
“Houston qui abbiamo avuto un problema” è la frase esatta con la quale gli astronauti dell’Apollo 13 informavano il centro di controllo che un’avaria non avrebbe consentito di proseguire la missione e avrebbe reso complicato il ritorno a terra.
L’Apollo del 2023 è il “Club dei miliardari” (oligarchi compresi) il quale sta prendendo atto che c’è un’avaria nel sistema con il quale volevano imporre il monopolio finanziario sul mondo e che il ritorno a terra è difficile, ma ormai necessario.
I segnali che vengono dall’Apollo 2023 sono inequivocabili e visibili nello scarico, dalla navicella, della zavorra della fuffa green, nella quale avevano investito miglia di miliardi di dollari.
BlackRock, il più grande fondo del mondo, non userà più la sigla Esg (Environmental (ambiente), Social (società) e Governance), per indicare i titoli verdi.
Le assicurazioni Axa, Alliance e Swiss Re sono uscite dall’alleanza per i vincoli ambientali.
In Germania il mercato delle auto elettriche ha subito un flop significativo.
Che succede? La finanza si è convertita, ha abbandonato il grande ideale? No, semplicemente è entrata in avaria, perché il controllo delle materie prime è passato nelle mani di chi non ci sta a piegarsi al monopolio occidentale guidato dal “Club dei miliardari”, i quali vorrebbero comandare il mondo.
La finanza internazionale ha messo in campo di tutto: i competenti, gli ottimati, gli “scienziati”, i pensatori della Montagna incantata (ora come Castorp trascinati a terra), le guerre.
Alla fine, anche l’equipaggio dell’Apollo 2023, ha dovuto pronunciare la famosa frase: “Houston qui abbiamo avuto un problema”.
Dove sta il problema? Semplice, il monopolio delle materie prima non è nelle mani del “Club dei miliardari” e della finanza internazionale, ma di Cina, Russia e aggregati vari.
Proviamo ora, come si fa nei giochi enigmistici, ad unire i puntini per far emergere la figura.
Il primo puntino, come s’è visto, è che il monopolio delle materie prime non è a disposizione dell’Occidente, con la conseguenza che crolla tutta la fuffa green.
Il secondo puntino riguarda la vicenda Progozhin.
Della sceneggiata abbiamo già scritto a sufficienza. Qui è necessario ricordare solo alcuni elementi fondamentali.
Progozhin è il proprietario della Wagner. Il comandante della Wagner è Dmitry Utkin, ex tenente colonnello delle forze speciali del Gru (intelligence militare russa).
Pensare che la Wagner non fosse controllata dai servizi segreti russi è un esercizio che lascio ai pettinatori di bambole.
La Wagner, controllata, anzi, comandata dal Gru, è stata trasferita in Bielorussia, tolta dal controllo dell’esercito, dove è in atto una faida, e resa capace di continuare la sua missione principale che è quella di assicurare il dominio delle materie prime nei Paesi africani.
L’attività del gruppo Wagner si svolge in tredici paesi diversi: Libia, Eritrea, Sudan, Algeria, Mali, Burkina Faso, Camerun, Sud Sudan, Guinea equatoriale, Repubblica Centrafricana, Madagascar, Mozambico e Zimbabwe. Tutti paesi ricchi di risorse naturali di cui Mosca ha bisogno e sulle quali si è sviluppata la forza della Wagner, non solo militare, ma economica.
Per anni il gruppo paramilitare Wagner è stato considerato il braccio armato di Mosca all’estero.
Lo è stato e lo sarà, visto che Lavrov ha dichiarato che il gruppo paramilitare continuerà ad operare in Africa.
La Wagner, sfilata con una geniale colpo di scena, dalle faide interne all’esercito, con non improbabili manine degli oligarchi e dei servizi di paesi occidentali, assicura a Putin, tramite la Bielorussia, il controllo delle materie prime in Africa.
E controllare le materie prime in Africa significa mettere in avaria l’Apollo 2023, che, non a caso chiama Houston.
Che la manovra sia concordata lo dimostra il fatto che il 25 giugno, il giorno dopo della mascherata di Prigozhin, a Mosca, alle 17.37 si sono riuniti lo stesso Prigozhin (che avrebbe potuto essere arrestato seduta stante), l’ex tenente colonnello del Gru e comandante della Wagner, Utkin, il presidente della Bielorussia Lukashenka e Dyumin, ex guadia del corpo di Putin.
Lasciamo che, per il momento, si svolgano le purge interne all’esercito russo, del quale vanno seguiti gli sviluppi per capire i nuovi equilibri, con una sola notazione: il generale russo Sergei Surovikin è stato arrestato ieri. Lo riporta il Guardian. Mosca non ha ancora rilasciato commenti sull’arresto, di cui ha scritto per primo il Moscow Times, citando due fonti della Difesa russa. Ma secondo il New York Times Surovikin, che era stato a capo delle truppe russe in Ucraina, sarebbe stato a conoscenza dei piani del leader della Wagner,Yevgeny Prigozhin.
L’arresto di Surovinkin potrebbe essere l’inizio di una purga che, per equilibrio, potrebbe portare alla destituzione del ministro della Difesa e del capo delle forze armate. Piazza pulita? Vedremo.
Rimane il fatto che la Wagner continuerà, sottratta ai condizionamenti, ad essere il braccio armato del controllo in Africa delle materie prime.
“Houston qui abbiamo avuto un problema”.
Passiamo ad un altro puntino: Rsa Casa Bianca.
La Casa Bianca è ormai ridotta ad essere una Rsa dove in molti si occupano del residente Joe Biden.
In buona sostanza gli Usa hanno un comandante in capo non adatto alla sua funzione, il quale, se si dimettesse, darebbe spazio a Kamala Harris, il vuoto assoluto in gonnella.
La Rsa Casa Bianca, pertanto, deve essere tenuta in attività fino alle elezioni del 2024, ma è una Rsa, non un cento di comando.
I Dem americani, front office della finanza e del “Club dei miliardari”, sono costretti a gestire la Rsa.
Inoltre, altro puntino, la Reuters, bontà sua, ha scoperto che dei cinque presidenti Usa viventi, ben quattro, Biden e Obama compresi, sono rampolli di dinastie di schiavisti. Si salva solo Donald Trump, la cui famiglia è arrivata dall’Europa dopo la fine dello schiavismo.
Se i woke fossero coerenti, e non una banda di cialtroni, dovrebbero inneggiare a Trump.
A proposito di woke e di wokismo (idiozia imperante nelle élite debosciate dell’Occidente), i cartoni animati di Hollywood (leggi le star) hanno chiesto ai social di censurare chi è contrario alla logica woke.
Anche qui siamo in pieno manicomio.
I cartoni animati vogliono censurare la realtà.
Torniamo in Europa.
La Svezia permette ad un tizio di insultare e bruciare il Corano, sollevando le proteste del mondo islamico. Lo fa proteggendo il tizio con le forze della polizia, avallando, in questo modo il gesto.
Sono matti e mangiano i sassi? No. Hanno trovato un modo furbo per farsi dire di no da Erdogan al loro ingresso nella Nato.
Se la Svezia non entra nella Nato, viene meno uno dei punti forti dell’Alleanza in versione Stoltemberg, ossia l’accerchiamento della Russia nel Baltico.
Segnale a Putin? Vedremo.
Ieri e l’altro ieri il cardinale Zuppi era a Mosca. Ottima cosa, se la si guarda con gli occhi rivolti a tentativi di pace, ma anche delegittimazione della Corte internazionale che ha deciso che Putin è un criminale di guerra da processare. Il Vaticano tratta con un criminale di guerra o la Corte conta come il due di coppe quando si gioca a bastoni?
In tutto questo scenario in movimento sono veramente un insulto alla realtà e allo stesso socialismo originario i socialisti europei, capitanati dall’olandese Timmermans, non solo per aver tradito le loro origini vendendo l’anima alla finanza, ma anche perché rischiano di essere come il soldato giapponese a guardia del bidone dopo che la guerra è finita.
L’olandese Timmermans, peraltro, è l’immagine vivente di un vulnus europeo insopportabile: l’Olanda come paradiso fiscale.
L’Olanda, in quanto avanguardia del green, è stata tutelata promossa a paradiso fiscale, in barba a tutti gli Stati dell’Unione, ma ora che la finanza chiama Houston, di Rutte & company che ne sarà?
Continueremo a sentire le prediche di Rutte e Timmermans o li manderemo a coltivare i tulipani e a curare il letto delle vacche?
Houston qui abbiamo avuto un problema” è il grido di un Occidente guidato da una Rsa, in avaria sulle materie prime, preso per i fondelli da autocrazie che tentano di essere egemoni.
Ora, per evitare che l’Occidente si schianti assieme all’Apollo 2023 del “Club dei miliardari” è necessario cambiare radicalmente le leadership, mettendo in atto una svolta politica ed economica in grado di salvare l’Occidente da se stesso, riportando gli attori (tutti) a Hollywood a fare i cartoni animati e mettendo la politica e gli Stati al posto degli ottimati e dei competenti, dei quali ne abbiamo piene le tasche (eufemismo).





