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CARABINIERI INQUISITI A PRESCINDERE, CON IL SILENZIO MEDIATICO

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Sì erano pochi, ma c’erano.
Consapevoli che non contava il numero, ma l’evento.
E soprattutto la nobiltà della loro sacrosanta protesta.

Non ne avete avuto notizia, ma erano lì, in piazza, a protestare.
Una contestazione composta, dignitosa e oltremodo coraggiosa.
E non poteva essere altrimenti dato che i manifestanti erano proprio coloro che in piazza ci vanno per contenere le manifestazioni altrui e garantire l’ordine pubblico.

Chi sventolava striscioni e cartelli, infatti, era un manipolo di Carabinieri.
Erano i rappresentanti del sindacato Unarma, riunitisi sotto il palazzo del Comando Generale, per esprimere platealmente l’incontenibile malcontento e la tenace volontà di resistenza alla paralisi delle Forze di Polizia.

E sapete qual è il paradosso?
I sindacati dei lavoratori solitamente scendono in piazza con l’obiettivo di ridurre i tempi e lo stress del lavoro.
Invece questi lavoratori in divisa chiedevano l’esatto contrario.
Protestavano per svolgere i loro compiti di Polizia di Sicurezza con maggiore impegno e solerzia.
Per tutelare meglio la collettività.
Per lavorare di più!

Manifestavano contro la perversa prassi giudiziaria, ormai incombente nei tribunali, che ha reso in Italia (e solo in Italia!) le forze dell’ordine incapaci di operare.
Ha trasformato i professionisti della sicurezza in uomini disorientati consapevoli che per evitare di finire sotto processo, dinanzi ad un’aggressione o ad una resistenza, altra scelta non hanno se non quella di soccombere.
Forze di Polizia impedite nell’uso delle armi, del taser, dei manganelli o della sola forza fisica, pur se la legge glielo consente.
Forze di Polizia che se si pongono all’inseguimento di balordi o criminali devono farlo… rispettando le distanze di sicurezza.

Erano in piazza per chiedere a gran voce qual è l’assurdo presupposto logico-giuridico che imporrebbe all’autorità giudiziaria di mettere in automatico sotto processo gli Agenti che fanno uso legittimo delle armi.
E di indagarli pur in assenza di alcun indizio di colpevolezza che faccia presupporre un loro abuso.
O addirittura, come nel caso del Luogotenente Masini a Rimini, finanche in possesso di prove video inoppugnabili dimostranti l’estrema correttezza del loro operato.

Erano in piazza per sfatare lo strombazzato falso mito della “doverosita’” dell’atto.
Che, se fosse veramente tale, lo sarebbe stato in ogni tempo e lo sarebbe in ogni luogo.
E invece è una triste consuetudine giudiziaria che ha fatto ingresso nei Tribunali solo da qualche anno e sulla quale molti magistrati sono in disaccordo e non la applicano.
Una procedura che si basa sul mero e distorto presupposto di colpevolezza degli Operatori di Polizia.

Erano in piazza per smascherare l’ingannevole narrativa secondo la quale l’atto dovuto è una garanzia per gli Agenti coinvolti, quando invece basterebbe dargli la possibilità di seguire gli accertamenti eventualmente disposti senza assumere l’umiliante ed onerosa qualifica di indagati.

Sì, vedere Carabinieri protestare al pari di un troglodita dei centri sociali potrebbe far storcere qualche nasino benpensante.
L’austera figura del militare uso ad obbedir tacendo mal si adatta ad una protesta di piazza.
Ma se lo scopo di un sindacato è il benessere dei Carabinieri, tutelarne, pur con azioni estreme, la dignità di operatori della sicurezza da chi tende a depotenziarli diventa l’obiettivo prioritario.

Erano pochi, ma c’erano.
Non ne avete avuto notizia, ma erano là.
E, ovviamente, sono stati ignorati dai media.
Eppure la loro protesta avrebbe dovuto attirare l’attenzione della politica.
Sia della sinistra, complice, se non regista, del declino nel quale versa la sicurezza.
Ma anche della destra dalle grandi idee e dai grandi discorsi, ma dai fatti timidi, confusi e titubanti.

Erano pochi, ma c’erano.
E lottavano anche per i colleghi che non c’erano.
Finanche per quelli che li denigravano.
Lottavano per tutti quegli “sbirri” che non si rassegnano, che ancora ci credono e a cui, malgrado tutto, non sono riusciti a rubare la passione…
Grazie Salvino(e ovviamente grazie anche da parte del Nuovo Giornale Nazionale).

Autore

  • Redazione

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