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EUROPA, RIFONDAZIONE O MORTE (2)

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Il passaggio fondamentale per costruire una narrazione comune del “popolo europeo” è trovare una radice comune e unificante, un valore comune a tutti i popoli europei che sia a fondamento di una Costituzione che ora non c’è.

L’idea di una Costituzione per l’Europa, intesa come un progetto che rappresenti i popoli e le nazioni, è un tema complesso e dibattuto, che tocca questioni di identità, sovranità, integrazione e cooperazione, ma è un passaggio necessario e ineludibile se si vuole superare l’attuale burosauro finanziario che non ha nulla a che fare con l’Europa dei popoli e delle nazioni.

L’idea di una Costituzione europea è emersa con forza nei primi anni 2000, con il tentativo di adottare un Trattato costituzionale per l’Unione Europea. Il Trattato, firmato a Roma nel 2004, mirava a consolidare i valori, i diritti e le istituzioni dell’UE, creando un quadro giuridico più chiaro e un’identità condivisa. Tuttavia, il progetto fu abbandonato dopo il rigetto nei referendum in Francia e Paesi Bassi nel 2005. In sua vece, fu adottato il Trattato di Lisbona (2007), che ha riformato l’UE senza però raggiungere l’ambizione simbolica e politica di una vera “Costituzione”.

Parlare di un’Europa dei popoli e delle nazioni implica bilanciare due dimensioni.

La prima: un’Europa che dia voce ai cittadini, promuovendo la democrazia partecipativa, i diritti fondamentali e un senso di appartenenza comune. Questo richiede istituzioni più trasparenti e vicine ai cittadini, superando il percepito “deficit democratico” dell’UE.

La seconda: riconoscere la sovranità e l’identità culturale degli Stati membri, evitando un centralismo che possa soffocare le specificità nazionali. Un modello confederale o federale “leggero” potrebbe essere una soluzione, ma incontra resistenze da parte di Stati gelosi della propria autonomia.

Una Costituzione per l’Europa dei popoli e delle nazioni dovrebbe includere: valori condivisi, quali libertà, democrazia, stato di diritto, rispetto dei diritti umani e delle diversità culturali; un equilibrio chiaro tra istituzioni europee e Stati membri, con competenze ben definite per evitare conflitti; un rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo e meccanismi per coinvolgere i cittadini, come referendum paneuropei o consultazioni popolari; promozione di un’identità europea che non cancelli, ma integri, le identità nazionali, con politiche che favoriscano la coesione sociale ed economica; decisioni prese al livello più vicino possibile ai cittadini, con l’UE che interviene solo dove necessario.

Tutte cose necessarie, ma alla radice è necessario trovare un valore fondamentale comune; un valore che hanno già condiviso nei secoli tutti i popoli europei.

Ebbene, i popoli europei hanno attinto alla comune radice indo-europea che ci ha consegnato il concetto fondamentale del lógos.

Ritroviamo il lógos nel vedico Visvakarman, il fattore di ogni cosa, il creatore universale.

Dall’incontro tra la cultura giudaica e il pensiero greco si è strutturata la concezione cristiana dell’uomo, del mondo e del divino. Dall’incontro tra la cultura egizia e quella greca è sorto l’ellenismo, che ha fortemente influito sulla cultura europea e, conseguentemente, occidentale.

Il lógos è stato declinato nel druidismo con il vocabolo Duw, nel cristianesimo è stato incarnato in un uomo dio, Gesù il Cristo e in Egitto lo ritroviamo in un’azione manifestativa e creatrice che assume nomi diversi secondo le varie teologie succedutesi nei secoli.

La radice concettuale del lógos la troviamo nell’indoeuropeo. Il fonema Na è il simbolo delle Acque indifferenziate. “Da esso – scrive Franco Rendich – nacque il concetto di negazione, Na, e di conseguenza quello di Nulla (…) a causa dell’impossibilità di riconoscere al loro interno alcun ente (non ente, niente) o alcun uno (non-uno, nessuno). [i] […]. “Soltanto con un secondo tempo, con l’apparizione della luce nelle acque [ka], il pensiero indoeuropeo avrebbe riconosciuto al loro interno il primo Essere, Eka, l’Uno: «luce [Ka] che sorge [e] dalle Acque»”.[ii]

Il Nulla, Na…, rappresenta le Acque viste nel loro aspetto imperscrutabile, mentre l’Uno, Eka, rappresenta le stesse Acque viste nel momento del sorgere della Luce al loro interno. Luce «creatrice», in quanto rende visibile e riconoscibile l’intero universo. Da Ka deriva Eka (e+ka è il sorgere della luce), che dà origine a Da, luce creata. Abbiamo, pertanto, una luce creatrice Ka, che sorge dalle Acque cosmiche Na, il Nulla, come Eka, moto di Ka e origina Da, luce creata. Kam, derivante da Ka, infinito, e da M, limite, simbolo della realtà relativa e finita, è amore. “La consonante M – spiega Franco Rendich – è all’origine di mātŗ «madre», il fattore femminile della creazione che conduce la divina immobilità di Eka ad incarnarsi nella terrena transitorietà di dvi, il «due». In altre parole Kāma, «amore», rivela l’unione tra l’Infinito [Ka] e il Finito [M], nell’attimo in cui nasce il loro comune desiderio di creare la vita nell’Universo”.[iii]

Il processo, in sintesi, è: il Nulla [Na – Tenebra – zero], contiene l’altra parte di sé, l’Uno [Ka, luce creatrice], il quale dinamizzato nella luce creata [Da] si realizza, per impulso d’amore [Kāma], nel molteplice materiale, caratterizzato dal limite [M].

Il lógos, come Duw (Demiurgo) è presente nelle Triadi bardiche sin dalla prima triade: Tri un cyntefig y sydd, ag nis gellir amgen nag un o honynt, un Duw, un gwirionedd, ag un pwngc rhyddyd, sef y bydd Ile bo cydbwys pob gwrth.

(Tre unità originarie e essenti e nessuna di loro può essere cambiata: un Demiurgo, una verità, e un punto di libertà, ossia un punto di equilibrio di tutti gli opposti).

E’ interessante notare la relazione della libertà, intesa come punto di equilibrio tra tutti gli opposti, con l’eraclitea syllapsis.

La quarantaseiesima Triade ci dà l’esatta polivalenza del Demiurgo: “Tre necessità del Demiurgo: essere se stesso infinito; mortale (finito) vicino al mortale (finito) e in accordo con tutte le condizioni esistenziali nel ciclo di Gwynfyd” [l’Altromondo]. Una polivalenza che accosta il Demiurgo druidico al lógos eracliteo.

Il Demiurgo, in quanto essenza, in quanto se stesso, è infinito, ma è anche finito vicino al finito, ossia quando è nella determinazione del molteplice. In questa accezione il Demiurgo è ex-sistente.

Siamo in presenza dell’archetipo del dio sacrificato, lacerato, smembrato: Dioniso, Osiride, Cristo.

Il Duw, essendo nel molteplice ex-sistente, è una manifestazione dell’origine sconosciuta e senza nome, ossia del principio principiante, l’Oiw, che “risiede” nel Cerchio vuoto, Ceugant.

Ex-sistere deriva da ex-, “fuori” e sistere, stare, essere stabile, essere in atto, riferito ad ogni realtà in quanto tale. Il Duw, pertanto, quando è vicino al finito, al mortale “sta fuori”. Lo stare fuori non è attribuibile al Fondamento, ma a qualcosa che dal Fondamento sta fuori: in questo caso la sua azione, il Demiurgo, il lógos.    

Il Duw è originato ed è una manifestazione dell’origine sconosciuta e senza nome, l’Oiw, che è un’invocazione, più che un nome e che risiede nella vacuità e il concetto di vacuità lo troviamo perfettamente espresso nel vocabolo Ceugant, il cerchio vuoto. 

Ritroviamo il lógos, sotto la denominazione di Jaun Goinkoa nella cultura basca, altra importante radice d’Europa, dai più misconosciuta. Jaun Goinkoa è dio universale e Signore della Luna, il quale ha creato Begia, la luce del corpo, Egia, la luce dello spirito ed Ekia, la luce del mondo.

In Egitto il ruolo demiurgico è assegnato a vari Neter, secondo le varie teologie: Tum Atum, che crea il cielo e la terra o Knum, il dio vasaio, che plasma gli esseri umani.

E’ evidente che siamo in presenza di un archetipo che non è solo ascrivibile all’orizzonte giudaico cristiano. Un archetipo che è in altro modo presente come “figlio della Vergine”, essendo la Virgo il racchiuso infinito Fondamento delle infinite potenzialità e possibilità: la Dèa Madre origine di ogni modalità esistenziale, la matrix o utero primigenio.

Il lógos, pertanto, è il “fuoco” centrale della cultura occidentale; è il punto di incontro di tradizioni e culture che costituiscono le profonde radici dell’Occidente ed è il grande e unico non svelabile “segreto” delle eterie iniziatiche, perché, come sostiene Eraclito: “La reale costituzione di ciascuna cosa ha l’abitudine di nascondersi” (Fr 123 DK)[iv] e: “Il rapporto invisibile è più forte di quello visibile” (Fr. 54 DK)[v].

Anche Apollo, sul cui tempio a Delfi è scritto il famoso invito all’essere umano: “Conosci te stesso”, non svela e non nasconde, ma dà segno, come scrive Eraclito: “Il Signore di cui è l’oracolo in Delfi non svela e non nasconde, ma dà segno” (Fr. 93 DK)[vi].

Ed Eraclito, per interpretare i segni, indica i molti approcci necessari, ma soprattutto, con quel suo: “Interrogai me stesso” (Fr. 101 DK)[vii], ci dice di usare l’insieme delle nostre facoltà conoscitive.

Eraclito scrive: “Quelli che rimangono incomprensivi (anche) dopo aver udito [insegnare il lógos] sono come sordi; ad essi si applica la testimonianza del detto: presenti sono assenti” (Fr. 34 DK)[viii], perché, ci avverte ancora Eraclito: “Se hai udito [e compreso] non me ma il Lógos è saggio concordare che tutte le cose sono uno”. Eraclito Fr.50 DK. [ix]

Partiamo da qui, per passare dall’unificazione d’Europa nel nome dell’Euro, all’unificazione d’Europa nel nome del lógos .

 

[i] Franco Rendich, L’origine delle lingue indoeuropee, Palombi.

[ii] Franco Rendich, L’origine delle lingue indoeuropee, Palombi.

[iii] Franco Rendich, L’origine delle lingue indoeuropee, Palombi.

[iv] Traduzione di Miroslav Marcovich, in Eraclito, testimonianze, imitazioni e frammenti, Bompiani

[v] Traduzione di Miroslav Marcovich, in Eraclito, testimonianze, imitazioni e frammenti, Bompiani

[vi] Traduzione di Miroslav Marcovich, in Eraclito, testimonianze, imitazioni e frammenti, Bompiani

[vii] Traduzione di Miroslav Marcovich, in Eraclito, testimonianze, imitazioni e frammenti, Bompiani

[viii] Traduzione di Miroslav Marcovich, in Eraclito, testimonianze, imitazioni e frammenti, Bompiani

[ix] Traduzione di Miroslav Marcovich, in Eraclito, testimonianze, imitazioni e frammenti, Bompiani

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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