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IL FUTURO NON PUO’ ESSERE SOLO DISTRUZIONE

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di Bruno Chiavazzo
Parlare di smart-building in un mondo che appare sempre più avviato verso il baratro, può sembrare un controsenso o un esercizio da anime belle. Le immagini terrificanti che vediamo ad ogni ora di ogni giorno in televisione o su internet: i missili russi sull’Ucraina, edifici pubblici, asili, scuole, disintegrati o in Israele e Gaza con quei blocchi di cemento armato divelti da cui spuntano tondini di ferro, sicuramente non induce a pensare alla ricostruzione, ma solo a come fermare lo scempio a cui assistiamo inerti.
Ma, nulla è eterno. Dopo la seconda guerra mondiale l’Europa era solo un gigantesco cratere di rovine, eppure l’uomo è riuscito a ricostruire perché appartiene alla nostra natura. Così come siamo capaci di distruggere, lo siamo altrettanto nel progettare il futuro. Ponti, autostrade, grattacieli avveniristici e intelligenti, opere architettoniche da lasciare senza fiato. Le bombe, il terrore, prima o poi passeranno e allora dovremo ricominciare a pensare, a progettare, ad inventare un mondo in cui l’umanità possa vivere nel miglior modo possibile e nello stesso tempo ridurre al minimo l’impatto ambientale che, quello sì, potrebbe mettere a rischio non una nazione o uno Stato, ma la stessa possibilità di vita sul pianeta Terra.
Non ce ne rendiamo conto nell’immediato, travolti dalle notizie dei massacri, pensando ai feriti, ai malati, ai rifugiati, ma la guerra ha un forte impatto sull’ambiente e sulla natura. I conflitti armati producono non solo danni agli edifici, ma alle coltivazioni, ai campi, ai prati e alle zone boschive con piante e animali. Per fare solo un esempio, la regione del Donbass coinvolta nell’aggressione russa all’Ucraina è già al centro di una catastrofe ambientale, si stima che finora sono stati distrutti oltre 500 mila ettari di ecosistemi e 150 mila ettari di foreste.
Nel suo libro: “Respirare aria pulita”, il dottor Andrea Casa, amministratore delegato di Alisea, ha posto l’accento su quanto la cattiva qualità dell’aria che respiriamo incida sul benessere psico-fisico di tutti noi e sulla assoluta necessità di intervenire in modo organico soprattutto nelle zone ad alto rischio come alcune aree del nord Italia e città ad altissima vocazione industriale. Ecco perché è importante parlare di smart building o, per dirlo in italiano, di edifici intelligenti, anche nella terribile situazione geo politica che stiamo vivendo.
E’ stato da poco pubblicato in Italia il primo Rapporto Strategico della Community Smart Building a cura dello Studio Ambrosetti, in cui si definisce cos’è un edificio intelligente: un hub di servizi automatizzati, dotato di tecnologie connesse che consentono l’ottimizzazione, anche da remoto, delle risorse idriche, aerauliche (impianti di trattamento dell’aria che respiriamo), energetiche e la massimizzazione del “well-being”. Secondo l’analisi della Community Smart Building questa filiera estesa dell’Edificio Intelligente è in grado di generare 130 miliardi di euro di fatturato39 miliardi di euro di Valore Aggiunto, e sostenere 626.000 occupati con un tasso di crescita in costante rialzo negli ultimi sette anni.
Ecco perché, tornando a quello che dicevo all’inizio, non possiamo vivere solo il tormentato presente, ma è necessario progettare il futuro e, questo primo rapporto approfondito sul settore in Italia, è importante perché dà voce a un ambito che, se efficacemente supportato a livello governativo e amministrativo, è capace di contribuire significativamente alla transizione energetica ed ecologica del nostro Paese.
 

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  • Redazione

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