
di Gianvito Caldararo
Ritengo infondate ed eccesive le critiche e gli attacchi che da tempo vengono rivolte al ministro Carlo Nordio. Mi è capitato di avere tra le mani, una relazione che Nordio, Sostituito procuratore, svolse nel lontano 16 dicembre 1997, in occasione di un convegno organizzato dalla Rivista “Stato”.
Il titolo attribuito alla relazione fu : “Corruptissima in Repubblica Plurimae Leges “, cioè la locuzione latina di Tacito che significa: “moltissime sono le leggi quando lo Stato è corrotto”. Già allora si dichiarava più pessimista dei Procuratori Generali “le cui parole vengono applaudite ma il cui contenuto viene ignorato”. Affermava che lo stato della giustizia era vicino al collasso. La nostra giustizia, dichiarava Nordio, “assomiglia a quel cavaliere dell’Orlando furioso, che continuava , che continuava a combattere pur essendo morto senza esserne accorto”. Riferendosi alla giustizia civile, affermava che era “defunta”, dal momento che la durata media di una causa civile è di circa 15 anni. Sosteneva, a giusta ragione , “che una sentenza del genere dopo tanto tempo non è giusta, né ingiusta, ma una presa in giro”.
Passando a trattare della giustizia penale, dichiarava “che è molto peggiore. Entrando nel merito, sottolineava che stava collassando sotto i tre profili: “quello del diritto sostanziale, quello del diritto processuale e quello dell’ordinamento giudiziario”. Il nostro ordinamento processuale, cioè il nostro processo, per Nordio era una sorta di colabrodo e parafrasando una frase di Churchill: ” essuno sa cosa sia”.
E’ stato introdotta nel 1989, ad opera del ministro Vassalli, medaglia d’oro della Resistenza, ma come afferma Flick, già ministro alla giustizia, “la riforma Vassalli fu epocale, ma non tutti la capirono”. Una riforma modificata una trentina di volte in senso “bustrofedico”, cioè come si volgono i buoi nei lavori d’aratura, da sinistra a destra e viceversa. Ora in senso garantista, ora in senso giustizialista.
Nessuno sa, dice Nordio, cosa è oggi il nostro codice, se garantista o giustizialista, se sia su una struttura modellata su un sistema accusatorio anglosassone o una frittata riscaldata del vecchio codice inquisitorio. Allora , Carlo Nordio sosteneva: “abbiamo una Ferrari con un motore di una 500. Una fuoriserie costosa e rapida, senza benzina per farla correre e senza piloti addestrati che sappiano condurla. La situazione è quindi drammatica perchè il corpo del processo penale che avrebbe dovuto essere accusatorio ed orale è invece minato da questo continuo trasformismo che lo riporta verso la sua concezione originaria di procedimento inquisitorio e scritto.
Nordio, evidenzia la polemica sull’articolo 513, nonostante che il Parlamento sia riuscito a modificare questa norma incivile che consentiva di processare le persone senza che potessero vedere in faccia l’accusatore, dopo una lunga e laboriosa e travagliata serie di modifiche, è stato sufficiente che un Procuratore della Repubblica, sottolinea Nordio, “per quanto prestigiosa levasse delle proteste perché il Parlamento e il Governo entrassero in fibrillazione prospettando la possibilità di una nuova modifica. Il che dimostra che vi è una certa timidezza e subordinazione della politica di fronte alla magistratura.
Ora si resta di vedere se ancora oggi la situazione è rimasta tale o se Nordio, riuscirà a cambiare tale anomalo rapporto.





