Home Opinioni IL FALLIMENTO DEL TERZO POLO E LE SUE CONSEGUENZE

IL FALLIMENTO DEL TERZO POLO E LE SUE CONSEGUENZE

0

di Giuseppe Augieri
 
«Oggi la mia tesi è molto semplice: il fallimento del Terzo polo ha spalancato le porte al bipolarismo»: è il punto di partenza di un ragionamento fatto da Renzi in seguito ad una sua intervista al “Corriere della Sera”. Per me, mille motivi di riflessioni.
L’analisi mi sembra parziale. Le “ricette” proposte tutte da verificare, ma, lo confesso, con un pregiudizio: se questo significa che si deve formare un cespuglio del PD, una corrente interna che agita il dibattito ma non ha né numeri né forza per poter difendere le proprie idee, ovviamente mediandole ma non accantonandole, una maniera per fare dire un comodo “è l’esempio di dibattito democratico”, se questo è, io non ci sono. Sono altrove.
Se invece Renzi tratteggia l’ipotesi di aggregazione in una forza autonoma che, sin da suo sorgere, proclama inaccettabile ogni alleanza che non sia con la sinistra, anche questo va chiarito con quali limiti e a quali condizioni: a scatola chiusa non mi è mai piaciuto comprare.
Nell’intervista di Renzi tutto questo non è detto con chiarezza. E’ fallito, è vero, quel terzo polo proposto finora: che sia fallita ogni ipotesi di un terzo polo mi permetto – pur inchinandomi alla esperienza di una persona intelligente come Renzi – di considerarlo una scorciatoia, una semplificazione.
I movimenti che sono in atto in Forza Italia, la posizione assunta da Bobo Craxi, i “messaggi” dei due fratelli Berlusconi dicono che c’è spazio per un nuovo progetto. Calenda non va? Bene, troviamo un altro partner. Ed anche facendo un passo indietro.
Difficile? Certo, ed anche più difficile della proposta di un “rientro”. Ma altrimenti quel coraggio più volte dimostrato – e puntualmente richiamato nella nota di Renzi – sembrerebbe si sia perso.
Si. io sono tra i puristi del terzopolismo. Dire che si è per il centrosinistra mi sembra scontato. Le culture riformiste hanno spazio nel centrosinistra democratico. Ma questo è vero anche nella logica del bipolarismo? Perché se quello è l’approdo, novella conventio ad escludendum di chiunque non sia “militante” nel M5S e dal PD in poi sulla sinistra, l’inevitabile fine del DonChisciotte nella lotta con i mulini a vento mi interessa poco.
Ho sostenuto e sostengo che altra cosa è discettare di ideologie, altra cosa è riuscire a realizzare quello che si propone. E mi domando dove sarebbe lo spazio riformista in un bipolarismo: non nel dibattito, magari alto e nobile, ma nelle cose che si realizzeranno. Davvero si pensa che le idee, i respiri di democrazia socialista, di metodo del confronto, del dialogo con le culture liberali e socialdemocratiche, il progetto Bad Godesberg possano essere utilmente messe sul tavolo quando c’è un duopolio in alternanza nel quale è “obbligatorio” appartenere ad una delle parti che considera poco più di una barzelletta sporca queste cose? Ed essendo inoltre minoranza? Il sallustiano “concordia parvae res crescunt, discordia maximae dilabuntur” è diventato improvvisamente sbagliato?
Bobo Craxi ricorda: «il PSI di mio padre aveva programmi molto distanti dalla destra repubblicana o democristiana. Eppure seppe costruire con loro alcuni dei governi più stabili. Bisogna lavorare sulle convergenze, e ci vuole un metodo, questo sì, riformista.» Consiglio di leggerla, questa intervista.
L’assenso dato da Renzi alle tesi giustizialiste sul caso Toti perciò mi fa riflettere. La sua affermazione che per superare questo Governo ci vogliono numeri – dimenticandosi di parlare dei contenuti – mi sembra povera: di politica e di prospettiva. E’ un colpo alla mia assoluta fede in un progetto, che ho difeso assieme al suo autore, con assoluta convinzione. Resto dunque alla finestra, ma non solo a guardare. Finché ho voce, parlerò delle mie convinzioni.
Con chiarezza, e senza gridare. Non serve alzare la voce. Io una scelta l’ho già fatta.
E’ un no assoluto a quelli che occupano poltrone che hanno conquistato per via giudiziaria attraverso accordi di potere – forse illegittimi – che hanno distrutta un’esperienza politica, economica e sociale del nostro Paese. E creato un pericoloso debordare.
Se poi questi personaggi sono “consustanziali” con coloro che – dal vaffaday in poi – si sono dati da fare per distruggere anche la cultura giuridica e delle istituzioni, fin quando non si sarà fatto un mea culpa sincero su tutto questo, il mio no ne esce rafforzato.
Io non sono disposto ad “essere” questa sinistra. Che considero il vero nemico il socialismo, più del centro conservatore, non meno della destra.
Anatemi su di me? Come disse Butler: francamente, me ne infischio.
 
 
 

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui