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I GIOVANI E LA FIDUCIA NEL FUTURO

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di Mauro J. Barbieri

Giovani e fiducia nel futuro, le sfide delle nuove generazioni tra credito e parità di genere.

Lo studio condotto per il Consiglio Nazionale Giovani rivela una sorprendente fiducia tra i giovani italiani, nonostante le numerose sfide attuali come le guerre, la crisi energetica, la povertà e la disoccupazione. L’indice di fiducia medio-alto tra i 18 e i 34 anni raggiunge quota 71,7% e 68,5%, rispettivamente. Il Consiglio Nazionale Giovani, rappresentato dal ministro dello Sport Andrea Abodi, si impegna inoltre ad affrontare i timori esistenti riguardanti la parità di genere e il lavoro proponendo accesso al credito per le nuove generazioni mediante una consultazione con le banche. Sebbene i giovani italiani dimostrino fiducia nell’Europa, il sondaggio solleva preoccupazioni riguardo alla parità di genere. In generale, è incoraggiante notare che la maggioranza degli over 18 nutre una visione positiva dei prossimi anni.

Parlando dei giovani e delle loro prospettive lavorative, emerge uno scenario abbastanza chiaro. Sebbene il 90% di loro dichiari di avere fiducia nel futuro, i problemi legati a stipendi inadeguati e un bilanciamento poco equilibrato tra lavoro e vita privata rimangono nodi principali per il 70% dei giovani italiani. Inoltre, la quasi totalità degli intervistati (95-96%) lamenta la mancanza di stabilità lavorativa e la difficoltà di accedere a un’istruzione di qualità in base alle proprie condizioni economiche. Da un punto di vista più ampio, il 76% dei giovani italiani ha una visione positiva dell’Europa, cosa da tenere in considerazione in vista delle elezioni europee.

Sulla parità di genere, invece, emerge un dato non troppo confortante: il 58% degli intervistati dai 18 ai 34 anni ritiene che ci sia ancora un divario tra uomini e donne, percentuale che scende al 43-44% tra gli over 35. L’indagine, basata su 15 diversi indicatori, permette di individuare un indice di fiducia dei giovani italiani nei confronti del loro futuro. L’indicatore bimestrale è uno strumento essenziale per analizzare l’evoluzione delle idee e delle opinioni dei giovani, tenendo conto dei diversi ambiti che influenzano la fiducia complessiva, come il lavoro, la parità di genere e la percezione delle istituzioni. Questo strumento ci offre un’analisi puntuale e dettagliata per comprendere meglio il pensiero dei nostri giovani, in modo obiettivo e professionale.

Il Ministro Abodi ha delineato lo studio come uno strumento fondamentale per la pianificazione delle attività governative, poiché gli indicatori rappresentano i sensori che consentono di comprendere lo stato d’animo dei giovani. “Sono necessari fatti concreti per ispirare la fiducia dei giovani, strumenti attuativi che rispondano alle loro esigenze”, ha aggiunto il Ministro. Uno di questi strumenti potrebbe essere l’implementazione di un accesso agevole al credito per i giovani. Sul tema, Abodi ha garantito che “nei prossimi giorni ci sarà un incontro con ABI, l’Associazione delle Banche Italiane, per migliorare il rapporto non solo a parole, tra le banche e i giovani, rapporto che non va dato per scontato”.

L’indagine Cattolica di Milano per l’UCID è uno studio di grande importanza che consente di comprendere appieno le differenze generazionali e di rispondere alle esigenze dei giovani italiani. Un’altra indagine sui giovani è stata condotta dal Centro di ricerca sullo Sviluppo di Comunità e la Convivenza organizzativa dell’Università Cattolica di Milano, su commissione dell’Unione cristiana imprenditori dirigenti (Ucid). Lo studio, focalizzato sui giovani milanesi, evidenzia la loro determinazione, motivazione e capacità di mettersi alla prova per raggiungere l’autonomia personale ed economica. Tuttavia, se da un lato si registra un grande entusiasmo e una forte propensione a investire nella propria realizzazione, dall’altro non mancano incertezza e spaesamento. La ricerca, condotta su un campione di 764 giovani tra i 18 e i 28 anni, è stata presentata presso la Sala Pirelli della Regione Lombardia. “Il valore di questo studio”, ha commentato Elena Marta, direttrice del Centro di ricerca dell’Università Cattolica, “consiste nell’aver ascoltato i giovani andando oltre gli stereotipi e nella promozione di una lettura intergenerazionale del significato del lavoro”.

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