
Un funzionario israeliano intervistato dal quotidiano “Times of Israel” ha affermato che Tel Aviv non ha escluso l’idea che l’Autorità nazionale palestinese (Anp) possa tornare a governare la Striscia di Gaza, come auspicato dagli Stati Uniti. In tal caso “dovrà sottoporsi a riforme significative”.
Sempre secondo “Times of Israel”, gli Usa stanno facendo pressione su Israele perché pianifichi già ora una soluzione per la Striscia di Gaza, altrimenti il rischio è di rimanere “impantanato nell’enclave a tempo indeterminato”.
Nella direzione di assicurare un governo alla Striscia di Gaza, dopo la definitiva sconfitta di Hamas, gli Stati Uniti e i loro principali alleati europei stanno studiando un piano per dispiegare una forza internazionale di pace al termine del conflitto tra Israele e Hamas in corso nell’enclave palestinese.
Lo anticipa “Bloomberg”, che cita fonti informate, secondo cui colloqui preliminari si stanno svolgendo in seno al Consiglio di sicurezza.
Secondo le fonti, i funzionari statunitensi ed europei riconoscono la presenza di grandi interrogativi in merito alle tempistiche e alle difficoltà di una missione di pace internazionale a Gaza, e segnalano scetticismo da parte di Israele, che per il momento non ha commentato pubblicamente le indiscrezioni. Discutere l’iniziativa potrebbe contribuire però a spingere Israele ad accelerare la conclusione della campagna militare, e a concentrarsi sulla pianificazione della fase successiva.
Una delle opzioni valutate dai funzionari statunitensi ed europei comporterebbe un rafforzamento del mandato dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per il monitoraggio della tregua, istituita nel 1949 per sostenere l’attuazione degli accordi di armistizio tra gli arabi palestinesi e Israele dopo la guerra scoppiata nel 1948, in seguito alla creazione dello Stato ebraico. Secondo le fonti citate da “Bloomberg”, missioni di pace già avviate dall’Onu in altre aree del Globo potrebbero essere usate come modello, a cominciare dalla missione Onu ad Haiti, guidata da soldati keniani. Un altro modello potrebbe essere la forza inviata dal Consiglio di Sicurezza Onu in Somalia per combattere il gruppo militante islamico Al-Shabaab. Le discussioni preliminari in merito all’organizzazione di una missione di pace costituirebbero almeno in parte una risposta ai crescenti appelli internazionali per una tregua nell’offensiva di Israele contro Hamas, che ha causato la morte di più di 11mila persone a Gaza. Proprio per inviare un messaggio a Israele, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato mercoledì una risoluzione che chiede pause umanitarie nei combattimenti. Gli Stati Uniti non hanno usato il loro potere di veto per bloccare la misura: una rara deviazione dalla politica di sostegno incondizionato di Washington nei confronti di Israele.
Gli Stati Uniti, intanto, sono in possesso di informazioni di intelligence che dimostrerebbero la presenza di Hamas all’interno dell’ospedale di Al Shifa, il più grande nella Striscia di Gaza. Fonti anonime hanno riferito all’emittente “Cnn” che, in base a quanto emergerebbe da alcune intercettazioni raccolte dall’intelligence Usa, il movimento islamista palestinese avrebbe utilizzato la struttura come postazione di comando.
Nel frattempo ben dodicimila medici, infermieri e paramedici provenienti da tutto il mondo hanno informato il Ministero della Sanità che sono pronti a salire su un aereo per Israele e prestare servizio volontario durante la guerra in corso contro il gruppo terroristico Hamas.
Dei 12.000, circa 7.000 sono medici di tutte le specialità. La metà proviene dagli Stati Uniti e gli altri da altri paesi tra cui Svezia, Canada, Belgio, Brasile, Svizzera e Nuova Zelanda.





