
di Fvumentavius
Due cavernicoli del fanatismo nella Disneyland del Dolore Strumentale
Nel panorama delle rovine — reali e mentali — del Medio Oriente, campeggia una nuova specie di primate bipede e digitalmente alfabetizzato: il BRUTUS PROPAL-EONTHOLATUS, zelota della tastiera, mascella tesa, che crede che Hamas sia una croce rossa armata per errore. E il suo fratello speculare, il LIKUDANTHROPOS NETYANAHI, adoratore dei missili etici e delle bombe che “educano”, convinto che ogni bomba sia una mitzvah e che la morale si pesi in chili di tritolo.
Entrambi vivono dentro uno stesso delirio speculare, che ha sostituito la realtà con MEME, PROPAGANDA, VIDEO MONTATI AD ARTE e una narrazione da fiera medievale: “noi buoni, loro cattivi”.
1. Il teatrino degli ostaggi: chi ha studiato certe cose lo riconosce al volo
Fine 2023. I video dei primi ostaggi israeliani rilasciati da Hamas fanno il giro del mondo: bambini che sorridono, anziani che abbracciano i carcerieri, volti distesi, abiti puliti. Scatta l’orgia social: “vedete? Hamas ha il cuore! Hamas è umano!”
No. Hamas ha studiato. E anche bene.
Le tecniche messe in scena — dalla scelta dei soggetti più “fotogenici” alla recitazione emotiva calibrata — sono riconoscibili da chiunque abbia approfondito seriamente l’arsenale delle PSYOPS, delle tecniche di GROOMING psicologico e delle metodologie di lavaggio cerebrale stile STASI-KGB.
Chi ha letto certi manuali (e li ho letti) riconosce i pattern: sottomissione simulata, creazione di una “bolla affettiva” per ingannare il cervello sotto stress, costruzione di un contesto visivo che “rassicuri” chi guarda. Non è pietà. È COMMUNICATION WARFARE. Hamas non redime, plasma.
Il resto lo fanno i social e la stupidità umana, che si beve tutto ciò che ha una musica triste in sottofondo.
2. La messa in scena perfetta: sembrava Netflix
Abiti curati. Inquadrature centrali. Nessun insulto ai carcerieri. Tutto PERFETTO. Troppo perfetto.
Chiunque abbia letto documenti su tecniche di condizionamento sa che una narrazione univoca è spesso il segnale più chiaro di un contesto controllato. Il prigioniero che sorride e ringrazia non è libero: è stato addestrato — consapevolmente o meno — a fare proprio quel gesto, a rilasciare quella frase.
E no, non è “sindrome di Stoccolma” e basta. È un mix complesso di trauma, paura e riprogrammazione che viene indotta, coltivata, ottimizzata.
Non è fantascienza. È la STORIA della guerra psicologica, dai campi nordcoreani a Guantanamo.
Hamas ha semplicemente saputo sfruttare un “asset” umano come parte della trattativa. È l’equivalente di un’arma diplomatica vivente, un testimonial forzato per fare pressione e dividere l’opinione pubblica occidentale.
3. Israele oggi: demolizione sistematica, non autodifesa
Gli sviluppi più recenti parlano da soli. Non servono interpretazioni.
Case rase al suolo con le famiglie dentro, ospedali circondati, convogli umanitari bloccati, fame usata come leva strategica. Ora anche Rafah, la “zona sicura”, viene sventrata.
Questa non è più guerra. È espulsione sistematica. È annientamento sociale. Un piano che sta orrorificando perfino le più caute cancellerie europee. Norvegia, Spagna, Irlanda riconoscono la Palestina in blocco. Francia, Regno Unito, Italia… stanno seriamente considerando di seguirle. E non certo per amore di Hamas, ma perché Israele ha scelto la strategia suicida del tutto o niente.
E a guidare questo capolavoro di disastro strategico? I tre demoni GEDEONI de STOCAZZO : NETANYARLATOTHEP, SMOTRICHSOTHOTH, BEN-CHTUGHA. Un triumvirato nefasto, nemico della pace, nemico di Israele stesso.
Chi ha a cuore Israele — e non il suo culto militare — deve ammettere che questo è il governo più infame, più distruttivo, più pericoloso della sua storia moderna.
Questi signori non stanno difendendo Israele. Lo stanno disintegrando dall’interno, demolendo ogni residua credibilità internazionale e, con essa, la possibilità di vivere in sicurezza tra i popoli.
4. Due educazioni, un unico lavaggio del cervello
Nei campi Hamas si insegna ai bambini che lo sterminio degli ebrei è un destino profetico. Nei campus israeliani della destra messianica si insegna che la Palestina è un errore topografico da correggere con il bulldozer. Entrambe le parti, con l’accuratezza di due chirurghi ubriachi, trasformano giovani cervelli in armi automatiche. Due visioni speculari, una sola apocalisse a colori.
5. Non vincono i buoni, vincono i più furbi con l’obiettivo puntato
Alla fine, chi vince? Non certo la verità, né la giustizia. Ma vince chi riesce a far piangere la rete con i suoi video. Hamas ha giocato meglio questa partita: ha trasformato i propri ostaggi in testimonial umani della propaganda. Israele, invece, si è dimenticato di spegnere le luci della cella… e della diplomazia.
Ma attenzione: non è una vittoria morale. È marketing militare. È la differenza tra chi sa fare un trailer da Oscar e chi nemmeno riesce ad aggiornare il sito del Ministero degli Esteri.
NON FARSI PRENDERE I PER I FONDELLI E USCIRE DAL TUNNEL
(il fango è ovunque. E puzza da entrambi i lati.)
Questa non è una favola. Non ci sono eroi, né “resistenze” gloriose.
Ci sono vittime. Civili massacrati. Ostaggi manipolati. Prigionieri torturati. Bambini stritolati nei calcoli geopolitici di due entità che hanno fatto della disumanizzazione dell’altro il pilastro della loro identità. Chi oggi continua a parteggiare per uno di questi due apparati come se fossero squadre di calcio — Hamas FC o Tsahal United — merita di essere seppellito sotto il fango che idolatra.
Il BRUTUS PROPAL-EONTHOLATUS e il LIKUDANTHROPOS NETYANAHI sono due forme terminali della stupidità moralizzata.
Per uscirne serve smontare i tunnel, sì, ma quelli mentali. Quelli scavati da anni di polarizzazione tossica, dove ogni lato crede di essere Giove e l’altro Satana, mentre entrambi stanno trasformando civili innocenti in pedine sacrificali.
Dunque no, nessuno è innocente se non i morti ammazzati per errore, i bambini sotto le macerie e i civili usati come scudi o come clickbait. Tutto il resto è psy-op. E a quanto pare, la recita continua.





