di Carmine Paradiso
IL GATTOPARDO di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e l’Unità d’Italia.
“Noi fummo i Gattopardi, i Leoni,
quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene e tutti quanti gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra”.
« … Un affresco dalle mille pennellate di colore, umane e d’ambiente, quello di Tomasi di Lampedusa ne “Il Gattopardo”, dipinto in modo geniale e accattivante, attingendo dalla vita di personaggi a lui prossimi, conosciuti personalmente o per tradizione ricevuta dai suoi avi.
Narrazione degna di Alessandro Manzoni ne “I Promessi Sposi”, dove seguì la medesima tecnica narrativa, calando il romanzo nel seicento, raccontò Storia e storie, sentimenti, caratteri umani, mediante la vita di personaggi consegnati all’immaginario collettivo, Renzo, Lucia, Agnese, Don Abbondio, Suor Gertrude,
Don Rodrigo, l’Innominato.
Tomasi di Lampedusa non era interessato alla sorte di un’aristocratica famiglia di Gattopardi della Sicilia ottocentesca, di cui anch’egli era parte per nascita, quanto i giochi posti in essere dai singoli personaggi e sistemi politici in quegli anni di rivoluzionari mutamenti epocali per le sorti della Penisola.
Narra la Storia d’Italia servendosi di figure cui dà vita e da lui prendono fisicità nelle pagine del romanzo, fuoriuscendo da esse a tutto tondo, per diventare esseri vivi attraverso le loro vicissitudini umane.
Nei cambi di regime politico, nel bene e nel male, si realizzano splendidi risultati e grandi nefandezze: è bellezza e perversione della Storia! Avvenne così nel Risorgimento italiano.
Tomasi di Lampedusa è riuscito da pioniere a trasmettere al lettore il significato profondo e sottostante della trama con un lavoro magistrale in quegli anni cinquanta del novecento, mai tentato prima da altri scrittori, tessendo un ricamo in modo accattivante e sornione, senza appesantire il “discorso“.
I personaggi si muovono con la disinvoltura e l’agilità che l’Autore ha saputo loro infondere, con i loro personali caratteri, sentimenti, progetti e visione di vita originali e variegati.
Sono anime vere con pregi e difetti, scelte e comportamenti, raccontano gli eventi del momento storico attraverso le loro vite private.
Luchino Visconti, anch’egli con maniacale arte irripetibile, da formidabile cineasta, seppe cogliere lo spirito del romanzo, animando quelle figure ottocentesche, frutto della fantasia del grande scrittore, donando loro vita sul grande schermo, consegnandole per sempre ai posteri e alla storia
del Cinema mondiale.
Visconti era avvantaggiato avendo come base narrativa un romanzo di alta letteratura e contenuti, potendosi avvalere di una sceneggiatura d’eccellenza, riuscì a interpretare la più intima psicologia dei personaggi, trasferendola allo spettatore per il tramite di eccellenti interpreti guidati nella recitazione sin nelle più sottili sfumature con arte raramente eguagliata.
Il Principe di Salina, estraneo alle manovre politiche che si agitavano in Italia, giungendo sino in Sicilia, si adegua al suo mondo contemporaneo, inizialmente diffidente perché affezionato alla “candida bandiera con il giglio dorato” del Borbone, intuendo, indotto dallo smaliziato Tancredi, quanto realmente si stesse realizzando nella Penisola.
Dice Tancredi:
“… se non interveniamo noi questi ci fanno la Repubblica in quattro e quattro otto”… ».
« … Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi ».




