti tipici di soggetti autonomi e sciolti dal potere in se e, dunque, che possono avere comportamenti dispotici.
Portando all’estremo il nostro ragionamento si può, addirittura, valutare se da un tessuto democratico nel quale è ben chiara la tripartizione dei poteri sia potuto nascere un “sistema” autoritario che, in determinate situazioni, agisce in modo alieno rispetto agli altri poteri riconosciuti.
La questione – che poniamo come una provocazione – non è di poco conto.
Sarebbe la prima volta che un sistema profondamente democratico, quale quello in esame, partorisce un fenomeno potenzialmente dispotico, per non dire dirigista, fino a poter deviare verso un sistema “simil dittatoriale”.
Siamo nella fanta-politica ?
Forse, ma è pur vero che oggi i legami tra Stati sono rapporti di forza non basati sul diritto internazionale e sugli organismi di tutela del diritto nel Mondo.
Una ipotesi di “simil dittatura” può accadere quando senza il controllo del potere legislativo e del potere giudiziario, il potere esecutivo non risponde più al bene supremo della Nazione e del popolo, ma agli interessi di chi ha voluto quel determinato Presidente (lobby).
Sappiamo di correre molto e di portarci dietro critiche forse anche giustificate, ma, in realtà, tutto è possibile quando il Presidente di una Nazione così potente come gli Stati Uniti è espressione di un’elezione voluta da determinate lobby.
Tutto può diventare possibile se il potere impiegato è collegato al fino rosso o nero, che unisce eletto ed “elettori”, in senso di chi orienta l’elezione.
Le dinamiche del “Potere” inteso come capacità, o volontà, di fare tutto ciò che si vuole possono diventare labili se un potere dei tre si arroga non solo un ruolo egemone, ma un ruolo autonomo e senza controllo.
La democrazia poggia le basi sulla tripartizione dei poteri, il loro ruolo autonomo, ma intersecato con gli altri.
L’esecutivo è controllato dal Parlamento, il Parlamento dal popolo e il potere giudiziario deve essere indipendente e autonomo e deve applicare la legge.
Nel caso degli Stati Uniti, il fatto che il Prosecutor sia eletto aiuta il sistema di controllo del potere popolare in merito alla figura del PM.
Se il potere esecutivo, democraticamente eletto, finisce per operare senza una relazione di interlocuzione con il potere legislativo e attacca il potere giudiziario o ne fa strumento di “repressione”, diventa complicato definire ancora democratico il sistema.
Trump e la sua amministrazione, in particolare, nella vicenda dei dazi e delle guerre al Venezuela e all’Iran, atto dovuto per omaggiare Israele o, meglio, il suo Presidente Netanyahu, hanno dato ampia prova di “gestire” il potere in modo autoritario e non condiviso, come sarebbe stato, invece, doveroso fare.
Tutto ciò apre strade a un’ipotetica – almeno per ora – forma di “dittatura” istituzionale in un corpo democratico.
Se uno dei poteri deborda dalla funzione che ha e questo potere è quello esecutivo il passo verso una deviazione autoritaria è brevissimo.
Gli USA stanno assaggiando, per la prima volta, questo stato di cose.
Ma l’America vuol dire il mondo, perché i riflessi dell’agire della amministrazione Trump sono visibili e si colgono a livello mondiale.
Si potrebbe sostenere – ma non abbiamo gli strumenti per farlo – che l’atteggiamento dell’amministrazione americana oggi preluda – per la prima volta – a un dirigismo e un potere decisionale senza controllo, o quasi, che è tipico dei regimi totalitari.
L’America, e il mondo intero, si devono interrogare su questo tema, perché la democrazia si basa su un bilanciamento di poteri e di rapporti e non su di un sostanziale disequilibrio tra gli stessi.
Nessuno dei tre poteri può prevalere sugli altri.





