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GAZA: FALLITI I NEGOZIATI AL CAIRO

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Il nuovo ciclo di negoziati al Cairo per raggiungere un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza si è concluso con un nulla di fatto.

La delegazione del movimento islamista palestinese Hamas ha lasciato la capitale dell’Egitto spiegando di doversi consultare con i propri leader per il proseguimento dei colloqui.

In un annuncio ufficiale, Hamas ha comunque sottolineato che “i negoziati e gli sforzi per porre fine all’aggressione (di Israele), consentire il ritorno degli sfollati e permettere l’ingresso di aiuti diretti al popolo palestinese continuano”.

Fin dal principio, le speranze di raggiungere un accordo al Cairo sono state affievolite dalla decisione di Israele di non inviare i propri rappresentanti, dopo il rifiuto del movimento islamista di fornire un elenco dettagliato degli ostaggi ancora vivi. A peggiorare la situazione, ha contribuito inoltre la recente morte di oltre 100 palestinesi nel nord della Striscia di Gaza durante una consegna di aiuti umanitari, con il successivo scambio di accuse tra Hamas e le Forze di difesa israeliane (Idf).

A pochi giorni dall’inizio del Ramadan (il mese sacro per i fedeli musulmani che comincerà il 10 marzo) la tregua appare quindi ancora lontana, nonostante gli auspici espressi dal presidente statunitense Joe Biden, che aveva fatto pressione su Israele per fermare il conflitto prima di questa ricorrenza.

L’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, Jack Lew, ha intanto dichiarato che “è un errore” pensare che i negoziati sugli ostaggi siano finiti. Parlando durante una conferenza dell’Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale (Inss) a Tel Aviv, Lew ha detto che “ci sono ancora conversazioni in corso (…) e le differenze si stanno riducendo”. Tuttavia, “ogni giorno diventa sempre più difficile essere ottimisti” sulla sicurezza degli ostaggi, ha affermato l’ambasciatore statunitense. Al Cairo si erano riuniti domenica scorsa i rappresentanti di Hamas, Qatar, Egitto e Stati Uniti per discutere di una proposta di tregua di sei settimane, facilitare lo scambio di decine di prigionieri israeliani con centinaia di detenuti palestinesi e soddisfare l’urgente bisogno di aiuti umanitari a Gaza. Il 6 marzo Hamas ha avanzato una controproposta “non negoziabile” con 11 punti. Tra questi, vi sono la richiesta di un cessate il fuoco permanente, il ritiro di tutte le forze israeliane dalla Striscia di Gaza e il ritorno degli sfollati nella parte settentrionale dell’exclave. “I mediatori hanno cercato di trovare un compromesso, ma senza successo”, hanno riferito delle fonti citate dall’emittente panaraba di proprietà qatariota “Al Jazeera”.

A conferma del fallimento dei negoziati al Cairo, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato che Israele “resisterà alle crescenti pressioni internazionali” per porre fine alla guerra nella Striscia di Gaza, poiché l’obiettivo è la “vittoria totale”. Durante la cerimonia di consegna dei diplomi ai cadetti della scuola ufficiali delle Forze di difesa israeliane (Idf) nel sud del Paese, nota come Bahad 1, Netanyahu ha infatti detto che lo Stato ebraico è “in una guerra esistenziale” che “deve vincere”, promettendo di “colpire i nemici fino alla vittoria totale”. I leader occidentali dovrebbero capire che “quando sconfiggeremo gli assassini del 7 ottobre (giorno dell’attacco del movimento islamista palestinese Hamas contro il Paese) preverremo il prossimo 11 settembre”, ha affermato il premier, aggiungendo: “Per questo dovete sostenere Israele e le Idf”. Netanyahu ha inoltre promesso di eliminare il “regime omicida di Hamas, di eliminare i terroristi, di distruggere i tunnel” e di perseguire gli autori dell’attacco del 7 ottobre, facendo tutto il possibile per “localizzare gli ostaggi”.

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  • Redazione

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