Il vizietto antico di dimenticare la realtà
Tre avvenimenti, passati del tutto inosservati, fanno da contrappunto alla dichiarazione di Landini, con Conte che fa da sponsor: “Con la patrimoniale i ricchi scappano? Vadano dove vogliono”.
Ho visto raramente raggiungere livelli di ignoranza come questo.
Che l’Italia dipenda, in ogni aspetto della sua vita economica e sociale, dalla presenza di finanziamenti dei “ricchi” qualcuno lo ignora. Basta leggere i primi 5 numeri del Bilancio dello Stato. Nasconderlo, se non è ignoranza, è mala fede. E anche qualcosa in più.
1) Grecia docet
Poiché non è argomento da piazza e da piazzate il successo ottenuto nella collocazione dei titoli di Stato destinati ai piccoli risparmiatori, passa sotto silenzio. L’operazione ha raddoppiato la quota di debito pubblico nelle mani delle famiglie italiane.
Se interpelliamo la Grecia ci dirà che, a suo tempo, sottovalutò il pericolo del sostanziale possibile ricatto che deriva dal dipendere troppo o del tutto da chi, fuori del Paese, ha interesse a comprare a prezzi di svendita.
Ora da noi è un po’ più difficile. Significa qualcosa. Ne parliamo di debito pubblico, di risparmi delle famiglie, della composizione dell’uno e dell’altro? Domanda retorica la mia: certo che no.
2) L’Iran non è problema nostro
Il dollaro si va rivalutando. Certo non per fare piacere a Trump che, invece, punta sull’esattamente contrario. Nonostante tutte le vicende che l’economia americana sta subendo, il suo “valore” si rafforza.
Sarebbe più giusto dire, però, che è l’euro a perdere peso. Il segnale di allerta mi sembra chiarissimo. Il mondo economico e finanziario si va pronunciando sulle prospettive dell’Europa in conseguenza di Hormuz e della posizione assunta dall’Iran. E dell’ulteriore allargamento della Cina.
Se diciamo che vi sono problemi per l’economia americana ma quelli europei saranno maggiori, sbagliamo? Ne parliamo, oltre ai pettegolezzi sullo scontro Trump – Meloni? Impossibile: bisognerebbe ragionare. Che è notoriamente escluso dai nostri politici.
3) Prendiamo le distanze dagli USA
L’interscambio commerciale con gli USA è aumentato sino a 110 miliardi, le esportazioni italiane sono aumentate e, così, gli investimenti diretti in USA. Dunque, il problema dei dazi finora non è stato un problema: l’esportazione tira.
Altro che parmigiano e mozzarelle: non è il settore alimentare a essere in cima alla classifica per prodotti esportati, bensì quello dei macchinari, prevalentemente industriali, e dei mezzi di trasporto. Poi c’è l’interscambio sui servizi.
Dimenticavo: con la strutturalità delle esportazioni, così come costruita nel tempo, in caso di guerra commerciale l’Italia pagherebbe il prezzo più alto rispetto a qualsiasi altro Paese.
Allora, prima di dichiarare guerra – non quella armata ma l’altra che fa meno morti e più male – agli USA ragioniamo su come mantenere una posizione di assoluta dignità evitando i toni apocalittici che vengono suggeriti?
Qualcuno dice: lo scontro è con Trump e non con gli USA. Di grazia, mi spiegate come parlare con gli USA se si cancella ogni rapporto con Trump? Quello farà il Presidente ancora per un po’.
È un vizietto antico. Dimenticare la realtà.
È un po’ come con Meloni: lei non è già a casa, è lì a governare. Non è la stessa cosa. Qualcuno, evidentemente, si è distratto o non lo ha capito. Per Meloni è chiaro, per Trump ancora di più.





