
Stando alle cronache è in corso la grande spedizione della “delegazione del buonsentire” guidata nientemeno che da Laura Boldrini. Obiettivo? Entrare a Gaza. Per fare cosa? “Far sapere agli abitanti che non sono soli”. Perché certo, in mezzo a macerie, bombardamenti,fame, sete e disperazione, quello che mancava davvero era il sostegno morale di qualche europarlamentare con scorta diplomatica e un post su Instagram. C’è un che di epico e profondamente ingenuo (per non dire tragicomico) nella presunzione di questa iniziativa.
Mentre il Medio Oriente brucia, mentre ogni parola può infiammare, lei, con altri 59 “missionari del simbolico”, tenta l’ingresso a Gaza come se si trattasse di un campo scout. Non comprendendo, o peggio ignorando, che in un contesto tanto delicato come questo, ogni gesto plateale può trasformarsi in una miccia. Perché diciamolo chiaramente: non c’è nulla di neutro in questa spedizione. Dietro la bandiera dell’umanitarismo c’è la solita narrazione sbilenca, dove il nemico è uno solo (Israele) e tutto il resto è contorno. Nessun accenno agli ostaggi,ai civili israeliani massacrati, alle responsabilità anche interne al mondo arabo. Tutto troppo scomodo, tutto troppo complesso per entrare nel perimetro di un tweet. E mentre il Papa invita alla moderazione, loro sbandierano accuse da corte marziale contro chiunque non reciti il loro stesso copione. Macron non è abbastanza coraggioso, Meloni è complice di uno sterminio. L’Europa è morta sotto le macerie di Gaza, e la Boldrini, manco fosse il suo funerale,pronuncia l’orazione.
La realtà è che queste azioni non aiutano i palestinesi.
Alimentano solo l’odio, polarizzano il conflitto, delegittimano l’Italia sulla scena diplomatica e contribuiscono a screditare ogni voce che voglia davvero mediare e costruire. Chi sostiene davvero la causa palestinese dovrebbe pretendere prima di tutto verità, pluralità e responsabilità. Non teatrini propagandistici con tanto di telecamere, dichiarazioni da martiri mancati e zero rischi veri.
Chiedere alla Boldrini e ai suoi di usare la testa prima del megafono forse è troppo. Ma almeno potremmo chiedere loro un briciolo di umiltà.
Invece di cercare gloria personale tra le rovine altrui, provino almeno una volta a non essere parte del problema.





