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Il Diavolo dei Tarocchi

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Il Diavolo dei Tarocchi

Il significato nascosto

In un precedente articolo abbiamo osservato che gli Arcani Maggiori dei Tarocchi sembrano raffigurare, in forma simbolica, dei concetti propri dell’elettrotecnica (1).

Questo non deve stupire più di tanto: i Tarocchi, come abbiamo già avuto modo di spiegare, non sono né un semplice gioco di carte né uno strumento divinatorio, ma una raccolta di illustrazioni didattiche in cui principi cosmologici e leggi naturali vengono espressi attraverso immagini di dispositivi meccanici come la ruota, la corda dell’arco, la leva, la bilancia, il pendolo, etc. che, a loro volta, possono corrispondere ad analoghi dispositivi elettrici il cui funzionamento è regolato da leggi matematiche simili.

In alcuni casi addirittura il modello meccanico è assente e la figura sembra rappresentare direttamente un concetto dell’elettrotecnica, con un apparente anacronismo che in realtà ha una spiegazione: i fenomeni elettrici e magnetici sono noti fin dall’antichità, sono sempre stati usati simbolicamente come metafore, inoltre la corrispondenza dei Tarocchi con i concetti dell’elettrotecnica è stata progressivamente integrata nel corso della loro evoluzione storica, parallelamente al progredire della scienza moderna.

Se consideriamo il caso specifico del Diavolo, possiamo vedere che le versioni più antiche mostrano una rappresentazione generica, mentre a partire dal 1700, in concomitanza con lo sviluppo dell’elettrotecnica, compare la particolare composizione con tre personaggi su cui basiamo la nostra interpretazione.

La carta del Diavolo occupa la quindicesima posizione nella sequenza degli Arcani Maggiori e in base al sistema di corrispondenze tra le 22 carte e le 22 lettere dell’alfabeto ebraico, essa corrisponde alla lettera Samek (2).

Questa lettera è stata in alcuni casi raffigurata come un cerchio, forma che si è conservata nella sigma minuscola greca.

Tuttavia, mentre la lettera O esprime la rotondità per via della forma assunta dalla bocca durante la sua pronuncia, come già osservato da Platone nel Cratilo, la lettera Samek esprime invece l’idea del cerchio in forma dinamica, o come dice Antoine Fabre d’Olivet, del “movimento circolare” (3).

Per usare un termine moderno, questo percorso a forma di anello chiuso, lo possiamo chiamare “circuito”.

La carta del Diavolo illustra precisamente l’idea di circuito nella sua composizione figurativa.

I vari personaggi che vi compaiono – il Diavolo centrale, il piccolo diavolo maschile e quello femminile – non sono figure isolate ma formano una catena, un insieme di elementi uniti tra loro da corde e tocchi di mano, vale a dire da fili e contatti.

In altri termini, la carta raffigura un circuito elettrico costituito da componenti fra loro collegati in serie.

Il Diavolo, collocato al centro e in posizione dominante, rappresenta il generatore di corrente. La sua natura androginica – caratteristica iconografica costante in quasi tutte le versioni del mazzo – non è un dettaglio ornamentale, ma un preciso contenuto tecnico: il generatore produce corrente alternata, che per sua natura può scorrere in un verso o nel verso opposto, invertendo periodicamente la propria direzione.

La compresenza di attributi maschili e femminili nella figura del Diavolo illustra appunto questa bipolarità e reversibilità.

Nei Tarocchi di Oswald Wirth, le due braccia del Diavolo recano le scritte solve e coagula, il celebre motto alchemico che indica rispettivamente le azioni opposte di sciogliere e coagulare, separare e unire (4).

In chiave elettrotecnica, questa opposizione corrisponde all’apertura e alla chiusura di un interruttore. Il braccio leggermente alzato del Diavolo raffigura proprio questo gesto: la mano che può aprire o chiudere il circuito, interrompendo o ripristinando il flusso della corrente.

I due piccoli diavoli ai piedi della figura centrale rappresentano i restanti elementi passivi del circuito.

Il piccolo diavolo maschile corrisponde al condensatore, il componente caratterizzato dalla capacità elettrica, che accumula energia sotto forma di campo elettrico.

Il piccolo diavolo femminile corrisponde invece alla bobina, il componente caratterizzato dall’induttanza, che accumula energia sotto forma di campo magnetico.

Questa attribuzione non è arbitraria. In un altro articolo abbiamo mostrato come il campo magnetico sia tradizionalmente associato alla forza sottile, affascinante e attrattiva, storicamente simboleggiata dal femminile (5).

Lo illustra la carta dei Tarocchi denominata La Forza, in cui una donna apre a mani nude le fauci di un leone: la forza spirituale e invisibile che vince quella bruta e materiale, l’amore che soggioga la potenza fisica, come il magnetismo della calamita che attrae il ferro pur senza toccarlo.

Il poeta latino Claudiano, nel suo carme Magnes, descrive in termini lirici questa opposizione tra il ferro – pesante, solido, guerriero, marziale – e la calamita che lo attrae e lo vince con la sola forza del suo campo invisibile, in un’analogia esplicita con la vittoria di Venere su Marte (6).

Il piedistallo su cui siede il Diavolo, dotato di un anello a cui sono legati con la corda i due piccoli diavoli, svolge infine una duplice funzione nel circuito: rappresenta la resistenza, l’elemento che dissipa energia, ma anche la messa a terra, la massa del circuito, il riferimento di potenziale zero rispetto al quale si misurano tutte le tensioni.

Nel complesso, la catena di elementi che compongono la carta del Diavolo – generatore, interruttore, condensatore, bobina, resistenza e massa – corrisponde esattamente a quello che in elettrotecnica si chiama un circuito RLC: un circuito in cui sono presenti una resistenza (R), un’induttanza (L) e un condensatore (C), alimentato da un generatore.

Si tratta di uno dei circuiti fondamentali della teoria dei circuiti elettrici, capace di produrre fenomeni di risonanza e oscillazione.

A questo punto è necessario ribadire che lo scopo dei Tarocchi non è descrivere fenomeni fisici o illustrare principi dell’elettrotecnica in senso materiale.

La fisica è qui impiegata come linguaggio simbolico per spiegare la metafisica: i dispositivi tecnici non rappresentano la tecnica, ma suggeriscono all’iniziato le operazioni interiori che egli deve compiere per la propria realizzazione spirituale, in analogia con i fenomeni fisici. È l’antico principio ermetico: ciò che è in basso è come ciò che è in alto.

In questo senso, il circuito RLC raffigurato nella carta del Diavolo non è semplicemente un diagramma tecnico, ma una metafora estremamente appropriata della condizione dell’esistenza terrena.

In un circuito di questo tipo, la presenza simultanea del condensatore e della bobina genera un’oscillazione continua: l’energia passa incessantemente dall’uno all’altra, convertendosi e riconvertendosi tra campo elettrico e campo magnetico, tra carica e scarica, tra tensione e inerzia magnetica.

È una danza perpetua tra due poli opposti che si alternano senza mai raggiungere una sintesi stabile. La presenza della resistenza, però, introduce la dissipazione: ad ogni oscillazione una parte dell’energia viene perduta in calore, e il sistema tende inevitabilmente verso l’esaurimento. L’oscillazione si smorza progressivamente fino ad azzerarsi.

Questa è una rappresentazione straordinariamente calzante dell’esistenza umana nella sua dimensione puramente terrena: una vita fatta di alti e bassi, di entusiasmi e cadute, di attrazione e repulsione, in cui l’essere viene sballottato continuamente tra stati opposti – gioia e dolore, desiderio e sazietà, speranza e delusione – mentre l’energia vitale si dissipa lentamente fino alla morte fisica.

L’iniziato è, in questa condizione, come una carica intrappolata nel circuito: trascinata dalla corrente delle forme, incapace di fermarsi, condannata a oscillare finché non si esaurisce.

La carta del Diavolo, tuttavia, non si limita a descrivere questa condizione di prigionia dell’individuo, ma indica anche la via d’uscita. L’interruttore che il Diavolo tiene in mano- quel braccio che può aprire e chiudere il circuito ò non serve soltanto a interrompere il flusso: serve a commutare, a scollegarsi dal circuito terreno per collegarsi un circuito di natura superiore.

L’uscita dal circolo vizioso dell’esistenza non avviene per semplice negazione o rifiuto del mondo, ma per una conversione, nel senso letterale del termine: una svolta, un cambio di direzione, un raddrizzamento.

Il Diavolo come simbolo, tuttavia, custodisce anche un severo avvertimento. Se il circuito costituisce un limite, uscirne implica anche il pericolo insito in questa commutazione.

Chi non possieda la necessaria qualifica morale e spirituale per compiere il passaggio – chi tenti di collegarsi a un potenziale superiore senza esserne degno – non troverà la liberazione ma la distruzione, sarà dunque folgorato come un componente inadeguato inserito in un circuito ad alta tensione.

Di questo pericolo parla esplicitamente un’altra carta degli Arcani Maggiori: La Torre, nella quale un fulmine abbatte e manda in rovina una struttura solida e apparentemente inespugnabile.

Il fulmine che colpisce la Torre è l’evidente rappresentazione simbolica di un sovraccarico elettrico: la scarica improvvisa e devastante che si abbatte su chi si è collegato a un potenziale che non era in grado di sostenere.

Le due carte, il Diavolo e la Torre, vanno dunque lette in sequenza e in dialogo tra loro: la prima mostra il circuito e l’interruttore, la seconda mostra le conseguenze del tentativo maldestro di usarlo.

Riferimenti bibliografici

(1) Filippo M. Leonardi, L’elettrotecnica e i Tarocchi, Nuovo Giornale Nazionale, 12 ottobre 2025.

(2) Eliphas Levi, Dogme et Rituel de la Haute Magie, Germer Baillière, Paris, 1861, Tomo 1, p. 228.

(3) Antoine Fabre d’Olivet, La Langue hébraïque restituée, Paris, 1815–1816, Vocabulaire radical, p. 89.

(4) Oswald Wirth, Jeu de tarot kabbalistique dit “des Imagiers du Moyen Age”, 1889 > Le Tarot des Imagiers du Moyen Age, 1924, > I Tarocchi, Edizioni Mediterranee, Roma, 1990.

(5) Filippo M. Leonardi, Elettricità e Magnetismo, metafore dell’amore, Nuovo Giornale Nazionale, 13 novembre 2024; Electricity and Magnetism as Metaphors of Love, Academia.edu, 2025.

(6) Claudio Claudiano, Carmina minora, 29, Magnes, vv. 25-27.

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