Cosa c’è veramente dietro?
Se qualcuno ancora crede veramente che quando sta succedendo in Medio Oriente – esercito israeliano e forze armate contro esercito iraniano, Hezbollah, Hamas, Houti e qualche altro gruppetto armato – sia limitato a qualcosa di locale, che, per dimensioni, non è comunque una scaramuccia ed anzi viene chiamato 3° guerra del Golfo, credo continui a ignorare che si sta minimizzando qualcosa di ben più ampio.
Qualcosa avviato anni fa, che si sta sviluppando in silenzio, ma efficacemente.
La visita di Trump in Cina è stata preceduta dalla dichiarazione di Xi Jinping che si dice profondamente preoccupato per le azioni militari di Israele contro l’Iran ed ha espresso la sua disponibilità a collaborare con Israele e gli Stati del Golfo per svolgere un ruolo costruttivo nel ripristino della pace e della stabilità in Medio Oriente.
Magari dimenticando qualche altra guerra in “casa Asia” e cioè vicino casa sua, e per esempio quella tra Afganistan e Pakistan. Ma è un… dettaglio.
Come sempre, le dichiarazioni dei cinesi vanno lette più volte ed anche in controluce per capirle bene.
Tutti sanno che il confronto Cina – USA si apre sul rapporto tra – da un lato – l’evoluzione tecnologica americana, che ha componenti, ancora per ora, più avanzati di quelli cinesi (nel settore dei chip, i processori GPU statunitensi dominano il mercato IA); e – dall’altro – gli investimenti massicci cinesi in questa materia, avendo però la Cina in mano il coltello dei materiali indispensabili per la costruzione dei chip – le terre rare – di cui, direttamente o “per interposto Paese” controlla il grosso della estrazione.
La corsa all’intelligenza artificiale tra Stati Uniti e Cina si configura sempre più come una “guerra fredda tecnologica”.
In palio vi è chi controllerà la velocità di sviluppo e la realizzazione di forme avanzate di AI, i supercomputer, la robotica avanzata: insomma il futuro prossimo venturo. Che determina la vita economica. Ela vita senza altri aggettivi.
Dunque, confronto serio basato sul commercio – la presenza di Trump mercante nato lo dimostra – ed alcuni business vitali.
Perché allora il riferimento alle guerre, in realtà non solo a quella in Iran, ed alla disponibilità a trovare accordi per la pace?
L’unica risposta sensata possibile è: perché la Cina spiega a voce alta al mondo che “contratta” con gli USA il futuro tecnologico e dunque economico, ma che è in realtà l’interlocutore unico anche per contrattare l’intero assetto dei poteri dominanti del mondo. Anche la pace passa per questo dualismo. E anche il futuro geo-politico.
Quando accade nel Golfo è un capitolo importantissimo per il potere di chi controllerà Hormuz (che è l’aspetto “commerciale” che motiva il conflitto).
Ma intervenire su questa vicenda è anche lo strumento per definire – per ora solo interferendo – sull’allargamento in atto degli “accordi di Abramo” e degli “Accordi di Isacco” e i tanti accordi con i Paesi Arabi che sono sul tavolo e che configurano una presenza importante del “potere” occidentale, attraverso Israele (il cui attivismo di politica internazionale è stato da noi europei trascurato), e alcuni emirati nella zona.
Una presenza non “contrattata” con la Cina: dunque da ridiscutere. Anche il silenzio sulla possibile atomica all’Iran – che la Cina non vuole, ma se serve…. – rientra in questo gioco. Trump lo sa. Arriva da perdente in Cina ed intanto, pur avendo ricevuto pesci in faccia dall’Iran, mantiene una attiva belligeranza solo verbale.
Perché nulla si farà senza un accordo più o meno esplicito. Fino ad allora la guerra continuerà. Spero senza altri colpi di testa.
Diciamolo a chi pensa solo a condanne, anatemi e scomuniche solenni. Trump o non Trump, Netanyahu o non Netanyahu, il problema resta. Risolverlo senza guerre è possibile, ma bisogna farlo inserendosi in questo dialogo-confronto-contrattazione che si è avviato. Altrimenti subiremo.
Da chi, francamente, diventa un dettaglio.


Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.


