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GLI USA FANNO “OH!”, L’EUROPA FA “UE, UE” E I RUSSI FANNO “GO”

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La riflessione di oggi è la prosecuzione di quelle fatte ieri in due articoli, uno mio e l’altro di Paolo Raffone, pubblicati sul Nuovo Giornale Nazionale e dei quali allego di seguito i link se il lettore desiderasse leggerli o rileggerli.

https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/estero/politica-internazionale/13059-il-piano-mattei-e-i-nazisti-del-iii-millennio.html

https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/estero/politica-internazionale/13057-lafrica-contesa-litalia-e-il-piano-mattei.html

Il tema all’ordine del giorno è l’Africa e, in particolare, quella parte dell’’Africa che è il Sahel, ossia il sub Sahara, cerniera strategica per i rapporti del continente africano con l’Europa.

Partiamo dal titolo.

I russi fanno Go perché, mentre gli Usa fanno “Oh!” e l’Europa fa “ue,ue”, loro applicano le regole dell’antico gioco cinese: Go appunto.

In Cina il Go viene chiamato wéiqí, wei-ch’i, da wei, “accerchiare” e qi, “pedina”.

In sintesi è il gioco con il quale le pedine sono disposte in modo da accerchiare l’avversario.

Il Go è un gioco molto complesso strategicamente, malgrado le sue regole semplici; viene giocato da due giocatori che collocano alternativamente pedine nere e bianche sulle intersezioni vuote di una scacchiera detta goban formata da una griglia 19 × 19. Lo scopo del gioco è il controllo di una zona del goban maggiore di quella controllata dall’avversario. A questo scopo i giocatori cercano di disporre le proprie pietre in modo che non possano essere catturate, ritagliandosi allo stesso tempo dei territori che l’avversario non possa invadere senza essere catturato.

I russi sono presenti in Africa attraverso rapporti diretti, commerciali e militari (vedi cartina Ispi) e mediante la Wagner (vedi cartina sulla presenza dei mercenari).

La Wagner è presente in: Repubblica Centrafricana, Libia, Sudan, Ciad, Mozambico, Congo, Mali, Burundi, Guinea-Bissau, Nigeria, Madagascar, Botswana, Comore, Ruanda, Lesotho.

Se poniamo l’attenzione al G5, ossia a Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger e Ciad, possiamo notare come, dopo il golpe in Niger, i cinque Paesi con il Sudan (dove la Russia ha in costruzione un porto militare) rappresentino la cerniera tra l’Africa centrale e i Paesi del Nord Africa che si affacciano sul Mediterraneo.

In Mauritania, ancora in bilico tra Occidente e Russia, si è recato in visita il 7 febbraio il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

La Mauritania, con una posizione strategica nella regione del Sahel, comprende il suo ruolo e la sua posizione e cerca di massimizzare i suoi interessi e raggiungere i suoi obiettivi contrattando i suoi legami sia con la NATO, sia con la Russia.

Gli sforzi russi in Mauritania sono importanti nel senso che la NATO ha offerto di costruire una base militare nel Paese, il che trasformerà Nouakchott, la capitale della Mauritania, in un attore strategico nella regione.

Tuttavia i legami tra Mauritania e Russia sono solidi. Il presidente mauritano Ghazouani ha visitato la Russia nel 2019 per partecipare al vertice Africa-Russia. Il ministro della Difesa della Mauritania Yahya Ould Hademine si è recato a Mosca nel luglio del 2022 e ha firmato un accordo di collaborazione militare con Alexander Vasilyevich Fomin, il vice ministro della Difesa russo.

La Mauritania ha inoltre con la Russia forti legami economici: ogni anno importa da Mosca 31 milioni di dollari di grano ed esporta 95 milioni di dollari di prodotti ittici. Nel 2020, le esportazioni russe in Mauritania sono state pari a 37,6 milioni di dollari.

E’ del tutto evidente che gran parte del sub Sahara è ora in mano russa, con una manovra Go che circonda i Paesi africani mediterranei e che conferisce alla Russia le chiavi per i flussi migratori verso l’Europa.

Perché gli Usa fanno “Oh!”?

Gli Usa fanno “Oh!” perché, come i bambini che hanno rubato la marmellata, negano anche l’evidenza, nonostante bocca e dita siano lì a dimostrare il misfatto. Gli Usa continuano a negare a se stessi, prima che agli alleati, di aver fallito in Africa da anni ogni politica seria, lasciando campo libero alla penetrazione cinese a russa.

I disastri della politica di Hillary Clinton e di Obama con le primavere arabe, la destabilizzazione della Libia e l’abbandono, di fatto, di molti alleati africani al loro destino sono il tragico risultato di una politica fallimentare Usa dei democratici.

Ad alimentare la diffidenza nei confronti degli Usa contribuiscono poi l’abbandono in modo indecoroso dell’Afghanistan e la politica fallimentare nel Corno d’Africa, con l’appoggio dato al Tigray.

Ora, come i bambini stupiti per essere stati colti con le mani nella marmellata, gli Usa fanno “Oh!” e tentano di recuperare, anche se continuano a spendere le loro attenzioni e le loro risorse in un’altra guerra persa, quella dell’Ucraina, perché finta e giocata sulla pelle altrui.

Se dici che non vuoi attaccare la Russia e non vuoi destabilizzare Putin (bugia recitata in zona cesarini), mentre qualcuno pensava (e pensa) esattamente il contrario, con quale faccia chiuderai la vicenda dicendo a Zelensky, come di fatto gli Usa stanno dicendo, che la partita si deve concludere con una cessate il fuoco che significa concretamente la perdita della Crimea e del Donbass? Se la Russia non deve essere sconfitta, destabilizzata e umiliata, al massimo contenuta, per quale motivo si è dato spazio a Victoria Nuland e a Soros nel creare le condizioni di una reazione moscovita che, per quanto deprecabile e condannabile, è la conseguenza dell’ «abbaiare sotto casa» della Nato?

Con quale faccia Joe Biden, scappato dall’Afghanistan, scapperà da Kiev, durante una difficile campagna elettorale dove i repubblicani al Congresso lo accusano di aver fatto la cresta, insieme suo figlio Hunter, sugli aiuti all’Ucraina quando l’attuale presidente era il vice di Obama?

Che credibilità residua avranno gli Usa riguardo ad altre partite? Scapperanno anche da Taipei? E se l’Italia si dovesse impegnare in Africa con il Piano Mattei avrà con sé un alleato o un amico del giaguaro come lo è stata Hillary Clinton nel distruggere la posizione italiana in Libia?

La politica estera è fatta di serietà, di affidabilità, non di trucchetti in base ai quali giochi con la pelle degli altri e quando la situazione si complica scappi a gambe levate.

Giorgia Meloni è stata a colloquio con Jeo Biden. Vedremo se è stata solo una visita di cortesia o c’è di più e di più concreto.

Rimane il fatto che in Africa i nostri, se si esponessero, avrebbero a che fare con la Wagner e non potrebbero fingere di distribuire caramelle.

Dell’Europa che dire? Fa “ue,ue” come i poppanti e come i poppanti ha solo bisogno della balia.

Inoltre, la compagine che guida Bruxelles è votata a trascinare l’Europa in un baratro, insistendo con tassi d’interesse che taglieggiano gli stipendi, con il green, con il clima e con tutte le baggianate connesse alla politica imposta dagli interessi delle multinazionali. Inoltre, mentre Biden sta già pensando a come sganciarsi da Kiev e mentre gli inglesi hanno spiegato a Zelensky che non deve attaccare la Russia, i vari Borrel e Von der Layen si esercitano ogni giorno nel proclamare la loro fede nella vittoria ucraina, mentre massacrano non solo il benessere, ma la stessa sopravvivenza di larghe fasce della popolazione degli Stati dell’Unione.

L’Europa dei poppanti succhia e frigna. Inutile pensare, pertanto, che una qualsiasi politica italiana verso l’Africa possa contare, ora, su una coerente politica europea, perché l’Europa non ha una politica, non ha una strategia ed è solo un insieme burocratico prono agli interessi della finanza e delle multinazionali.

E così, mentre gli Usa fanno “Oh!” e l’Europa fa “ue ue”, la Russia fa “Go”.

Forse è ora di svegliarsi dall’oppio della propaganda che ci viene propalata da giornali main stream e anche da alte cariche statali ad ogni piè sospinto e attrezzarci ad uscire dalle illusioni.

Un Piano Mattei comporta essere presenti anche a difendere gli interessi italiani laddove questi si instaurano, sia pure in un rapporto paritario, perché russi e cinesi non stanno a guardare la distribuzione delle caramelle sventolando bandierine di benvenuto.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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