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I Brics e l’esercitazione navale

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Esercitazione navale BRICS al largo del Sudafrica un segnale strategico nel pieno della crisi iraniana
Nel momento in cui la crisi interna iraniana sembra toccare il suo punto più drammatico e catturare l’attenzione internazionale, Teheran sceglie una traiettoria opposta: dimostra forza, proiezione esterna, e soprattutto alleanze.

Mentre nelle città iraniane si moltiplicano proteste, repressione e blackout informativi, le forze navali della Repubblica Islamica compaiono fianco a fianco a quelle di Russia e Cina nelle acque a sud del continente africano, nel tratto dell’Oceano Indiano che lambisce il Sudafrica.
Non è un episodio isolato né un’esercitazione di routine. Le manovre rientrano in un quadro più esteso di cooperazione strategica tra i paesi BRICS, una formazione nata come piattaforma economica e trasformata progressivamente in un laboratorio geopolitico capace di mettere in discussione i tradizionali centri di potere globali. Vedere operare insieme tre marine militari di paesi con visioni convergenti ma con posture strategiche diverse è un segnale di respiro molto più ampio di una semplice prova tecnica di interoperabilità.
La motivazione ufficiale dell’esercitazione rimane ancorata a formule rassicuranti: sicurezza marittima, pattugliamento, lotta alla pirateria e difesa di vie commerciali vitali. Obiettivi in linea con l’importanza crescente del Sudafrica come snodo marittimo e con il ruolo sempre più centrale dell’Africa australe come punto di transito di merci, risorse e investimenti. Ma letta alla luce degli avvenimenti iraniani e del contesto internazionale, questa operazione assume una profondità diversa: nel momento in cui l’Iran viene isolato diplomaticamente e condannato per violazioni dei diritti umani, si mostra invece inserito in un quadro di cooperazione militare con due potenze globali.
La presenza congiunta serve a rafforzare identità e ambizioni di tutti gli attori coinvolti.
Teheran ottiene una ribalta geopolitica e mostra ai propri oppositori interni ed esterni che il regime non si sta chiudendo, ma che continua a esercitare una capacità di influenza al di fuori della regione mediorientale. Mosca, impegnata in Ucraina e ostacolata dalle sanzioni occidentali, sfrutta l’occasione per ribadire di non essere isolata e di poter contare su partner con cui condurre attività militari reali.
Pechino, già protagonista in Africa sotto il profilo infrastrutturale ed economico, estende la propria presenza al dominio militare, suggerendo che la sua idea di sicurezza include ora una dimensione intercontinentale e navale.
Il teatro scelto è rivelatore.
Il Sudafrica è il ponte tra la fascia orientale dell’Africa e i circuiti marittimi che portano verso l’Oceano Indiano, rotta vitale per l’Asia e arteria centrale del commercio globale.
Siamo in un quadrante dove l’influenza occidentale appare in progressivo arretramento, mentre iniziative cinesi e russe guadagnano terreno e in cui l’Iran vede una possibilità per ritagliarsi uno spazio autonomo contribuendo – visibilmente a un esercizio di potere multilaterale non occidentale.
La simultaneità tra instabilità domestica iraniana e proiezione navale globale non è una coincidenza.
È un messaggio politico ben calibrato: l’Iran non arretra sotto pressione e non è un attore regionale confinato.
È disposto a mostrare che può essere presente, credibile e operativo in scenari lontani dal Golfo Persico, se sostenuto da partner strategici.
Per gli Stati Uniti e per l’Europa, tutto questo rappresenta una sfida di lungo periodo.
Non ci si trova più davanti a rapporti bilaterali frammentati, ma davanti a una forma embrionale di allineamento strategico alternativo, che coinvolge società politiche, economie e ora anche strumenti militari.
Non si tratta più di teoria: la cooperazione Pechino-Mosca-Teheran sta assumendo una forma tangibile, marittima, coordinata e visibile.
La lettura geopolitica più ampia suggerisce che lo spazio operativo della politica internazionale sta cambiando.
Non soltanto per ciò che accade nelle strade di Teheran, a Mosca o a Pechino, ma per ciò che accade in acque lontane, dove si sperimentano nuove geometrie di potere.
E le acque al largo del Sudafrica, questa volta, sono state il palcoscenico di una trasformazione che pochi anni fa sarebbe stata difficile persino da immaginare.

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  • Redazione

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