Home Opinioni IA, chi governa il calcolo governa l’economia

IA, chi governa il calcolo governa l’economia

0
IA, Intelligenza artificiale

Intelligenza artificiale: chi governa il calcolo governa l’economia

L’intelligenza artificiale è potere. Nel 2025 il mercato globale dell’AI supera i 200 miliardi di dollari. Le stime più accreditate parlano di oltre 1.300 miliardi entro il 2030.

Non è una crescita lineare: è esponenziale, come tutte le tecnologie che cambiano ogni settore, dall’energia alla finanza, dalla sanità alla difesa.

Tutto è costruito sulla potenza di calcolo. Nvidia nel 2024 ha registrato oltre 60 miliardi di dollari di ricavi nel solo segmento data center, con una capitalizzazione che ha superato i 2.000 miliardi. AMD accelera.

Meta ha annunciato investimenti pluriennali nell’ordine di decine di miliardi per costruire infrastrutture AI proprietarie.

Microsoft ha impegnato oltre 13 miliardi solo in partnership strategiche sull’AI generativa. Amazon investe oltre 30 miliardi in data center avanzati, parliamo di colossi che stanno ridefinendo la catena del valore globale.

Gli Stati Uniti hanno varato un Chips Act da 52 miliardi di dollari per riportare produzione e ricerca di semiconduttori in patria.

La Cina ha mobilitato piani pubblici e industriali che superano i 150 miliardi per semiconduttori e AI, con una visione di lungo periodo che integra Stato, imprese e università.

L’Europa ha risposto con l’AI Act, prima regolamentazione organica al mondo, e con il Chips Act europeo da circa 43 miliardi. Ma sul piano della scala industriale resta indietro.

In Italia le imprese che utilizzano sistemi avanzati di AI sono meno del 10% del totale, concentrate soprattutto nelle grandi aziende. La produttività italiana è ferma da vent’anni.

Se l’AI può generare, secondo McKinsey, un incremento della produttività globale tra lo 0,5% e l’1% annuo, chi non la integra rischia un ulteriore divario competitivo.

Studi internazionali stimano che tra il 20% e il 30% delle mansioni attuali nei Paesi avanzati possa essere automatizzato o trasformato nei prossimi dieci anni. Non significa distruzione netta di lavoro, ma riallocazione.

I lavori ripetitivi e standardizzabili saranno compressi. Crescerà la domanda di competenze ibride: tecniche, analitiche, creative.

In Italia il tema è ancora più delicato. Oltre 400.000 persone soffrono di forme di dipendenza digitale. Il sistema educativo fatica a integrare competenze computazionali strutturate.

Le PMI, che rappresentano oltre il 90% del tessuto produttivo, spesso non dispongono né di capitale né di competenze per adottare soluzioni AI avanzate.

Senza data center, cloud sovrani e capacità di calcolo ad alte prestazioni, la sovranità tecnologica è una parola vuota. Dalla scuola primaria all’università, fino alla formazione continua per adulti.

L’AI va compresa, non subita. La competenza critica è la prima difesa contro manipolazione e marginalizzazione. Servono incentivi fiscali e credito agevolato per l’adozione nelle PMI, con particolare attenzione ai settori strategici.

Autore

  • Marco Pugliese

    Marco Pugliese, docente di ruolo area STEAM, giornalista economico scientifico, analista per il CISINT, cura corsi di geopolitica, geoeconomia, politica energetica. Docente di coding, ambito didattico, e nuove tecnologie, IA applicata alla didattica. Presidente di OpenIndustria.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui