Home Politica I GIOCHI CARSICI VOLGONO VOLGARMENTE AL TERMINE

I GIOCHI CARSICI VOLGONO VOLGARMENTE AL TERMINE

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Il referendum sugli automatismi della scala mobile segnò la vera svolta storica in tutti i sensi e in molte direzioni in Italia della politica e della geopolitica.

Il seguito aprì molte contraddizioni per la mancanza linearità di iniziative e coerenza politica.

Questo è il punto del contendere anche oggi.

Il decreto farà seguito la conversione nella legge 219 del 12 giugno 1984.

Contro questo provvedimento il solo PCI di Enrico Berlinguer propose un referendum abrogativo.

La consultazione sul taglio della scala mobile si tenne il 9 e 10 giugno 1985 con un’affluenza alle urne del 77,9% degli aventi diritto.

Bettino Craxi, da presidente del Consiglio, non si fece intimidire dal un referendum usato come diritto di veto – una postura costante e storica del Pci -, si impose e vinse il referendum sulla sala mobile e ottenne un risultato politico strepitoso 54,3 %.

Doveva essere una svolta epocale nella politica salariale e industriale e segnare un punto di svolta radicale. Svolta che doveva cambiare le regole sulla contrattazione sindacale e confrontarsi sulle politiche vere del lavoro.

A partire dall’accettazione totale del pieno utilizzo degli impianti per stabilizzare politiche economiche e concorrenzialità sui mercati, nonché legare con maggior forza di contrattazione sui posti di lavoro i salari alla qualità dei prodotti e all’efficienza produttiva, come condizione per dare prospettiva e potenziamento del Welfare.

Le terze e quarte file dei socialisti del PSI non capirono l’intento di Bettino Craxi e politicamente aprirono la stagione “dei dubbi “. Di fatto – me lo ricordo bene – se la fecero politicamente sotto: subirono le pressioni dei catto- comunisti, non si resero conto di aver vinto una battaglia epocale nel solco di Giacomo Matteotti e di Enrico Mattei e accettarono di mettere in sordina i risultati eclatanti di un “elettorato vivo “ che voleva concretezza e non fatua ideologia .

Bene ! Nella sostanza ,il povero Bettino Craxi venne accerchiato già all’interno del PSI. Iniziò così “la liturgia “ di pressione dei catto- comunisti sulla strategia dell’unità sindacale disgiunta dai contenuti .

Politicamente fu una follia .

Un vuoto creato da un referendum si riempie con un progetto politico. Non farlo significa consentire agli sconfitti una tempo di rivalsa .

Così avvenne l’impensabile: il “contropiede dei beduini “ di casa .

I continui distinguo dei Claudio Martelli e dei Giuliano Amato si sono poi visibilmente trasformati in atteggiamenti inqualificabili .

Le pressioni ingenue di chi ha agevolato l’entrata del PCI nell’internazionale socialista e nel PSE è stata la trappola mortale ,ieri come oggi, della politica riformista socialista europea .

Bettino Craxi e il PSI dovevano opporsi avevano per statuto “il diritto di veto “ per tutelare un “trasformismo politico “che già si intravedeva palesemente .

Gianni De Michelis prima di morire riconobbe pubblicamente “l’errore mortale “di sottovalutazione politica che il Psi all’epoca fece ,sottovalutando gli effetti .

Il Pci – Pds – Pd – ulivo ,per la sua storia combatte fino all’inverosimile la tradizione politica nata nel congresso socialdemocratico di Bad Godesberg.

In quegli anni partì la strategia di svuotare la cultura riformista che il referendum sulla scala mobile aveva marcato. Lì partì quella strategia di esaltare il ruolo della magistratura una pluralità di forze convergeva sulla strategia del PCI che oggi Giovanni Pellegrino racconta lucidamente con grande ritardo sul Corriere della sera.

La visione politica del PCI era quella di fare un alleanza strategica con il mondo della finanza internazionale per conquistarsi un luogo permanente e privilegiato di compromesso istituzionale .

Il muro di Berlino era caduto sulla testa dei comunisti ed imponeva una risposta cinica e trasformista ,altro che il partito degli onesti .

Concedere il primato al mondo della finanza gli garantiva di esserne poi l’interlocutore privilegiato ,che poteva permettersi di pagare il prezzo della messa in discussione dello stesso welfare perché in questo contesto era considerato “scambio accettabile “ .

Ora che si vedono gli effetti e si tocca con mano i giochi perversi di una globalizzazione centrata sul dare spazio ad “Ottimati “ ambasciatori del mondo della finanza internazionale ,che sanno come, professionalmente, nel tempo, smontare lo stato sociale e le sue regole fondamentali , Giovanni Pellegrino sceglie il tempo in anticipo alla verifica elettorale di sabato e domenica per denunciare le trame storiche e carsiche dove le istituzioni tradirono il loro ruolo e sotto la copertura di una magistratura che si esaltava di fatto nel suo snaturamento istituzionale e perdeva in autorevolezza .

E oggi dove i giochi escono dalle pantomime carsiche e la verifica non può essere disgiunta dal concetto di democrazia.

Se ragioniamo politicamente Bettino Craxi doveva lui ,dopo i risultati del referendum sulla scala mobile, fare in Parlamento un’esibizione forte con “un attore “ vero ,riproducendo il discorso di Giacomo Matteotti del 1924 in Parlamento cioè quello che in questi giorni ha fatto Giorgia Meloni .

La fonte della difesa della democrazia sta nei diritti fondamentali del popolo con il suo voto vincolante ,non certo nei trafficanti abili nella manipolazione dialettica che pretendono di essere “i medici mediatori “interpreti delle regole costituzionali adeguandole giornalmente secondo convenienza .

Oggi questo è più che mai percepito dagli elettori che lo stiano capendo in profondità e in modo chiaro quale sia la vera posta in gioco ,anche perché il rischio è di dare deleghe per entrare in una dinamica da “guerra atomica “ e questo rende agli occhi di tutte le persone di buon senso che la politica degli azzeccagarbugli una cosa miserevole e stupida .

C’è chi ha commesso errori politici e chi “ha tradito “ : ha organizzato ogni tipo di inciuci e chi ha rispettato il voto ,nella sua onestà e autorevole potenzialità di delega e di mandato .

Mentre una moltitudine di acquattava permanentemente sul solo approcciato ad operare in una “giustificazione dello stato di emergenza permanente” e questo per d’avere un ruolo fasullo di presunta supremazia politica .

Il resto ,come dice Silvano Danesi e “solo cipria “.

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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