L’uomo continuerà a esercitare pienamente la propria coscienza?
Mentre Stati Uniti e Cina si contendono il primato tecnologico del XXI secolo, l’attenzione degli analisti si concentra sulle infrastrutture, sui semiconduttori, sulle terre rare, sui data center e sui modelli di intelligenza artificiale sempre più avanzati.
La sfida appare chiara, chi controllerà l’AI controllerà una parte significativa del potere economico, militare e strategico del futuro.
Eppure esiste un paradosso che raramente viene evidenziato. Mentre le grandi potenze combattono per impedire all’avversario di conquistare la leadership tecnologica, l’intelligenza artificiale ha già vinto la sua battaglia più importante quella della diffusione globale.
Ogni giorno miliardi di persone utilizzano strumenti che incorporano forme di AI, lo fanno quando sbloccano uno smartphone con il riconoscimento facciale, quando ricevono suggerimenti sui social network, quando usano un navigatore satellitare, quando effettuano una ricerca online o semplicemente quando avviano una lavatrice dotata di microprocessori capaci di ottimizzare consumi e prestazioni.
La vera rivoluzione non è l’arrivo dell’intelligenza artificiale, ma il fatto che essa sia già diventata un “potere invisibile”. Non la percepiamo più come una tecnologia esterna, neanche come uso dell’intelligenza artificiale, ma come una componente ordinaria della nostra vita quotidiana.
Per questo il dibattito sul rischio che l’essere umano venga sostituito dall’intelligenza artificiale dovrebbe essere formulato in modo diverso.
La questione non è se l’uomo verrà superato dalle macchine, la questione è comprendere fino a che punto stiamo diventando dipendenti da sistemi che delegano parte delle nostre decisioni, della nostra attenzione e persino della nostra memoria.
L’intelligenza artificiale non sta sostituendo l’uomo, sta ridefinendo il modo in cui l’uomo vive, lavora, comunica e interpreta il mondo.
Ma esiste un livello ancora più profondo della questione. L’intelligenza artificiale può calcolare, apprendere, correlare informazioni e suggerire decisioni.
Ciò che non può fare è essere cosciente, non può interrogarsi sul senso della propria esistenza, assumersi una responsabilità morale o attribuire un significato autentico alla propria esperienza. Può simulare il ragionamento, ma non vivere la consapevolezza.
Per questo motivo la domanda decisiva non è se l’intelligenza artificiale sostituirà l’uomo, la domanda è se l’uomo continuerà a esercitare pienamente la propria coscienza.
Ogni epoca offre strumenti che semplificano il cammino umano, una strada più breve, una macchina più efficiente, un algoritmo che suggerisce la soluzione più rapida, non c’è nulla di negativo in questo.
Il problema nasce quando la comodità diventa una rinuncia, quando la semplificazione si trasforma nell’abbandono del giudizio critico, della volontà e della responsabilità personale.
Una seggiovia può portarci sulla vetta di una montagna, ma non può sostituire l’esperienza della salita e allo stesso modo, un’intelligenza artificiale può fornire una risposta, ma non può compiere quel percorso interiore che conduce alla comprensione.
In fondo questo dilemma accompagna l’umanità da molto prima dell’era digitale.
Le grandi tradizioni sapienziali, i miti, le fiabe e i racconti iniziatici hanno sempre narrato la tensione tra la via facile e la via della consapevolezza: Pinocchio racconta questa storia, il burattino cerca continuamente scorciatoie, promesse di successo immediato e strade che evitano la fatica della crescita. Solo attraverso gli errori, il sacrificio e l’assunzione di responsabilità conquista la propria umanità.
Carlo Lorenzini, nel raccontare la formazione di un ragazzo e di una giovane nazione, aveva già intuito che la maturazione non nasce dalla comodità, ma dalla conquista della coscienza.
Forse è proprio questa la vera sfida del XXI secolo. Non decidere se vivere con o senza intelligenza artificiale, perché essa è già parte integrante del nostro mondo.
La vera scelta è se utilizzare questi strumenti per ampliare le possibilità della coscienza umana oppure per delegarle progressivamente fino a dimenticare ciò che ci rende unici.
Tra Washington e Pechino la competizione continua, ma mentre le grandi potenze si contendono il controllo dell’intelligenza artificiale, la sfida più importante resta nelle mani di ogni individuo, scegliere se essere il protagonista delle proprie decisioni o il semplice utilizzatore di strumenti che decidono sempre più al suo posto.
Tra i due litiganti, forse il terzo ha già vinto. Ma l’ultima parola appartiene ancora alla coscienza umana.


Elena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.


