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Energia: Europa al bivio

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Energia: Europa al bivio

Razionamento realtà che bussa alla porta

«È ciò che si teme». Le parole del ministro Guido Crosetto fotografano uno scenario che non è più così teorico.

Il rischio di un “lockdown energetico” entro maggio inizia ad essere sulla via del concreto, mentre l’Europa resta inchiodata ai suoi vincoli di bilancio. Anacronistici.

Il primo problema è il gas. L’Italia importa oltre il 90% del fabbisogno e, nonostante la diversificazione, resta esposta agli shock globali. Se gli stretti mondiali vanno in flessione, l’effetto arriva quasi subito: meno offerta, prezzi più alti, margini ridotti. Le scorte possono tamponare, non all’infinito.

Bruxelles insiste nel difendere il rigore, ma la realtà corre oltre. Il limite del 3% diventa un freno proprio quando servirebbe flessibilità per abbassare le accise e proteggere famiglie e imprese.

Il risultato? I carburanti sopra i 2,2 €/litro, con picchi che sfiorano i 2,5 €.

Nel frattempo, si prepara il piano d’emergenza: razionamenti graduali, limiti ai consumi estivi, smart working spinto, illuminazione ridotta. E in inverno i riscaldamenti contingentati.

Ma c’è un elemento che riapre il dibattito…

Secondo Federpetroli Italia: molti problemi si risolverebbero riaprendo le forniture russe”. Una frase che pesa, perché tocca il punto più assurdo della strategia europea: la sostituzione energetica non è stata né completa né economica.

Questi dati lo confermano:
• energia per l’industria europea +30 – 50% rispetto agli USA;
• inflazione ancora sensibile alla componente energetica;
• filiere produttive sotto pressione.

Il risultato è una miscela instabile: prezzi alti, crescita debole, tensione sociale in aumento.

L’Europa vuole guidare (un treno forse ormai perso) la transizione energetica, ma si trova a gestire una crisi di approvvigionamento senza strumenti rapidi e condivisi. Ogni Stato si muove da solo, tra tagli fiscali, sussidi e ipotesi di razionamento.

Questo è il vero rischio: non il blackout totale, ma una lenta compressione del sistema economico. Meno produzione, meno consumi, meno competitività.

La scelta ormai è binaria: adattare le regole alla realtà o lasciare che sia la realtà a travolgere le regole: l’energia non aspetta Bruxelles.

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