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IL MINISTRO NORDIO SOTTO ATTACCO

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di Gianvito Caldararo
 
Dopo aver detto che quelle dell’ANM – Associazione Nazionale Magistrati – sono delle “indebite interferenze”, non c’è pace per il ministro Nordio. Gli attacchi sono continui e sistematici. In prima linea vi è il presidente dell’ANM, il dott. Giuseppe Santalucia, il quale nessuna delle proposte di riforma persuade. Soffermandosi sull’abolizione del reato di abuso d’ufficio, ha detto: “si rischia di indebolire il cittadino di fronte all’eventuale prevaricazione arrogante di chi a quell’ufficio è preposto”.
 
Mentre con le limitazioni e il restringimento del traffico delle influenze, anticamera dei fatti di corruzione, si rischia l’azione dei faccendieri senza scrupoli. In ordine alla polemica della “indebita interferenza”, ha dichiarato: “che non c’è dubbio che sia il Parlamento a dover decidere, ma non è sintomo di vitalità democratica la pretesa di ridurre al silenzio i magistrati, che invece possono contribuire costruttivamente con il loro punto di vista argomentato e ragionato, frutto di esperienze professionali qualificate, a una migliore messa a fuoco dei problemi e delle soluzioni”. Secondo Santalucia, non spetta al ministro della giustizia né ad altri riconoscere o meno cittadinanza sulla scena pubblica a un soggetto collettivo come l’ANM.
 
Infatti, è la Costituzione con l’articolo 18 ad attribuire a tutti i cittadini, ivi compresi i magistrati, il diritto di associarsi liberamente per finalità non vietate dalla legge penale. In una democrazia liberale, sottolinea Santalucia , che fa del confronto e delle idee la sua forza, “suonano stonate le parole del ministro Nordio che taccia come interferenza la critica ragionata dell’ANM”. Ancora più severo è il giudizio dell’ex magistrato Pietro Grasso, già presidente del Senato della Repubblica, il quale ha dichiarato: “Non pensavo si potesse arrivare a tanto, addirittura fino a legalizzare l’illegittimità. Nonché stravolgere i principi costituzionali di parità tra accusa e difesa.”. E’ intervenuta anche la vice presidente dell’ANM, la dott.ssa Alessandra Maddalena, per la quale “le parole del ministro Nordio destano perplessità, anche perché due settimane fa, con una lettera indirizzata alla magistratura associata, aveva espresso l’auspicio di un costruttivo dialogo con l’ANM lungo il cammino delle riforme”. L’abolizione del reato di abuso d’ufficio, comporta per la Maddalena, “una ricaduta negativa sulla tenuta dell’etica pubblica”. Davvero, si chiede la vice presidente dell’ANM, “in nome della semplificazione burocratica, si può lasciare campo totalmente libero all’uso distorto della funzione pubblica”?
 
L’abolizione del reato di abuso d’ufficio mette l’Italia in contrasto con l’Europa, la quale all’art.11 dei vincoli stabiliti dal trattato di Merida, è stabilito di prevedere il reato di abuso d’ufficio, definito “abuse of functions” (letteralmente “abuso di funzioni”). Secondo il pensiero della dott.ssa Maddalena, con la riforma Cartabia, che stabilisce presupposti più chiari e rigorosi per l’iscrizione nel registro degli indagati, impediranno sempre più di frequente l’avvio stesso delle indagini. Mentre, per il reato di traffico di influenze illecite, la Maddalena riconosce che trattasi di una fattispecie che non da dato buona prova di sé, generando numerosi contrasti interpretativi per un chiaro deficit di tassatività.
 
Nel mondo politico circola , con insistenza, la voce che tali attacchi riusciranno a fare breccia in alcuni settori della maggioranza. In tale direzione è intesa la dichiarazione di Tajani, vice presidente del Consiglio e ministro degli esteri, attuale responsabile di Forza Italia, quando dichiara: le riforme devono essere fatte in accordo con la magistratura. Anche alcuni settori di Fratelli d’Italia, invitano Nordio al dialogo e al confronto con la magistratura associata e ad evitare lo scontro frontale. La domanda che nasce spontanea è la seguente: “reggerà fino alla fine questa maggioranza? Sarà in grado di portare a termine il percorso delle riforme della giustizia? In tutta questa situazione, manca la voce dei tanti amministratori pubblici e dirigenti pubblici, che a seguito di un avviso di garanzia hanno dovuto subire un’agonia mediatica, vedere distrutta la carriera e attendere numerosi anni per vedere l’assoluzione piena dai reati contestati. Antonio Bassolino, già sindaco di Napoli, ministro e governatore della regione Campania, dopo la 19esima assoluzione con formula piena, dichiara: “Giustizia lumaca è un vantaggio per i disonesti”. “I tempi della giustizia sono lunghi e ingiusti”.
 
Questo è il dramma e la malattia della giustizia italiana.

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  • Redazione

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