Una compagnia risistemata con risorse italiane finirà sotto controllo tedesco
Il mito del “mercato tedesco” crolla davanti ai numeri: Lufthansa si “pappa” ITA tra gli applausi degli italiani fessacchiotti.
Quando si parla di aiuti di Stato nel trasporto aereo europeo, i dati raccontano una storia molto diversa da quella spesso venduta all’opinione pubblica italiana.
Nel 2020 il governo tedesco intervenne per salvare Lufthansa con un pacchetto complessivo da circa 9 miliardi di euro.
Lo Stato tedesco entrò direttamente nel capitale con una quota del 20%, attraverso il fondo pubblico WSF, oltre a prestiti e strumenti finanziari straordinari.
La stessa Corte di Giustizia UE ha recentemente confermato l’annullamento dell’approvazione europea relativa alla ricapitalizzazione tedesca da 6 miliardi, evidenziando criticità nelle modalità dell’intervento pubblico.
La spiegazione fu ridicola ma politicamente interessante: mentre Berlino metteva sul tavolo 9 miliardi per proteggere il proprio campione nazionale, l’Italia veniva spesso descritta come “assistenzialista” per gli interventi su Alitalia e ITA Airways.
Secondo diverse analisi comparative europee:
• Lufthansa ricevette circa 380 euro di aiuti pubblici per passeggero; * Air France superò i 390 euro;
• Alitalia si fermò a circa 47 euro per passeggero. La differenza la spiegò Bruxelles (e qui si ride) sostenendo che Lufthansa e Air France fossero considerate “profittevoli” prima del Covid, mentre Alitalia era già fragile.
Ma il risultato concreto è che Francia e Germania hanno potuto usare enormemente di più la leva pubblica per consolidare i propri gruppi strategici. Questo ragionamento sfugge nel dibattito italiano: i grandi Paesi europei non hanno mai smesso di fare politica industriale.
La fanno eccome. Solo che la chiamano “stabilità sistemica”, “interesse strategico”, “difesa della connettività”, “resilienza”.
In pratica:
• Berlino ha usato soldi pubblici per rafforzare Lufthansa;
• Parigi ha blindato Air France;
• l’Italia ha accompagnato la transizione verso la cessione di ITA.
Il risultato finale oggi è ironico: una compagnia risistemata con risorse italiane finirà sotto controllo tedesco, mentre molti continuano ancora a raccontare che “gli altri stanno sul mercato e noi no”.
No. Gli altri usano lo Stato come leva di potenza economica. Noi spesso usiamo lo Stato solo per tamponare emergenze prima della vendita finale.
Siamo fessi? Sì.
Malafede o ignoranza?
Ai posteri…





