
di Gianvito Caldararo
MES (Meccanismo Europeo di Stabilità). A seguito dello scontro tra i diversi esponenti politici, l’acronimo MES si è trasformato da “Meccanismo Europeo di Stabilità” in MES: “Messa in Esibizione di una Sceneggiata”. Infatti, più che il confronto prevale lo scontro, facendo ricorso, in maniera avvilente, anche a delle fake news. Vengono diffuse notizie infondate, allarmismi inutili e pericolosi per la stabilità finanziaria del nostro Paese. Eppure dal 2012 tutti i governi che si sono succeduti, a partire da quello guidato da Berlusconi, hanno avuto a che fare con il MES. L’Italia come Paese ha sottoscritto il MES, che come noto ” è un trattato intergovernativo, al di fuori del quadro giuridico della UE (Unione Europea), con la funzione fondamentale di concedere, sotto precise condizioni, assistenza finanziaria ai paesi membri che- pur avendo un debito pubblico sostenibile – trovino temporanee difficoltà nel finanziarsi sul mercato “.
La sceneggiata scaturisce dal fatto che l’Italia è l’unico Paese a non aver ancora ratificato il relativo trattato del MES, dopo che l’Italia ha sottoscritto un impegno finanziario di 125,3 miliardi di euro e versato già 14 miliardi di euro. La Francia ha sottoscritto un impegno di 142,7 miliardi di euro e la Germania di 190 miliardi di euro. Nel corso di questi lunghi anni, abbiamo assistito alla diffusione di notizie clamorosamente false. Si è detto che nessun Paese europeo ha utilizzato il MES. Risposta: Falso. Infatti, il MES è intervenuto ed è stato utilizzato dai seguenti Paesi: Cipro, Portogallo, Irlanda, Spagna e Grecia. Si è giunti a dire che il Governatore della Banca d’Italia, Visco, ha definito un “enorme rischio la riforma. No, il Governatore ha detto che l’accesso al MES” non prevede un meccanismo automatico di ristrutturazione dei debiti sovrani”. Situazione illustrata sia in un intervento del 15 novembre 2019, quando ha testualmente affermato: “La diffusa preoccupazione per i debiti pubblici elevati è giustificata in quanto essi sono una fonte di rischio sistemico. Anche se sono fondamentalmente solvibili, i paesi fortemente indebitati sono più vulnerabili agli shock di liquidità e a valutazioni negative da parte dei mercati circa l’impegno delle autorità nazionali nel garantire la stabilità finanziaria”.
E sulla base di tale obiettiva analisi e concreta riflessione, annunciava che “sta per essere finalizzata la riforma del Trattato sul Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) volta a rafforzare il ruolo di quest’ultimo nella prevenzione e gestione delle crisi sovrane degli Stati membri dell’area euro”. Quindi, un giudizio positivo e non negativo di Visco sul MES. Posizione ribadita successivamente nell’audizione presso le Commissioni riunite V (Bilancio, Tesoro e programmazione) e XIV (Politiche dell’Unione Europea) della Camera dei Deputati, svoltasi in data 4 dicembre 2019. In questi ultimi giorni abbiamo assistito ad un rovente scontro tra Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, e Giuseppe Conte, il leader del M5S, con reciproche accuse in ordine alla sottoscrizione del MES. La Meloni che accusava Conte di aver sottoscritto il MES contro il parere del Parlamento e Conte che ricordava alla Meloni, che il MES era stato sottoscritto dal Governo Berlusconi, quando lei era ministro di tale Governo.
Scontro condito dalla sceneggiata esibizione di atti e documenti vari, con larga diffusione su ogni mezzo di comunicazione di massa. Eppure, entrambi hanno avuto una posizione critica sul MES. La Meloni sin dall’inizio e Conte durante il Governo Draghi, quando con la Lega di Salvini non era disponibile all’approvazione del MES. Ora, invece, la Meloni, ha legato la ratifica del MES alla positiva conclusione della trattativa sul nuovo Patto di Stabilità, e l’on.le Giuseppe Conte, che si è detto pronto alla ratifica del MES. Il problema vero è che in materia di politica estera l’Italia ha sempre un ruolo sempre meno significativo, anche per i notevoli ritardi che accumula quando si tratta di ratificare i trattati internazionali, come anche nel caso del trattato CETA, l’accordo economico-commerciale di libero scambio tra il Canada e L’Unione Europea.
Anche in questo caso, l’Italia latita, pur usufruendo dei relativi vantaggi di aumento delle esportazioni in direzione del Canada. Questi comportamenti fanno rimpiangere la serietà e l’autorevolezza di una politica estera espressa da statisti come Alcide De Gasperi e Bettino Craxi e da ultimo anche da parte di Mario Draghi. La verità è che fino a quando avremo un debito pubblico così elevato e una crescita economica contenuta, assisteremo sempre di più al degrado della situazione del nostro Paese, in settori importanti come la sanità, la scuola, la previdenza e lo stato sociale in generale. Possiamo conseguire la maggiore flessibilità per il bilancio dello Stato da parte dell’Unione Europea, ma sostenere l’onere annuo da 70 a 100 miliardi di euro per interessi passivi sul debito, ci impedirà qualsiasi politica di espansione economica e una incisiva politica industriale. Come pure tollerare ancora la enorme evasione fiscale. Un Governo più attento avrebbe finanziato il Ponte sullo Stretto con una decisa lotta all’evasione fiscale e non impegnando risorse ordinarie del bilancio dello Stato, nel mentre soffrono i settori della sanità, della scuola, del dissesto idrogeologico e la crisi economica delle famiglie e delle imprese a causa della inflazione. Le elezioni europee stanno condizionando pesantemente le scelte del Governo e il confronto tra le forze politiche.





