Home Opinioni EUROPA, UN SOGNO CHE FORSE RIMARRA’ TALE SE NON SI CAMBIA PARADIGMA

EUROPA, UN SOGNO CHE FORSE RIMARRA’ TALE SE NON SI CAMBIA PARADIGMA

0

di Antonio Foccillo

L’Europa pur essendo un’unità culturale e storica che più di duemila anni di guerre non sono riusciti a spezzare, pur essendo una civiltà che ha saputo mantenersi vitale attraverso i millenni, pur essendo diventata un valore universale, purtroppo non è ancora riuscita a diventare una realtà politica e non sono sicuro che riuscirà mai a diventare.

C’è chi ha frenato e continua a frenare la realizzazione dell’unità europea e continua a volere un determinato tipo d’Europa, ingabbiata in una moltitudine di vincoli, mutilata non solo geograficamente, ma sotto tutti gli aspetti.

Questo sistema di governance è stato realizzato nell’Unione europea, attraverso i suoi Trattati istitutivi e modificato dai Trattati successivi e non è mai stato coerente con i principi di legittimità democratica propri degli Stati nazionali.

Basti ricordare che il principio fondamentale della separazione dei poteri, secondo cui nessun organismo può esercitare al tempo stesso i tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, è contraddetto nell’Unione europea da un’Istituzione quale la Commissione europea.

Quest’ultima partecipa al processo legislativo con il suo diritto quasi esclusivo di iniziativa legislativa, partecipa al potere esecutivo con le sue moltissime decisioni “esecutive” annuali e partecipa anche al potere giudiziario quando prende decisioni e commina sanzioni in materia di concorrenza e di aiuti di Stato.

Così i principi di buon andamento e imparzialità delle amministrazioni pubbliche ad esclusivo servizio della nazione, cosi preminente in Italia, ha ceduto così il passo ad altri valori che non trovano riscontro nella Costituzione e che si conciliano semmai con altri sistemi organizzativi basati su modelli di governance aventi il loro fulcro nel ruolo centrale assunto dal vertice burocratico.

Oggi nella vita politica, non solo nazionale, la cessione del potere sovrano ad un’entità non controllabile appare chiaramente una scelta errata ed ha fatto emergere la necessità di studiare attentamente quale tipo di sovranità esiga di essere ripresa e quale concessa in delega, perché attualmente con questo metodo si mette in discussione proprio la radice profondamente democratica e partecipativa delle istituzioni repubblicane, statuite nella Costituzione.

Il Novecento è stato un secolo che nel suo decorso storico ha conosciuto la nascita e lo sviluppo di sistemi democratico-rappresentativi, compiendo una tappa fondamentale nell’evoluzione del pensiero politico in genere, per giungere in più di qualche caso alla individuazione di soluzioni alternative, le quali rielaborando schemi istituzionali consolidati hanno formulato proposte alternative nel tentativo di trovare una terza via.

Contemporaneamente è venuta forte una visione della globalizzazione solamente come promozione di disuguaglianze, perché si è limitata esclusivamente alla sua dimensione economica e, in particolare, al libero commercio senza regole, il quale si è tradotto, per un’economia debole, in una maggiore dipendenza dagli istituti multilaterali (fondi e sussidi) e dai mercati mondiali (borse, istituti di credito, mercati monetari etc.).

Il problema, però, non sarebbe la presenza del libero mercato, bensì l’assenza di un contesto istituzionale che gli dia una forma adatta a perseguire un’equa redistribuzione della ricchezza mondiale.

La necessità di istituzioni che regolino i mercati, richiama la questione della forza del potere politico nel mondo globalizzato.

Secondo il mio parere, gli stati nazione e gli organismi sovranazionali hanno ancora un ruolo da giocare e un potere da esercitare, ma perché essi diventino efficaci necessitano una riformulazione delle strutture e delle modalità di funzionamento.

In questo contesto sta scaturendo la rielaborazione e la creazione di concetti come regola, società giusta, collettività, consenso, dialogo, norma. Insomma è il contenuto delle stesse idee fondamentali di democrazia, uguaglianza e libertà ad essere sottoposte ad una revisione di carattere dottrinario..

Fin qui una descrizione sintetica del contesto in cui sembrano operare le nuove dottrine politiche a noi contemporanee, ma, da un altro punto di vista, il tramonto delle grandi ideologie e il disorientamento ad esso seguìto ha generato all’interno delle società europee un fenomeno di carattere socio-politico, intendendo quel processo di crisi e disintegrazione, all’interno delle società industriali, di norme e valori di riferimento che porta inevitabilmente ad un indebolimento della coesione sociale tra gli individui.

E in un’Europa che si vorrebbe democratica le difficoltà e l’emarginazione operate nei confronti di tantissimi cittadini e ceti, con le cervellotiche decisioni, come quelle della case green, genera sempre più voci dissenzienti. Se non si cambia impostazione potrebbero provocare fenomeni di devianza e anche di violenza.

Oggi, l’Europa sta  affrontando la peggiore crisi della sua storia la cui soluzione è ancora molto lontana, per effetto della guerra e delle crisi economiche. Così in Europa riappaiono i segni di tentazioni autoritarie, sia pure mascherate dalle forme “democratiche”, che altro non sono se non le conseguenze della stanchezza e della corruzione del potere politico.

.

È la reazione potrebbe diventare molto scomposta perché potrebbe essere una reazione alla mancanza di libertà cui peraltro questa democrazia li costringe perché non ha il coraggio di ammettere l’espressione di tutte le tendenze politico sociali se non attraverso le gabbie della sua burocrazia tecnico-politica.

In un periodo in cui si fa un gran parlare di crisi del progetto europeo e di progressiva sfiducia nei confronti del sistema rappresentativo, discutere su quali siano le forme ed i contenuti di ciò che comunemente siamo abituati a definire “democrazia” sembra più che mai  necessario per stimolare nuove riflessioni e dibattiti.

Per quanto la democrazia sia senza dubbio una questione di regole e procedure, sebbene essa richieda che esistano dei criteri ‘mimini’ per considerarla tale, non si esaurisce, infatti, nelle regole, perché, inevitabilmente, è anche un ‘prodotto culturale’: nel senso che il significato di “democrazia” è sempre un prodotto culturale, è il sempre il risultato di un confronto teorico, di conflitti sociali, di esclusioni e di inclusioni, di contrapposizioni di mediazioni e alleanze.

Insomma: la democrazia si salva, anche forzandone le regole.

Le ultime occasioni per evitare che la storia si ripeta stanno rapidamente sfumando. Se non saranno colte, la storia si ripeterà, non ci resterà che dolercene.

Ma in questo genere di cose, non ci si può dolere, solo quando ormai è diventato inutile farlo. Perché non è possibile che, quando fra qualche anno lo sapremo con certezza, non ci resti neppure potersene dolere.

Per questo ancora è possibile fare lo sforzo di riportare i valori e gli ideali nella società in modo da recuperare il senso dello stare insieme e ridare centralità alla democrazia, alla solidarietà, alla coesione, all’uguaglianza e alla libertà.

Lo dobbiamo fare!

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui