Il centrosinistra come la maschera di Bergamo.
Nel centrosinistra non c’è pace, ma una continua lotta di veti ed offese. Come può l’attuale centrosinistra rappresentare una vera alternativa al centrodestra, se tra i vari leader non vi è un minimo di rispetto reciproco. Come è possibile vincere se in ogni istante assistiamo a continui scontri e offese, anche di una certa pesantezza, tra Calenda e Conte, Renzi e Conte, Calenda e Renzi, Calenda e Schlein e Renzi e la Schlein.
Questa avvilente situazione porta il centrosinistra a vestire, nelle diverse elezioni regionali e locali, l’abito di Arlecchino, cioè come la maschera di Bergamo noto per il suo vestito a losanghe colorate, che nella lingua italiana sta a significare vestito multicolore. Alcuni scrittori sostengono che il suo nome di Arlecchino è stato ripreso da quello di Hellequin, il diavolo buffone del Medioevo francese, il cui gruppo non si identificherà più come terrificanti anime dannate, bensì dei diavoli comici. E lo spettacolo alla quale ci fanno assistere i leader del centrosinistra è di autentica comicità.
Dopo la vittoria in Sardegna della Todde (M5S) sembrava che nella coalizione fosse tornato un minimo di serenità, di responsabilità e ragionevolezza. E il segnale di aver concretizzato il cosiddetto “campo largo” nelle elezioni della Regione Abruzzo, appariva come un primo segnale quale inizio di una ritrovata unità. Ma un minuto dopo la delusione del risultato in Abruzzo, ecco riprendere la via dello scontro, dei dispetti, delle offese e delle divisioni. E il risultato più inquietante è quanto avvenuto in Basilicata, dove Azione di Calenda e Italia Viva di Renzi si sono schierati a sostegno di Bardi, candidato del centrodestra.
Pare che la causa principale di aver fatto precipitare la situazione sia stato il pesante veto di Conte su Marcello Pittella, cioè il più autorevole esponente di Azione in Basilicata. Pittella Marcello, è già stato un autorevole dirigente del PD, già due volte governatore della Basilicata e alle ultime elezioni regionali è risultato il consigliere regionale più suffragato, un vero campione di preferenze.
Il veto di Conte su Pittella, e quindi su Azione, ha portato Calenda, alla seguente dichiarazione: “Assurdo che il PD si presti a veti di Conte, noi esclusi dalla scelta”. In Basilicata non c’è pace, le elezioni regionali stanno creando spaccature ovunque, non solo tra e nei partiti, ma anche nelle famiglie. Il caso più clamoroso è quanto avvenuto tra i fratelli Pittella. Gianni Pittella, già parlamentare socialista e poi parlamentare ed europarlamentare del Pd, che dissociandosi ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Non mi riconosco nella scelta di Azione”.
Sulla situazione della Basilicata non ha prodotto alcun effetto l’invito di Prodi, il quale aveva inviato tutti i leader del centrosinistra a dialogare e confrontarsi con senso di responsabilità, se realmente si vuole vincere e scalzare da Palazzo Chigi il Governo guidato da Giorgia Meloni. Anche Rosy Bindi, già autorevole donna della DC e poi del PD, sulla Basilicata ha auspicata la soluzione di una candidatura di Roberto Speranza, uomo della Basilicata, pupillo di Bersani e leader di Articolo 1 (meglio dire “articolo unico”), che dopo l’avventura scissionista dal PD di Renzi, con Bersani e D’Alema, è tornato nel PD.
La Bindi, appare evidente che non conosce la situazione della Basilicata. Infatti, la candidatura di Speranza, non è stata mai affacciata perché nella sua Basilicata non gode di tanto consenso elettorale, pur avendo ricoperto il ruolo da ministro. Il buon Speranza, alle ultime elezioni politiche del settembre 2022, per essere eletto alla Camera dei deputati è stato costretto a migrare in Campania, quale capolista nel plurinominale Campania 1. Analogo viaggio ha compiuto un altro campione del PD, il ferrarese Franceschini, che per essere eletto è stato catapultato nel collegio senatoriale della Campania.
Siamo in presenza di leader politici che hanno fatto terra bruciata nelle loro città e zone di origine, che dopo anni di predominio e a seguito di clamorosi errori, sono stati spodestati e hanno visto vincere la destra e in modo particolare la Lega. E questi leader hanno sostenuto la Schlein, con l’obiettivo di continuare a comandare. Come se non bastasse il caso della Basilicata, un altro dramma è quanto è stato consumato in Piemonte, dove il PD e il M5S correranno alle prossime elezioni regionali divisi e con propri candidati.
A questo punto è difficile pensare che nel centrosinistra, in tempi brevi, ritorni il sereno. Fino alle elezioni europee assisteremo sempre di più a divisioni, polemiche, dispetti, offese, accuse e recriminazioni. E come se non bastasse la già pesante e lacerante situazione attuale nel centrosinistra, assistiamo all’annuncio di nuove formazioni come quella avanzata dal giornalista Michele Santoro, che in nome della pace intende presentare una sua lista alle prossime elezioni europee, contribuendo così ad un altro aspetto negativo nel centrosinistra: la polverizzazione delle formazioni.
Qualcuno ha detto che sarà un flop e che Santoro rischia di non raccogliere neanche le firme necessarie per presentare la lista. E mentre il centrosinistra è in continua ebollizione, il centrodestra si presenta compatto e anche quando è diviso, si ispira al motto del noto generale prussiano: ” marciare divisi e colpire uniti”. Il motto è celeberrimo. Lo citò anche il Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, nel suo discorso di insediamento all’Assemblea costituente il 15 luglio 1946. A sinistra, invece, si marcia divisi e ci si spara addosso.




