
di Ugo Busatti
É molto difficile, per non dire impossibile, voler gestire temi ormai necessariamente “globali” con ottiche” protezionistiche, a meno di non adottare misure politiche di chiusura.
Mi spiego meglio. Si parla di importazioni ed esportazioni, e si cerca di fare in modo che si frenino quelle dai Paesi piú competitivi.
Brutto termine, competitivitá, quando si produce senza rispetto delle protezioni ambientali o dei lavoratori. O quando un governo aiuta le imprese locali in modo pervasivo. E allora? Questa é una realtá. Facciamo la guerra a tutti? Per ora commerciale, e poi forse fisica?
Ricordo che le esportazioni sono un “danno” per i Paesi che importano, se non sono controbilanciate dalle esportazioni. Se pensiamo a due villaggi primitivi, é importante che qualcuno si specializzi nella produzione di pellicce per coprirsi l’inverno, e qualcun altro nelle scarpe per poter camminare senza ferirsi. Ma se poi uno dei due villaggi pretende di produrre pellicce e scarpe, nascono i problemi.
E questo puntualmente accade oggi. Ma in modo molto piú complicato. La globalizzazione ha visto, e vede ancora oggi, le aziende spostare le produzioni prima ed i servizi oggi, nei Paesi in grado di offrire condizioni migliori, con conseguenze ormai sotto gli occhi di tutti: trasporti marittimi esplosi, con conseguenze per l’ambiente devastanti, (altro che le auto) nuovo schiavismo, giustificato dalla vergognosa affermazione che se non ci fossimo noi, neanche le briciole che offriamo prenderebbero questi indigeni senza merito, impianti produttivi non a norma, tanto chissenefrega, e via dicendo.
Quello che gli USA hanno fatto per decenni, ovvero andare in giro per il Mondo a fare prestiti per realizzare infrastrutture e indebitare i governi locali in modo che contraccambiassero o con la esclusivitá di esportazione di materie prime (danneggiando altre economie) o lasciando mettere basi militari, (facendo poi realizzare tali infrastrutture da imprese proprie) ora lo fanno i cinesi. Anche se in modo meno plateale.
I russi, messi al bando dalla miopia occidentale che ancora spera di restare la dominatrice del Mondo, si accordano con altri invece che con noi, il risultato?
Noi soffriamo l’inflazione, paghiamo bollette stratosferiche, trovare un lavoro stabile é diventata una chimera, stiamo levando spazio ai servizi per i cittadini per continuare a sovvenzionare una economia asfittica, resa tale da imprigionamenti non necessari e da sanzioni ancor meno necessarie.
Il Mondo é spostato ad Est. O ci chiudiamo e facciamo del nostro meglio per sopravvivere, o finalmente ci mettiamo seduti attorno ad un tavolo e capiamo che le bande mafiose che siamo devono cooperare per gestire il mercato e guadagnare tutti in pace.
I tempi del mito della “competitivitá” é finito. Ora serve la “collaborazione”





