Immagine simbolo dei poteri che ogni essere ha in sé
In tutti gli ambiti riferiti alla spiritualità, alle religioni e in ogni tradizione si rileva la presenza di entità cosiddette angeliche, che non possono certamente essere considerate semplici astrazioni riferite all’insieme collettivo riguardante il super-io.
Con la parola si indica un essere, che svolge la funzione di messaggero o di intermediario tra l’essere supremo e gli esseri umani.
Il termine “angelo” deriva dal latino angelus, a sua volta originato dalla parola greca ἄγγελος, il cui significato è “messo”, “messaggero”, “servitore”.
Sia che ci si trovi nel contesto della religione greca antica, in quello giudaico, in quello cristiano o in quello dell’islam, l’angelo è un messaggero divino inviato agli esseri umani per istruire gli stessi, per informarli o dare loro ordini, svolgendo, così, il ruolo di intermediario tra l’uomo e il divino stesso.
Pur in possesso di potestà e poteri più ampi e meno stringenti di quelli riferiti all’uomo, essi sono comunque soggetti a un ente superiore. Un angelo può anche svolgere la funzione di custode, protettore e di guerriero celeste dotato di una forza superiore di natura cosmica.
Nel contesto della mitologia greca si rileva una significativa presenza di figure divine che assolvono alle funzioni del tutto assimilabili a quelle svolte dagli angeli della tradizione ebraica e cristiana (Eros, Mercurio ecc.).
Gli stessi filosofi della Grecia classica offrono molteplici riferimenti riguardo esseri che sono “collocati” tra il cielo e la terra.
Secondo Platone gli dei trasmettono mediante intermediari; Socrate rammenta sovente la sua voce interiore, da lui definita “daimonion”, che potrebbe essere considerata una sorta di angelo, sia custode, sia matrice ispiratrice della coscienza.
In tale contesto mitologico i messaggeri divini erano rappresentati come con le ali analogamente agli angeli.
L’emblema per eccellenza del messaggero erano, oltre le ali, il caduceo, il bastone attorno al quale erano attorcigliati due serpenti. Tali messaggeri erano, sia riferiti alle divinità greche che romane, Iride, simbolo dell’arcobaleno, che congiunge cielo e terra, e Ermes/Mercurio, simbolo dell’ignoto e dei misteri.
I libri sacri, in particolare la Bibbia, contengono numerosi riferimenti alle entità chiamate angeli. Nell’ebraismo tale essere è chiamato mal’akh, che significa letteralmente messo, inviato, con il quale il termine greco “anghelos”, è perfettamente corrispondente, anche dal punto di vista semantico.
I testi riferibili all’Antico Testamento contengono un insieme, spesso contraddittorio, di rappresentazioni angeliche. In alcune di esse, infatti, gli angeli, secondo uno schema mitologico presente sia nelle religioni assiro-babilonesi che in quelle semitiche, formano la “corte celeste” della divinità.
In altri contesti, si presentano sicuramente come “messaggeri dell’essere supremo presso gli uomini”, in questo caso antropomorfizzati e nettamente distinti dall’essere supremo stesso.
Nella Bibbia, sono spesso rappresentati in relazione con gli uomini: un angelo ferma il braccio di Abramo che sacrificherà suo figlio; Giacobbe lotta con l’angelo; sempre riguardo Giacobbe, lo stesso vede gli angeli salire e scendere su una scala la cui estremità tocca il cielo; gli angeli avvertono Lot della fine di Sodoma; un angelo, Rafael, accompagna Tobia; Micael diventa l’angelo del profeta Daniele.
Nel cristianesimo, sono creature spirituali e immortali. Per quanto riguarda la natura degli angeli, la chiesa cattolica li considera elementi incorporei, intelligenti e superiori all’anima umana.
Clemente di Alessandria, Tertulliano, Origene, ecc., pensavano che la loro forma fosse un corpo molto sottile; altri li considerano solo come esseri puramente spirituali, talvolta, invece, entità con sembianze analoghe a quelle di un corpo.
Oltre a quanto derivato dall’influsso ellenico-romano sul cristianesimo, è stato rilevante quanto originato, in correlazione agli angeli, in un ambito geografico più propriamente biblico.
Nel cristianesimo, attraverso quanto indicato nel Nuovo Testamento, si rileva che solo pochi eletti possono dialogare con gli angeli: l’angelo dell’annunciazione; la nascita di Gesù, accompagnata peraltro da un insieme di angeli festanti; durante la sua agonia, l’angelo della consolazione mostra a Gesù stesso un calice che egli non vuole bere; gli angeli che appaiono alle sante donne per annunciare loro la resurrezione di Gesù; nell’Apocalisse con San Giovanni, che narra la visione di San Michele e delle sue legioni angeliche.
Stante a quanto i teologi condividono in merito alla classificazione formulata da Dionigi l’Areopagita, gli spiriti angelici sarebbero divisi in tre gerarchie, ognuna comprendente tre ordini o cori: la prima, che annovera i serafini, i cherubini e i troni; la seconda nella quale ci sono le dominazioni, le virtù e le potestà; la terza con i principati, gli arcangeli e gli angeli veri e propri. I serafini manifestano l’amore, i cherubini la protezione, i troni la sapienza divina.
Le dominazioni hanno potere sugli angeli inferiori, le virtù mostrano il coraggio e l’audacia e le potestà sono apportatori di sapienza. I principati vigilano sulle nazioni e gli eventi, gli Arcangeli e gli Angeli, a livelli diversi, sono i messaggeri di Dio.
Il Corano spesso parla di angeli e arcangeli, in particolare dell’arcangelo Michele e, soprattutto, di Gabriele, che, come noto, contribuì all’elevazione spirituale di Maometto, allorché comparve a quest’ultimo nella grotta, nella quale il profeta si era ritirato in contemplazione e meditazione (610 d. C.). Anche alla morte del profeta, secondo quanto tramandatoci, gli angeli prelevarono e accompagnarono la sua anima nello splendore della luce.
Gli angeli sono una particolare e specifica creatura di Allah. Essi non sono pura luce visibile ai comuni sensi, sono asessuati e affrancati dai comuni bisogni umani. Sono sottoposti esclusivamente al volere di Allah, al quale non possono evidentemente disobbedire, quindi non sono in possesso del cosiddetto libero arbitrio.
Sono stati creati solo per adorare la divinità e svolgere i compiti loro affidati. La parola araba per angeli è “mala’ika”, che significa “assistere e aiutare”.
Ogni divinità nell’antico pantheon mesopotamico aveva i suoi araldi (“sukkal”), le figure alate che discendevano dal cielo sulla terra per svolgere il loro ruolo di messaggeri, e degli “angeli-custodi” (shedu e Iamassu).
Gli assiro-babilonesi concepivano, inoltre, l’idea riferita a intermediari che contribuivano a proteggere ogni singolo individuo, intercedendo, a favore degli esseri umani stessi, presso gli dei; essi erano i karibu o kuribu, raffigurati con le mani giunte e in preghiera; essi peraltro originarono i cherubini presenti nell’angeologia ebraica.
Anche in altri contesti possiamo ritrovare le entità di natura angelica, affini e aventi una funzione sostanzialmente analoga.
Zoroastro è attorniato da una pletora di entità minori, tra le quali lo spirito maligno Angra Mainyu, probabilmente antesignano di Satana, il quale si ribellò al suo dio, coinvolgendo una parte di esseri celesti, i deva, termine che rammenta peraltro il termine inglese devil.
Da questa ribellione ebbe origine il mito della distinzione tra angeli e demoni, i primi fedeli a Dio e i secondi appunto ribelli. Aspetto questo che insieme ad altre concezioni, mostra una significativa influenza dello zoroastrismo sull’ebraismo e il cristianesimo.
Presso i Parsi troviamo un mondo spirituale, che si basa su due principi opposti: uno riferito al bene e un altro correlato al male. Il principio del bene nella sua rappresentazione ricomprende una classe di esseri, che ricordano gli angeli e che hanno il compito di aiutare gli uomini nella lotta con le forze del male.
Anche nelle tradizioni riguardanti l’estremo Oriente si ritrovano esseri angelici, rappresentati, ad esempio, dalla ricchissima iconografia utilizzata per adornare i templi, in particolare quelli indiani, i quali appaiono raffigurati, insieme alle varie divinità, sovente come una moltitudine di figure alate, indicate con il parola “deváh”, termine con il quale nel sanscrito si definisce un “essere di luce”.
Ma come possiamo capire cosa sono queste entità e, soprattutto, come può concepirle l’essere umano secolarizzato? Una chiave di comprensione potrebbe essere trovata pensando che gli angeli sono l’immagine simbolo dei poteri che ogni essere ha, seppur latenti, personificati appunto in essi.
Considerandoli in questo modo è certamente meno disagevole per comprendere il messaggio che ci arriva dalle diverse tradizioni e, quindi, capire e utilizzare lo strumentario presente in ogni essere, acquisendo consapevolezza al riguardo, in particolare, allorché si raggiunge la capacità di equilibrare il nostro essere, individuando e relazionandosi con quanto è esterno a noi, tra cui gli accadimenti e il nostro passato, esplorando il profondo del sé e della coscienza, acquisendo, in tal modo, una lucidità inusitata.
Racchiusi su se stessi, il corpo e la mente vengono irradiati dall’energia, consentendo la piena percezione del sé superiore e dell’insieme che ci circonda. Iniziando a sentire in questo modo si attivano, così, anche gli altri stati.
Realizzando in noi i vari gradi di conoscenza, o meglio la conoscenza attiva, le varie funzioni prendono consistenza e manifestano la loro identità, in particolare le ragioni, le intenzioni, le emozioni, le quali sono la radice dell’agire.
In noi stessi esiste un archetipo che origina da tutta l’eternità. Questo archetipo può essere chiamato potenza essente, manifesta nel mondo della creazione. Gli angeli possono essere, appunto, il nostro archetipo. In un certo senso, essi sono il nostro io “celeste”, fondamento del nostro essere sulla terra, senza il quale non saremmo, senza realizzare l’unità del corpo e della psiche e la coerenza armonica del nostro agire.
Ma, per realizzare l’unità spirituale, la collaborazione con l’angelo è indispensabile per poter allinearsi all’io “celeste”, agli archetipi.
Attualmente, si discute molto circa gli angeli, quasi fosse una moda o qualcosa di mondano. Certamente, questo non è positivo, in quanto, in tal modo, non ne viene percepita l’immagine né, tantomeno, la loro funzione.
Un angelo è una manifestazione della divinità. Esso è un puro spirito come la divinità, ma non ha natura divina. È un essere dotato di volontà e intelligenza e privo di un corpo, quindi, affrancato dalla dipendenza dalle esigenze materiali.
La natura degli angeli li rende superiori a tutte le altre creature, ovviamente anche agli uomini, riguardo la volontà e l’intelletto. Essi comprendono le cose diversamente dagli esseri umani, capendo la verità, sotto tutti i punti di vista. Non hanno una potestà illimitata, ma la loro potestà e conoscenza sono superiori a quella degli umani. Diversamente da ciò che molti pensano, non possono prevedere le nostre azioni, né vedere i nostri pensieri.
Con gli angeli i ricercatori di verità e i pazienti tessitori della propria vita possono intraprendere un continuo lavoro coscienziale per riuscire a svelare il mistero celato nel proprio essere.





