
Ormai sinistra sembra avere assunto solo il significato di avversa e infausta.
Una sinistra che non difende i salari che sinistra è?
Come definire una sinistra che, per bocca della segretaria del Pd, Elly Schlein, parla di “provocazione”, riferendosi alla scelta del governo di varare il provvedimento che riguarda il cuneo fiscale a favore dei lavoratori proprio il giorno della festa dei lavoratori?
Dovrebbe essere felice, la signora di Vogue con consulente per l’armocromia, del fatto che ci siano degli aumenti salariali ai lavoratori. E invece no e parla di provocazione.
Come definire una sinistra che si lamenta perché il Governo decreta l’aumento dei salari il 1° maggio?
Sembrerebbe impossibile, ma la scelta simbolica della Festa del Lavoro per varare i provvedimenti sul cuneo fiscale e sul reddito di inclusione non piace al segretario della Cgil Landini.
“Considero un atto un po’ di arroganza e di offesa nei confronti dei lavoratori convocare un Consiglio dei ministri il giorno della Festa delle lavoratrici e dei lavoratori. Lo voglio dire in modo molto diretto”, ha detto il segretario generale della Cgil ospite al programma ’Le parole’ su Rai3. “Per pensare ai lavoratori hanno tempo 364 giorni all’anno non capisco perché devono fare un Consiglio dei ministri proprio il Primo Maggio”, ha aggiunto. “Ho sentito la Premier dire che loro lavorano mentre gli altri fanno festa….Io credo che questo sia un modo sbagliato di affrontare, di riconoscere e di rispettare quelli che lavorano e giustamente hanno il 1 maggio come festa, che nasce anche come giornata di liberazione dei lavoratori”, ha aggiunto Landini. Immancabile il riferimento al Fascismo: “Vorrei ricordare che è tornata festa nel nostro Paese nel 1947 quando si è abbattuto il Regime fascista che guarda caso aveva abolito la festa dei lavoratori”.
La provocazione di cui parla la sinistra sarebbe la sforbiciata al cuneo fiscale da circa 3,5 miliardi di euro?
Impensabile, ma vero.
Risibile parlare di provocazione da parte di chi dovrebbe essere della partita quando si aumentano le buste paga.
L’obiettivo dovrebbe essere, infatti, quello di arrivare a 4 punti di taglio in busta paga, sia per i lavoratori con salari fino a 25 mila euro, sia per quelli che arrivano a 35 mila. In sostanza, gli stipendi netti dovrebbero aumentare da giugno. Vedremo concretamente di quanto quando il decreto sarà varato.
Non è che il Governo s’è messo a far lavorare i lavoratori durante la festa del 1° Maggio.
Il Governo più semplicemente lavora il 1° Maggio per significare, anche simbolicamente, che i lavoratori e il lavoro sono una priorità dell’azione governativa.
Insopportabile, nonché ridicola, l’ossessione di voler condire ogni minestra con l’antifascismo.
Siamo in presenza non solo di avversità infausta, ma di assenza di logica.
Una sinistra che fosse di sinistra avrebbe opposto al Governo non chiacchiere vane, ma richieste precise. Un sindacato che fosse un sindacato andrebbe al tavolo con il Governo parlando di salari, di cuneo fiscale, di aumento delle pensioni e via discorrendo, facendo le pulci al provvedimento governativo.
In mancanza di accoglimento delle richieste la sinistra avrebbe l’opportunità di evidenziare il proprio dissenso dopo aver fatto le proposte.
Tirare in ballo il regime fascista è davvero propaganda risibile, a dire il vero anche penosa, dal momento che questo Governo è di centro destra, ma fascista non è. Se ne facciano una ragione i sinistri, comunque armonicamente cromati.
La verità dell’irritazione è che si è toccato il punto fondamentale del clientelismo di sinistra: il reddito di cittadinanza. E qui le armate di Achille Lauro sparano a zero sul quartier generale.
Lo scatenamento del M5S, in buona compagnia con la Cgil e con il Pd, è infatti sulla riforma del reddito di cittadinanza, ossia su una delle follie volute dai pentastellati che non ha combattuto la povertà e ha solo creato le condizioni per un fuggi fuggi dal lavoro, quello vero, quello che oggi si celebra in pompa magna.
Il reddito di cittadinanza avrebbe dovuto costituire uno strumento di inclusione al lavoro. Non è stato così. I circa 26 miliardi che dal 2019 al 2022 sono stati emessi per alimentare l’assegno non hanno creato nessun innesco nell’occupazione.
Secondo i dati Anpal, a circa tre anni dall’introduzione del beneficio, nemmeno il 19% dei percettori in grado di lavorare (18,8 per la precisione) aveva un impiego. Appena il 42,5% aveva sottoscritto il patto per l’impiego presso i centri. Chi ha trovato lavoro con i navigator, secondo uno studio Inapp (Istituto di analisi politiche pubbliche) sarebbe appena il 4% del totale. Non hanno funzionato i percorsi di formazione destinati ai percettori con bassissima formazione (che erano circa 2 su tre), così come non hanno funzionato i Puc, progetti di utilità collettiva.
Non sono mancate le frodi, circa l’1% rispetto alla platea totale di oltre 3 milioni e mezzo di beneficiari.
Il reddito di cittadinanza ha avuto, inoltre, l’effetto perverso di disincentivare il lavoro. Molte associazioni d’impresa hanno, infatti, denunciato la difficoltà nel reperimento di manodopera stante l’effetto disincentivante dello strumento.
Al posto del reddito di cittadinanza, dal primo gennaio 2024 arriverà l’assegno di inclusione, come misura di contrasto alla povertà, rivolto alle famiglie in cui sono presenti disabili, minori o over-60 e che potrà arrivare a 500 euro al mese, cui aggiungere 280 euro se il nucleo vive in affitto. Verrà erogato per diciotto mesi e potrà essere rinnovato, dopo lo stop di un mese, per periodi ulteriori di dodici mesi. Stretta del beneficio invece sugli occupabili: per loro farà il suo esordio lo strumento di attivazione al lavoro dal primo settembre 2023, in cui la formazione con la partecipazione ai corsi diventa vincolante. Sarà di 350 euro e al massimo per dodici mesi, non rinnovabili.
In arrivo anche un intervento sui contratti a termine, con meno vincoli sulle causali per i rinnovi oltre l’anno (fino a dodici mesi non sono richieste): secondo l’ultima bozza, le causali sono affidate ai contratti collettivi o, in assenza della previsione contrattuale, individuate dalle parti per esigenze di natura tecnica, organizzativa o produttiva.
Nonostante il fallimento del reddito di cittadinanza, evidente nei dati e assurto, più che altro, a strumento di clientela, la sinistra avversa e infausta insorge, perché non si tratta di povertà, ma di clientele e di voti.
Landini, guarda caso, si è scagliato contro la trasformazione del reddito di cittadinanza in reddito di inclusione. “L’idea – dice – che in un momento in cui aumentano le povertà, si taglia il reddito di cittadinanza a noi sembra una follia”.
Intanto è già in campo la mobilitazione unitaria che vedrà Cgil, Cisl e Uil in piazza per tre volte di fila, di sabato e fino a fine maggio (a Bologna il 6, a Milano il 13 e a Napoli il 20), proprio per chiedere di cambiare le politiche economiche e sociali.
Non è mancata la risposta a Landini di Giorgia Meloni, la quale ha affermato: “Incomprensibili le parole del segretario della Cigl Maurizio Landini sul Consiglio dei ministri convocato il Primo Maggio per varare provvedimenti sul lavoro. Io credo sia un bel segnale, invece, per chi come noi è un privilegiato, onorare con il nostro impegno, in questo giorno di festa, i lavoratori e le risposte che attendono”.
“E vorrei ricordare al segretario Landini – ha aggiunto il presidente del Consiglio – che il primo maggio ci sono molte persone che lavorano, dai camerieri ai medici, dalle forze dell’ordine fino ai tecnici che consentono lo svolgimento del concerto di piazza San Giovanni. Se Landini pensa davvero che sia diseducativo lavorare il Primo Maggio, allora il concerto la triplice dovrebbe organizzarlo in un altro giorno. Noi non la pensiamo così e rispettiamo l’iniziativa della triplice, così come chiediamo rispetto per il nostro lavoro”.
Di fronte alle affermazioni di una sinistra che dovrebbe lavorare, anche il Primo Maggio, per difendere i redditi di chi lavora e che si perde nella propaganda e nella difesa di un reddito fallimentare e clientelare c’è poco da dire, se non che la sinistra è ormai infausta, lontana da chi lavora e fatica, in alcune sue parti rivolta alla futilità del cromatismo e in altre ad una sorta di assistenzialismo molto funzionale al capitalismo finanziario, nella sua declinazione di capitalismo clientelare.





