

Il tormentone estivo che agita i sociali Usa in relazione all’affare Epstein, come ho già scritto,
ha nell’ebrea Ghislaine Maxwell la principale protagonista. (https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/italia/politica/24590-epstein-o-ghislaine.html).
Una protagonista che è considerata da molti un agente del Mossad, così come lo era il padre.
Il tormentone è scoppiato per il fatto che il Dipartimento di Stato ha affermato che Epstein (anch’egli considerato da alcuni osservatori un agente dei servizi israeliani) si è suicidato, che non ci sono liste di clienti e che tutto va bene madama la marchesa.
Trump ha detto che non ne può più della storia del pedofilo. Fine della storia.
No, inizio di una storia che ha molto il sapore di un confronto internazionale che ha al centro il Mossad che dirige il gioco? E se non fosse come sembra? E quale gioco? Non è facile da capire, ma vale la pena di tentare.
Le coincidenze ci lasciano spesso perplessi, stupiti, ma ci indicano anche la via possibile di comprensione di fenomeni che si intrecciano.
La vicenda Epstein scoppia proprio mentre si palesa uno rapporto stretto tra Israele in versione Netanyahu (vedi vicenda iraniana e vicenda di Gaza) e gli Usa in versione Trump.
La vicenda, inoltre, scoppia in coincidenza con una legge di bilancio Usa che taglia le gambe al green, mettendo in ginocchio i crediti che si trasformano in certificati finanziari intermediati sulla Borsa di Londra.
Tagliare le gambe al green significa togliere di mezzo una fetta importante della finanza.
Un messaggero dell’Esarcato, che di mondo ebraico se ne intende, mi suggerisce di tentare di capire cosa accade in quel mondo, assai variegato e non riconducibile ad una un’unanimità nemmeno religiosa.
Un segnale interessante è l’atteggiamento tenuto da Israele nei confronti dell’Ucraina.
Il discorso dell’ebreo Volodymyr Zelensky alla Knesset, il parlamento israeliano, il 20 marzo 2022, in video conferenza, ha generato polemiche a causa del paragone fatto da Zelensky tra l’invasione russa dell’Ucraina e l’Olocausto, considerato “oltraggioso” da alcuni deputati e ministri israeliani, come Yoaz Hendel e Yuval Steinitz, che hanno criticato il riferimento alla Shoah come inappropriato e revisionista.
Per una possibile visita dell’ebreo Zelensky in Israele è arrivato il niet di Tel Aviv.
Nel novembre 2023, era stata programmata una visita di Zelensky in Israele per mostrare solidarietà dopo gli attacchi di Hamas, ma fu rimandata a causa di fughe di notizie e per motivi di sicurezza, con l’influenza degli Stati Uniti nel coordinamento. Inoltre, Zelensky aveva già espresso l’intenzione di visitare Israele nell’ottobre 2023, ma la richiesta fu respinta dal governo israeliano, che riteneva il momento non opportuno.
Se guardiamo alla questione Ucraina, la qual cosa implica il quadrante europeo (Nato, Unione Europea), la posizione di Israele sul conflitto in Ucraina è stata caratterizzata da un equilibrio tra solidarietà con Kiev, considerazioni strategiche legate ai rapporti con la Russia e interessi di sicurezza nazionale, in particolare riguardo alla Siria e all’Iran. Israele ha condannato l’invasione russa dell’Ucraina iniziata il 24 febbraio 2022, definendola una “grave violazione dell’ordine internazionale” e, attraverso il ministro degli Esteri Yair Lapid, ha votato a favore di una risoluzione ONU di condanna dell’aggressione russa nel marzo 2022. Inoltre, Israele ha fornito aiuti umanitari significativi, come assistenza ai profughi ucraini, forniture mediche e un sistema di allerta aerea per avvertire la popolazione di attacchi imminenti, ma ha mantenuto neutralità operativa e prudenza militare. Il governo ha evitato di fornire armi letali, come il sistema antimissile Iron Dome, per non compromettere i rapporti con la Russia.
Con il ritorno al potere di Benjamin Netanyahu, la posizione di Israele è cambiata. Nel febbraio 2025, Israele ha votato contro una risoluzione ONU proposta dall’UE che condannava l’invasione russa e chiedeva il ritiro delle truppe russe, allineandosi a Russia, Corea del Nord e Bielorussia. Questo voto ha segnato una svolta, rompendo con la precedente posizione di condanna e creando tensioni con l’Europa e l’Ucraina. Alcuni analisti vedono in questa mossa un tentativo di Netanyahu di avvicinarsi agli Stati Uniti sotto Trump, che ha mostrato un approccio più conciliante verso la Russia.
La posizione di Israele è influenzata anche dal ruolo dell’Iran, alleato della Russia.
Ed ecco che la posizione di Netanyahu paga. Donald Trump, a rischio di impopolarità, bombarda i siti di arricchimento dell’uranio in Iran e chiude la guerra dei 12 giorni e Putin scrive di sostenere il no all’arricchimento di uranio iraniano.
Il presidente russo Vladimir Putin, secondo Axios, ha dichiarato, sia al presidente Trump, sia ai funzionari iraniani, di sostenere l’idea di un accordo nucleare in cui l’Iran non possa arricchire l’uranio. Secondo quanto riferito ad Axios da tre funzionari europei e da un funzionario israeliano, Putin avrebbe espresso il suo sostegno a un accordo di arricchimento zero sia al presidente degli Stati Uniti Donald Trump che a funzionari iraniani. Il Jerusalem Post, citando Axios, ha affermato che Mosca ha comunicato la sua posizione sull’arricchimento a Gerusalemme. “Sappiamo che questo è ciò che Putin ha detto agli iraniani”, ha dichiarato ad Axios un alto funzionario israeliano.
Putin avrebbe anche espresso la sua posizione a Trump e al presidente francese Emmanuel Macron in due telefonate separate. “Putin sosterrebbe l’arricchimento zero. Ha incoraggiato gli iraniani a impegnarsi in tal senso per rendere i negoziati con gli americani più favorevoli. Gli iraniani hanno detto che non lo prenderanno in considerazione”, ha dichiarato un funzionario europeo a conoscenza diretta dei colloqui.
Il grande gioco si svolge in Medio Oriente e, conseguentemente, l’Unione Europea è fuori gioco e l’Ucraina ha una sola prospettiva: decidere di aver perso la guerra, assieme ai neocon, e chiudere la vicenda salvando il salvabile, Odessa compresa, che è la via di accesso al mare per garantire i commerci e la rinascita del Paese. Rinascita (leggi business della ricostruzione) già lottizzata ampiamente dagli Occidentali.
La “profezia” di Victoria Nuland.
Per ironia della sorte ora si avverano le disposizioni date nel 2014 da Victoria Nuland, la pupara della svolta di Maidan, all’ambasciatore statunitense a Kiev su quali persone avrebbero dovuto far parte del nuovo governo ucraino dopo il colpo di stato. Nel corso di quella conversazione la Nuland ha pronunciato la fatidica frase, immortalata da una registrazione telefonica finita poi su Internet : “Fuck EU!” (si fotta l’Europa).
Victoria Nuland, ex sottosegretaria di Stato Dem, è figlia di Sherwin B. Nuland, medico esperto di bioetica della Yale School of Medicine, discendente da una famiglia ebrea di nome Nudelman immigrata dalla Bessarabia, all’epoca parte della Russia.
L’ex segretario di Stato (amministrazione Biden) Antony Blinken, Nato a Yonkers (nello stato di New York) da genitori ebrei, Judith (Frehm) e Donald M. Blinken, ha ricoperto l’incarico di ambasciatore degli Stati Uniti in Ungheria. I suoi nonni materni erano ebrei ungheresi, mentre i suoi nonni paterni erano ebrei ucraini.
George Soros, ebreo che da giovane aiutava un cristiano a espropriare i beni dei suoi fratelli per conto dei nazisti, educato alla scuola della Fabian Society (London School of Economics and Political Science), poi divenuto speculatore finanziario e ora finto filantropo che agisce per creare e abbattere governi, con Victoria Nuland ha messo in moto la rivolta di Maidan a Kiev, dando avvio ad un processo che ha portato alla guerra attuale. Il tutto durante le amministrazioni Dem e con Joe Biden, vicepresidente degli Usa nell’amministrazione Obama e con suo figlio che trafficava in Ucraina.
Eccoci dunque alla realizzazione della quasi profezia di Victoria del “fuck the EU”, ma assieme al “fuck green” e al fuck Dem” e al “fuck neocon”.
Donald Trump soffoca la finanza di Londra.
Torniamo ora al fatto che la politica anti green di Donald Trump soffoca la finanza legata al mercato dei certificati, dei credi, dei bond legati al green, ossia alla finanza che opera sulla Borsa di Londra, quindi agli interessi degli inglesi.
Il mercato dei crediti green, certificati e bond è un settore centrale nella finanza cosiddetta sostenibile.
I crediti di carbonio sono certificati negoziabili che rappresentano la rimozione o la mancata emissione di una tonnellata di CO2 equivalente. Sono generati da progetti certificati, come riforestazione, energie rinnovabili o efficienza energetica.
Le aziende acquistano crediti per compensare le emissioni residue, migliorando il loro bilancio di sostenibilità.
Il mercato si divide in: mercato regolamentato (es. EU ETS), con quote di emissione assegnate a settori ad alta intensità di carbonio, scambiate in borsa e mercato volontario, con aziende e privati che acquistano crediti per obiettivi di carbon neutrality, spesso certificati da enti come Verra o Gold Standard.
I certificati verdi, ad esempio, sono titoli negoziabili rilasciati in Italia dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici) per l’energia prodotta da impianti a fonti rinnovabili (IAFR) entrati in esercizio entro il 31/12/2012.
I Green Bond sono obbligazioni emesse per finanziare progetti con benefici ambientali, come energie rinnovabili, efficienza energetica o gestione sostenibile delle risorse. Ci sono, ad esempio, i i Green Bond Principles (ICMA) e il nuovo EU Green Bond Standard (EU GBS, in vigore dal 21/12/2024).
Il mercato vale 620 miliardi di dollari nel 2023. L’Europa è leader (310 miliardi di dollari). In Italia, il BTP Green ha raccolto 10 miliardi di euro nel 2023.
I Social Bond, finanziano progetti sociali, come ospedali o occupazione, i Sustainability Bond combinano obiettivi ambientali e sociali, con un framework simile ai green bond e rappresentano una fetta crescente del mercato obbligazionario sostenibile, superando i 1.000 miliardi di dollari di emissioni nel 2020.
Nel 2024, un’obbligazione su sei emessa era un green bond, con i mercati emergenti (Cina, India) in forte espansione.
In sintesi, il mercato dei crediti green, certificati e bond è un pilastro finanziario che dipende dalle politiche ambientali.
È chiaro come il sole che se tagli il business green e climatico metti in mora tutto l’impianto finanziario basato su crediti, certificati e bond legati alla politica ambientale.
Chi dirige, in gran parte, la finanza internazionale? Da secoli alcune famiglie ebraiche hanno una posizione predominante.
Al fine di evitare inutili critiche, non stiamo parlando di complotti o di logiche antisemite.
Guardiamo ai fatti storici.
Storicamente, alcune famiglie ebraiche hanno avuto un ruolo significativo nel settore finanziario, soprattutto in Europa tra il XVII e il XX secolo, a causa di una serie di fattori socio-economici.
Durante il Medioevo, la Chiesa cattolica proibiva ai cristiani di praticare il prestito a interesse, ma questa restrizione non si applicava agli ebrei. Di conseguenza, alcuni ebrei divennero prestatori di denaro, un’attività che, pur stigmatizzata, era essenziale per le economie dell’epoca.
Gli ebrei, spesso esclusi da molte professioni e dalla proprietà terriera in Europa a causa di restrizioni legali e discriminazioni, si concentrarono in settori come il commercio e la finanza, dove potevano operare con maggiore libertà. Questo portò alla nascita di alcune dinastie bancarie di rilievo, come i Rothschild e i Warburg, che divennero influenti nel panorama finanziario europeo e globale.
Esempi di famiglie ebraiche nella finanza sono i Rothschild, i Warburg, i Sassoon, i Lazard e i Goldman.
La famiglia Rothschild, originaria di Francoforte, è forse la più nota. Nel XVIII e XIX secolo, i Rothschild costruirono un impero bancario internazionale, finanziando governi, infrastrutture e guerre (come le guerre napoleoniche). La loro rete di banche in città come Londra, Parigi, Vienna e Napoli li rese una potenza finanziaria, noti per la loro abilità nel gestire prestiti internazionali e obbligazioni.
Un’altra famiglia di origine ebraica, i Warburg, emerse ad Amburgo nel XVI secolo e divenne influente nella finanza nel XIX e XX secolo. Fondarono banche come la M.M. Warburg & Co. e contribuirono allo sviluppo del sistema bancario moderno, inclusa la creazione della Federal Reserve negli Stati Uniti attraverso il lavoro di Paul Warburg.
Famiglie come i Sassoon, noti come i “Rothschild d’Oriente”, furono attivi nel commercio e nella finanza in Asia e Medio Oriente, mentre i Lazard e i Goldman (fondatori di Goldman Sachs) ebbero un ruolo importante nel settore bancario e di investimento negli Stati Uniti e in Europa.
Parlare di una “lobby ebraica” come forza onnipotente è una forma di idiozia che ignora la complessità dei gruppi di pressione e il fatto che molti ebrei abbiano opinioni politiche diverse, anche sul conflitto israelo-palestinese. La cosiddetta “lobby ebraica” negli Stati Uniti, spesso identificata con organizzazioni come l’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), non è un monolite e include sia ebrei che non ebrei, con obiettivi politici specifici, non un controllo globale.
Fatte queste debite osservazioni, va considerato che l’eliminazione della economia green colpisce direttamente il mondo finanziario, entro il quale agiscono importanti famiglie ebraiche e importanti finanziari di origine ebraica. Va anche considerato che Donald Trump è in ottimi rapporti con la parte più ortodossa degli ebrei e, qui, probabilmente, troviamo una delle chiavi di comprensione del tormentone estivo su Epstein, che nasconde qualcosa di più sostanziale e che induce a pensare a giochi di potere che si svolgono sul terreno dei servizi segreti.
Domande sui Maxvell
A chi rispondevano Robert Maxwell e Ghislaine Maxwell?
Altra domanda, ma Robert Maxwell e sua figlia rispondevano al Mossad, solo al Mossad o anche ad altri o, forse, solo ad altri?
L’ebreo Robert Maxwell (nato Ján Ludvík Hyman Binyamin Hoch, 10 giugno 1923 – 5 novembre 1991) è stato un magnate dei media britannico di origine cecoslovacca e politico. Sfuggito alla Cecoslovacchia occupata dai nazisti, si unì all’esercito cecoslovacco in esilio durante la Seconda Guerra Mondiale, per poi servire nell’esercito britannico, dove ottenne la Military Cross. Dopo la guerra, costruì un impero editoriale, iniziando con Pergamon Press nel 1951, che divenne un importante editore accademico. Successivamente acquisì la British Printing Corporation, il Mirror Group Newspapers (incluso il Daily Mirror) e il New York Daily News, rivaleggiando con Rupert Murdoch nel panorama mediatico.
Maxwell fu parlamentare laburista per Buckingham dal 1964 al 1970, guadagnandosi una reputazione come figura eccentrica, ma polarizzante. Conosciuto per il suo stile di vita sfarzoso, viveva a Headington Hill Hall a Oxford, spesso utilizzando il suo elicottero o lo yacht, Lady Ghislaine, chiamato così in onore di sua figlia.
Possibile che un personaggio del genere non abbia avuto rapporti con i servizi inglesi? Difficile pensare il contrario. Difficile pensare che un personaggio del genere, che diventa parlamentare laburista, non abbia avuto rapporti con la Fabian Society?
Vedremo, se è possibile, rispondere alla domanda più avanti.
L’ebrea Ghislaine Maxwell, nata il 25 dicembre 1961 (oggi in carcere con fine pena prevista per il 17 luglio 2037) è la figlia minore del magnate dei media Robert Maxwell e di Élisabeth Meynard, una studiosa francese di origini protestanti, nota per le sue ricerche sull’Olocausto. Ghislaine è cresciuta in un ambiente privilegiato a Oxford e si è poi trasferita a New York City dopo la misteriosa morte del padre nel 1991 ed è diventa auna donna di mondo di spicco, frequentando figure di alto profilo. Ghislein ha fondato il TerraMar Project nel 2012, un’organizzazione non profit focalizzata sulla conservazione degli oceani, chiusa nel 2019 dopo l’arresto di Epstein.
Possibile che anche lei non abbia avuto contatti con i servizi inglesi?
Vedremo, se possibile, di rispondere alla domanda più avanti.
Un quadro degli ebrei nel mondo
Cominciamo col dire che la popolazione ebraica negli Stati Uniti è una delle più significative al mondo, seconda solo a quella di Israele. Secondo stime recenti, principalmente basate su studi come quelli del Pew Research Center (2020) e dell’American Jewish Population Project, gli ebrei negli Stati Uniti sono circa 6-7 milioni, rappresentando circa il 2-2,4% della popolazione totale (circa 330 milioni).
La popolazione ebraica include sia coloro che si identificano come ebrei per religione (circa il 70-75%), sia quelli che si considerano ebrei per etnia o cultura, ma non praticano la religione (ebrei secolari o culturali).
Ci sono ebrei ortodossi, ebrei riformati, ebrei conservatori ed ebrei secolari. I Riformati (Reform) sono circa il 35% degli ebrei americani, il gruppo più numeroso, con un approccio più liberale alla pratica religiosa. I Conservatori (Conservative) sono circa il 18%, con un equilibrio tra tradizione e modernità. Gli Ortodossi sono circa il 10-15%, ma in crescita, soprattutto tra gli ultra-ortodossi (Haredim), che mantengono pratiche religiose rigorose. I non affiliati o secolari sono una fetta significativa (circa 30%) che si identifica come ebrea senza aderire a una specifica corrente religiosa.
Gli ebrei americani sono concentrati principalmente in aree urbane, in particolare negli stati di New York, California, Florida, New Jersey e Massachusetts. New York ospita la più grande comunità ebraica, con circa 1,5-2 milioni di ebrei, specialmente a New York City e nelle aree circostanti (es. Brooklyn, dove ci sono molte comunità ortodosse). Altre città con significative popolazioni ebraiche includono Los Angeles, Miami, Chicago, Philadelphia e Boston.
Gli ebrei americani tendono ad avere un livello di istruzione e reddito medio-alto rispetto alla popolazione generale. Sono ben rappresentati in settori come la finanza, la medicina, il diritto, l’accademia e i media Circa il 60% ha una laurea o un titolo superiore, rispetto al 30% della popolazione.
La comunità ortodossa, in particolare gli Haredim, sta crescendo rapidamente grazie a tassi di natalità elevati, mentre le comunità riformate e conservatrici vedono un declino.
Un altro parametro da tenere in considerazione è che la composizione degli ebrei negli Stati Uniti è storicamente dominata dagli Ashkenaziti, che rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione ebraica americana, mentre i Sefarditi costituiscono una minoranza significativa, ma meno numerosa.
Gli ebrei Ashkenaziti, originari dell’Europa centrale e orientale e tradizionalmente di lingua yiddish, iniziarono a emigrare in massa verso gli Stati Uniti a partire dalla seconda metà del XIX secolo, in particolare tra il 1880 e il 1920, fuggendo da persecuzioni, pogrom e difficoltà economiche in paesi come Polonia, Russia, Ucraina e Germania.
Gli Ashkenaziti costituiscono circa il 75-80% degli ebrei nel mondo e una proporzione ancora maggiore negli Stati Uniti, dove si stima rappresentino oltre l’80% della popolazione ebraica americana.
Gli Ashkenaziti hanno plasmato gran parte della cultura ebraica americana, con contributi significativi in ambiti come la letteratura, la scienza, la politica e l’arte. La loro lingua, lo yiddish, è ancora parlata in alcune comunità ortodosse negli Stati Uniti, sebbene la maggior parte degli Ashkenaziti americani parli oggi inglese come lingua principale.
La letteratura yiddish ha prodotto numerosi autori di grande rilievo, soprattutto tra il XIX e il XX secolo, quando la lingua yiddish era ampiamente parlata dagli ebrei ashkenaziti in Europa orientale e nelle comunità diasporiche. Tra i maggiori esponenti troviamo: Mendele Moykher Sforim (pseudonimo di Sholem Yankev Abramovich, 1836–1917), Sholem Aleichem (pseudonimo di Sholom Rabinovich, 1859–1916), Y.L. Peretz (Isaac Leib Peretz, 1852–1915), Chaim Grade (1910–1982), Avrom Sutzkever (1913–2010), Itzik Manger (1901–1969) e Bashevis Singer (1904–1991), vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1978, è l’autore yiddish più conosciuto a livello internazionale.
I Sefarditi, originari della penisola iberica (Spagna e Portogallo), furono espulsi nel 1492 a seguito del Decreto dell’Alhambra e si stabilirono in varie regioni, tra cui il Nord Africa, il Medio Oriente, i Balcani e l’Impero Ottomano. Alcuni Sefarditi arrivarono in America già in epoca coloniale, in particolare a New York (1654, Congregazione Shearith Israel) e a Newport, Rhode Island. Tuttavia, la loro presenza crebbe significativamente solo con le migrazioni successive, soprattutto nel XX secolo, da aree come il Medio Oriente e il Nord Africa.
I Sefarditi rappresentano una minoranza negli Stati Uniti, stimata intorno al 10-15% della popolazione ebraica americana. Tuttavia, il termine “Sefardita” è spesso usato in senso lato per includere anche gli ebrei Mizrahim (originari del Medio Oriente e Nord Africa), il che può portare a stime variabili.
Durante l’epoca coloniale, i Sefarditi erano la componente maggioritaria della popolazione ebraica americana, e le sinagoghe come la Shearith Israel di New York conducevano i loro affari in portoghese. Tuttavia, con l’immigrazione di massa degli Ashkenaziti nel XIX secolo, l’influenza culturale di questi ultimi è diventata predominante.
In conclusione, la popolazione ebraica negli Stati Uniti è prevalentemente Ashkenazita (circa 80% o più), con una minoranza Sefardita (10-15%, includendo i Mizrahim) che mantiene una presenza significativa ma meno dominante.
La situazione in Israele è completamente invertita.
In Israele, la composizione etnica della popolazione ebraica si divide principalmente tra sefarditi e ashkenaziti, con altre comunità minori come i mizrahim, gli ebrei etiopi (Beta Israel) e altri gruppi.
Tuttavia, la distinzione tra sefarditi e ashkenaziti è una delle più rilevanti storicamente e culturalmente.
In assenza di dati ufficiali aggiornati che suddividano esattamente la popolazione ebraica di Israele (circa l’80% della popolazione totale, ovvero circa 7,5 milioni di persone su 9,5 milioni di abitanti) in ashkenaziti e sefarditi, gli ashkenaziti sono circa il 40-45% della popolazione ebraica. Storicamente dominanti nelle élite politiche, economiche e culturali, soprattutto nei primi decenni dello Stato di Israele, la loro influenza relativa è diminuita con l’integrazione di altri gruppi.
I Sefarditi/Mizrahim sono circa il 50-55% della popolazione ebraica. I mizrahim, spesso inclusi nella categoria sefardita, rappresentano la maggior parte di questo gruppo. Provengono principalmente da paesi come Marocco, Iraq, Yemen, Iran, Algeria e Tunisia. La loro crescita demografica è stata significativa, anche per tassi di natalità più alti rispetto agli ashkenaziti.
Altri gruppi sono circa il 5-10% e includono ebrei etiopi, ebrei indiani, ebrei caucasici e comunità minori.
Storicamente, gli ashkenaziti hanno avuto un accesso maggiore a posizioni di potere e risorse economiche, ma i sefarditi/mizrahim hanno guadagnato maggiore rappresentanza politica e sociale, soprattutto grazie a partiti come lo Shas, che rappresenta gli interessi delle comunità sefardite/mizrahim ultraortodosse.
Infatti, il governo di Benjamin Netanyahu, in carica dal 29 dicembre 2022 (governo Netanyahu VI), risente di questa prevalenza dei sefarditi e della forte presenza degli ortodossi.
Il governo Netanyahu è composto da una coalizione di sei partiti: Likud, Ebraismo della Torah Unito, Shas, Otzma Yehudit, Partito Sionista Religioso e Nuova Speranza. È considerato il governo più a destra nella storia di Israele. I governi askenaziti sono stati tradizionalmente più a sinistra.
In questo quadro, la popolazione ebraica europea è stimata a circa 1,3 milioni.
Le comunità più numerose sono: Francia, con circa 500.000 ebrei, con una crescente componente sefardita/mizrahi dovuta alle migrazioni dal Nord Africa.; Regno Unito, con circa 300.000 ebrei, prevalentemente ashkenaziti e Russia, Germania, Ucraina e Ungheria, con comunità minori, ma significative, con una forte riduzione nell’Europa orientale a causa dell’emigrazione verso Israele e Nord America.
Negli ultimi 50 anni, la popolazione ebraica europea è diminuita del 60%, tornando a livelli simili a quelli del XII secolo (circa 1,2 milioni nel 1170). Le cause includono l’emigrazione verso Israele e Stati Uniti, bassa natalità e assimilazione culturale.
Conclusione di questa carrellata, per altro incompleta, è che la galassia ebraica non è una monade, che i finanzieri ebraici non sono Israele, che nemmeno gli ebrei degli Stati uniti rappresentano la realtà di Israele e che, quindi, ci sono interessi specifici di Israele che non sono necessariamente allineati con gli ebrei sparsi per il mondo.
Israele ha diritto a vivere e a difendersi, ma Israele è, nonostante il paraocchi neocon di un’Europa ormai in disfacimento, il fulcro di una pace in Medio Oriente che è, a sua volta, il fulcro dei nuovi assetti mondiali.
L’Ucraina è una questione regionale di minore importanza. E si vede.
Prima di dare una risposta alle domande su chi manovrava dietro ai Maxwell, è importante ricordare cosa ha prodotto al cultura sefardita.
Le opere cabalistiche dei sefarditi in Spagna rappresentano un capitolo fondamentale nella storia del misticismo ebraico, con contributi significativi che hanno influenzato la tradizione ebraica a livello globale. I Sefarditi, ebrei originari della penisola iberica (chiamata Sefarad in ebraico), svilupparono un ricco corpus di opere cabalistiche, in particolare tra il XII e il XV secolo, prima dell’espulsione del 1492.
Durante il periodo medievale, la Spagna fu un centro culturale di primaria importanza per gli ebrei, grazie alla convivenza (seppur non sempre pacifica) con cristiani e musulmani sotto il dominio di al-Andalus e successivamente nei regni cristiani. Questo ambiente favorì lo sviluppo della Cabala, un sistema esoterico di interpretazione della Torah che esplorava il rapporto tra l’uomo, il divino e l’universo. La Cabala sefardita si distinse per la sua profondità teologica e per l’influenza di correnti filosofiche e mistiche, spesso in dialogo con il razionalismo ebraico e l’eredità culturale araba.
Le principali figure cabalistiche sono il Cieco di Narbona (1160-1235), considerato uno dei padri della Cabala moderna, sviluppò la dottrina delle Sefirot, le dieci emanazioni divine attraverso cui Dio interagisce con il creato; Nahmanide (Moshe ben Nahman, 1194-1270) autore di un Commentario sulla Torah; Azriel di Girona (1160-1238), il quale sviluppò il concetto di En Sof (l’Infinito), il principio divino trascendente che sta alla base della creazione; Joseph Gikatilla (1248-1305) la cui opera principale è Shaarei Orah (Porte della Luce), che esplora il significato delle Sefirot; Abraham Abulafia (1240-1291), che sviluppò una forma di Cabala estatica, nota come Cabala profetica, che enfatizzava la meditazione e la manipolazione delle lettere ebraiche per raggiungere un’esperienza mistica diretta con il divino. La sua opera Il libro delle lettere dell’alfabeto esplora la ghematria, un metodo per trovare significati nascosti attraverso il valore numerico delle lettere ebraiche; Mosè de León (1250-1305), tradizionalmente associato alla redazione dello Zohar (Sefer ha-Zohar, Libro dello Splendore), l’opera fondamentale della Cabala ebraica, scritta in aramaico e attribuita al tannaita Shimon bar Yochai. Lo Zohar combina narrazioni mistiche, commenti alla Torah e speculazioni teosofiche, diventando il testo centrale della tradizione cabalistica. Fu pubblicato alla fine del XIII secolo in Castiglia e rappresenta il culmine del misticismo sefardita in Spagna.
Dopo l’espulsione del 1492 dalla Spagna, decretata dai Re Cattolici con l’Editto di Alhambra (1492), fini’ la presenza ebraica nella penisola iberica e disperse i sefarditi in tutto il Mediterraneo, in Nord Africa, nell’Impero Ottomano e in Europa.
Tuttavia, l’eredità cabalistica non si interruppe e proseguì a Safed (Palestina).
Dopo il 1492, infatti, la città di Safed divenne un nuovo centro della Cabala, grazie a figure come Isaac Luria (1534-1572) e Moshe Cordovero (1522-1570), che elaborarono la Cabala lurianica, fortemente influenzata dalla tradizione sefardita. Luria, in particolare, sviluppò un sistema mitologico complesso, descritto da Hayim Vital in opere come Etz Hayim.
Chi manovra i Maxwell? Possibile risposta
Dopo questa divagazione sui sefarditi che, tra l’altro, testimonia la presenza ebraica in Palestina nel XVI secolo, vediamo ora di dare una possibile risposta alla domanda sui rapporti tra Robert Maxwell e i servizi inglesi.
Le fonti storiche e giornalistiche suggeriscono che Maxwell abbia avuto connessioni complesse e ambigue con l’intelligence.
Robert Maxwell lavorò a Berlino per il Foreign Office britannico durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, ottenendo la nazionalità britannica nel 1946. Durante il conflitto, collaborò con l’MI6, il servizio di spionaggio estero britannico, in operazioni contro il regime nazista. La sua conoscenza delle lingue, la sua origine ebraica e i suoi contatti internazionali lo resero una figura utile per i servizi segreti britannici. Dopo la guerra, Maxwell sfruttò le sue relazioni per costruire un impero editoriale, ma il suo ruolo durante il conflitto e i suoi contatti con l’intelligence continuarono a suscitare interesse.
Secondo alcune fonti, Maxwell fu utilizzato dall’MI6 durante la Guerra Fredda per attività di intelligence, in particolare grazie ai suoi legami con l’Europa orientale. La sua capacità di operare in ambienti complessi e la sua rete di contatti in paesi come la Cecoslovacchia lo resero un potenziale doppiogiochista. Nel 1948, Maxwell facilitò il supporto cecoslovacco a Israele durante la guerra d’indipendenza, un’operazione che, secondo alcune ricostruzioni, avvenne con il tacito consenso dell’MI6. Tuttavia, la sua lealtà era spesso messa in dubbio, tanto che l’MI6 lo considerava un possibile triplo agente, data la sua presunta collaborazione con il KGB e il Mossad. Durante il suo funerale, il primo ministro israeliano Yitzhak Shamir dichiarò che Maxwell “ha fatto più per Israele di quanto si possa dire”.
Non è difficile pensare che Ghislaine Maxwell abbia continuato il lavoro del padre, attivando la rete di incontri sessuali per carpire segreti a uomini influenti, oltreché perversi e schifosi.
Se così fosse, i conti tornano.
Donald Trump colpisce a soffoca la finanza green che alberga nella City di Londra, appoggia Netanyahu nel ridefinire gli equilibri medio orientali con l’appoggio di Vladimir Putin, esclude dal gioco l’Unione Europea e qualche manina svelta ripropone la vicenda Epstein come attacco e diversivo.
Ipotesi? Può essere, ma ipotesi assai vicina alla realtà.
Nel frattempo, secondo la profezia di Victoria Nuland, pupara dei fatti di Kiev, “Fuck the UE”.





